Cronache Ribelli – In questo paese siamo tempestati ogni giorno di notizie di cronaca nera, dai giornali ai servizi tv, passando per podcast, documentari e intere trasmissioni di approfondimento. La caratteristica specifica di tutta questa “informazione” non è soltanto dare uno spazio enorme ai fatti di cronaca, ma soprattutto quello di raccontarli senza alcuna forma di analisi sociale. L’obiettivo di tutti questi media è trasformare il dolore in uno spettacolo che conferma l’idea che la violenza sia un problema di singoli individui e non della società nel suo insieme. Mostrare dettagli morbosi senza approfondire le radici sociali del crimine serve solo a distogliere lo sguardo, a convincerci che la minaccia sia sempre “esterna”, lasciando intatto il sistema che genera certi fenomeni. Alimentare la paura e l’insicurezza legate a crimini efferati – minimizzando continuamente quelle generate dalla mancanza di reddito, diritti, servizi – ha il solo scopo di rafforzare il bisogno di repressione, portando le persone a chiedere più polizia e più carcere invece di riforme che eliminino le cause profonde della violenza. La cronaca nera costruita sul sensazionalismo impedisce di vedere il legame tra violenza e povertà, tra crimine e sfruttamento, tra condotte pericolose e marginalità sociale, favorendo la narrazione che il disordine venga dal basso, mentre chi governa e chi possiede ricchezza resta al di sopra di ogni responsabilità. Il vero giornalismo non dovrebbe limitarsi a raccontare il sangue versato, ma spiegare perché è stato versato e chi trae vantaggio dal mantenere una società basata sulla paura e sulla repressione anziché sulla giustizia sociale.
La cronaca nera senza analisi delle cause sociali è solo pornografia del dolore al servizio dell’ordine costituito















