Stanno emergendo, ed emergeranno con più forza, ragionamenti relativi al che fare oggi e domani di fronte alla prossima competizione elettorale, che affiancano le nostre analisi sulla guerra e sulla situazione geopolitica.
Mi sembrano utili alcune considerazioni preliminari.
Sulla guerra la coalizione di destra si presenta come fedele atlantista, come supina guerrafondaia, come complice del genocidio palestinese, ma, nello stesso tempo, fa emergere al suo interno posizioni pacifiste, filorusse, contrarie alle spese militari. Pescheranno voti da una parte e dall’altra poi quando avranno vinto si metteranno al traino dei veri guerrafondai europei.
E, quando avranno vinto faranno finalmente della Costituzione ciò che hanno tentato di fare da Gelli in avanti (anche se molto aveva fatto in tal senso – jobs act – o tentato di fare – legge elettorale e riforma costituzionale – Matteo Renzi).
Solo queste due considerazioni dovrebbero spingerci a fare di tutto perchè la destra non vinca.
O no!
Le opposizioni si presentano con un improbabile “campo largo” (CL). Cosa vuol dire CL? Niente! Niente più se non un accrocchio elettorale costruito su un programma di mediazione che consenta di tenere dentro quante più sigle possibili.
E qui valgono tutte le critiche e i distinguo che suggeriscono ai 5S di starsene fuori per non inquinare definitivamente le proprie posizioni contro la guerra.
Critiche che hanno come risultato l’accettazione e la predisposizione a una sconfitta in vista di un futuro luminoso.
L’alternativa, come accade da decenni alla sinistra, è starsene fuori a testimoniare o votare turandosi il naso.
Si tratta a mio avviso di una inaccettabile ammissione di impotenza politica.
Bisogna battere la destra e bisogna che all’interno della coalizione che vuole vincere ci sia l’agibilità politica per portare posizioni radicalmente alternative alla destra in tutte le sue articolazioni. Bisogna battere la destra utilizzando anche le forze politiche che hanno posizioni contigue alla destra (e che purtroppo sono oggi maggioritarie anche nell’opposizione) e poi, disarticolata la destra, fare una battaglia politica per fare emergere il nostro punto di vista.
Se non erro questa sequenza è quella che storicamente si è sempre imposta, quando si è imposta, in tutte le vicende che hanno visto il successo di posizioni radicalmente alternative allo stato di cose in quel momento esistente.
Questa ipotesi presuppone che da oggi, non da domani, si lavori per l’aggregazione di un campo di sinistra con una propria autonomia organizzativa sulla base di alcune semplici parole d’ordine.
Non c’è che da scegliere: stop alle spese militari, la Russia non è il mio nemico, fuori le basi NATO dall’Italia, rottura di ogni rapporto economico e diplomatico con Israele, riconoscimento dello Stato della Palestina, rifondazione democratica dell’Europa (a partire da chi ci sta), rapporti con l’altra parte del mondo ……….difesa della Costituzione che tutte queste cose già implicitamente dice.
E presuppone che venga ripresa la proposta di Domenico Gallo ribattezzando la coalizione che si presenterà alle elezioni come coalizione a difesa della Costituzione e della democrazia.
Una coalizione che abbia la Costituzione come riferimento, che già di per sé costituisce un programma politico eversivo se viene interpretata nella sua radicalità, consentirebbe anche a formazioni aggregate intorno alle parole d’ordine del documento di Disarma di collocarsi all’interno e di sostenerne legittimamente le parti che coincidono con quelle parole d’ordine.
Non credo che questo sia la levatrice di una nuova unità nazionale e costituzionale, ma, guardando per una volta agli obiettivi di medio periodo, questa proposta, al di là dell’impatto mediatico che forse avrebbe, apre spazi a una politica alternativa.
Dopo di che, io ritengo che le “semplici parole d’ordine” non bastino e che parallelamente vada costruito un programma articolato che delinei una società differente all’interno di rapporti internazionali radicalmente ribaltati. Se questo richiede tempi e confronti più lunghi e su cui è più difficile trovare dei consensi unitari, tuttavia già lavorare in questa direzione mostrerebbe le intenzioni strategiche e non solo legate alle contingenze elettorali di una aggregazione di sinistra.
Temo che non ci sia più tanto tempo.
R.D’A.
















