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Umbria: decrescita e declino


L’analisi del centro studi ‘Sintesi’ realizzata per conto della CNA Umbria, sulle previsioni di decrescita economica della regione, in qualche modo vanno nella stessa direzione delle tesi sviluppate da Micropolis e Umbrialeft aps sullo stato della nostra regione, scritte nero su bianco nel volume collettaneo “UMBRIA TRA GALLEGGIAMENTO E DECLINO” edito da ‘Cultura e Salute Editore Perugia’.
La CNA afferma: ” Se l’Italia è il Paese più indebitato e con i peggiori tassi di crescita della UE, per l’Umbria va ancora peggio “. Infatti, se la previsione di crescita dell’Italia per il 2026 è dello 0,7% del Pil, ed è sovrastimata, per l’Umbria è probabile che sia attorno allo 0,4%, al netto che le fonti di approvvigionamento energetico siano liberate dalla criminale aggressione di USA e Israele all’Iran.
La questione della guerra nello stretto di Hormuz è più che un buon motivo perché la crescita economica regionale venga messa al centro dell’attenzione dalle istituzioni, della politica e dei sindacati.
Per il CNA senza crescita non ci saranno le risorse finanziarie per la sanità, il welfare, la cultura.
Risorse, è bene ricordarlo sempre più iniquamente distribuite, dove i ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri e il famoso ceto medio sempre più in fase di ‘proletarizzazione’. Ovviamente ne’ l’Italia ne’ l’Umbria possono usufruire di un sistema fiscale equo ed efficiente, ne’ do una necessaria e improcastinabile ‘patrimoniale’ per i miliardari e i milionari, che con una aliquota aggiuntiva del 2%, che escluderebbe il 99% dei contribuenti, potrebbe portare alle casse dello Stato fino a 26 miliardi di euro l’anno.
Occorrerà aggiungere che non sarà l’entrata dell’Umbria nella ZES (Zona Economica Speciale) a risolvere i problemi del sistema ecomico a rischio ‘decrescita infelice’.
Secondo il CNA i consumi nel 2026 si fermeranno a uno scarno +0,4% von una inflazione pesantemente in crescita. Il calo previsto per le esportazioni è dell’1% mentre le maglie del credito continuano a restringersi a danno delle micro e piccole imprese regionali, a cui in effetti arriva solo il 18% dei prestiti complessivi erogati a favore del tessuto produttivo regionale.
Il report evidenzia un nuovo calo del numero complessivo delle imprese (-2% a marzo 2026). Oggi su 77.589 imprese attive in Umbria, quelle artigiane sono 19.204, rispetto al 2019 sono diminuite del 5,8%. Le imprese calano soprattutto in agricoltura, nella manifattura e nel commercio e aumentano nella ricettività e nei servizi. Per il report aumenta l’occupazione, ma non ci dice la stima del lavoro in nero, a quanto ammonta il dilagante lavoro povero e precario, e che i nostri salari sono del 7% inferiori di quelli nazionali.
La CNA ci dice che va bene la manifattura e soprattutto il settore costruzioni (+28%) grazie al PNRR, anche se per il 2027 è previsto un calo dei profitti del 10% con relativa perdita dei livelli occupazionali. Si registra, inoltre, non massiccia espansione del settore turismo (+34,9% sul 2019), ma che non può considerarsi in grado di trainare la crescita del sistema economico regionale.
Per la CNA, occorrono ‘piani poliennali’ mirati a sostenere e far crescere prioritariamente il settore manifatturiero e quello delle costruzioni.
In Umbria si registra un fenomeno curioso, diminuiscono gli abitanti e aumenta la domanda di abitazioni, in particolare adeguate alle diverse esigenze delle famiglie (di minor metratura) e dei giovani che aspirano ad una autonomia abitativa anticipata rispetto ad alcuni anni fa.
Enorme ed irrisolto il costo dell’energia ( ma tra 20 anni avremo il nucleare a dar retta ai deliri della Meloni) per le famiglie e le imprese che pagano il 40% in più che nel resto d’Europa.
La CNA auspica una strategia di ‘lungo periodo’ per contrastare il declino del sistema produttivo umbro.
Umbrialeft aps condivide la preoccupazione della CNA; sul tema, molto interessante, ci sarebbe da aprire un confronto allargato, affinché la priorità oggi diventi la necessità che tra le classi dirigenti umbre si sviluppi la consapevolezza di contrastare la decrescita, il galleggiamento e il declino economico e sociale dell’Umbria .
Di questi temi discuteremo, in un pubblico confronto, con il prof. Luca Ferrucci, a Torgiano, presso la sala S. Antonio, alle ore 21.

Stefano Vinti (UmbriaLeft aps)