“Un bel tacer non fu mai scritto. È un vecchio proverbio che ricorda quanto, qualche volta, il silenzio sia preferibile alle parole pronunciate senza fare i conti con il proprio passato. È difficile non pensarci leggendo le dichiarazioni dell’assessore Sergio Anibaldi, che in Consiglio comunale e successivamente sulla stampa ha messo in dubbio la credibilità del DOCFAP per il nuovo ospedale di Terni, arrivando a definirlo una “scelta politica raffazzonata e poco seria”. Criticare gli atti della Regione è legittimo, ma se si decide di salire in cattedra per impartire lezioni di rigore tecnico e amministrativo, allora occorre raccontare tutta la storia.
Sergio Anibaldi è stato infatti project manager della proposta di project financing presentata dal raggruppamento Nocivelli-SALC per la realizzazione del nuovo ospedale di Terni e quella proposta venne bocciata nel settembre 2024 dagli organismi tecnici costituiti durante la Giunta Tesei. Una bocciatura così netta che la Giunta di destra decise di abbandonare definitivamente la strada del project financing per tornare agli appalti pubblici. Gli atti ufficiali non consentono di ridurre quella bocciatura a una semplice questione di disponibilità finanziaria: le criticità rilevate furono molte altre. I costi dei lavori erano stati stimati in modo generico, senza utilizzare il prezzario ufficiale della Regione. In pratica, non era possibile verificare con precisione se quelle cifre fossero realistiche.
Non solo. I tecnici rilevarono anche che molti rischi economici non sarebbero rimasti davvero a carico del privato. Se i costi fossero aumentati per inflazione o per altri fattori, una parte importante del conto sarebbe ricaduta comunque sul pubblico. Per questo il progetto rischiava di essere un partenariato pubblico-privato solo sulla carta: una parte importante dei rischi sarebbe rimasta sulle spalle del pubblico, che avrebbe comunque dovuto sostenere per decenni i canoni previsti dall’operazione. Anche dal punto di vista sanitario emersero problemi rilevanti: il progetto non rispondeva pienamente alle esigenze di un ospedale moderno, mancavano soluzioni sufficientemente innovative e i tempi previsti per realizzarlo furono giudicati troppo ottimistici.
A tutto questo si aggiungevano altri costi a carico del pubblico: circa 22,7 milioni di euro per verifiche, collaudi, allacci e imprevisti, oltre alle spese per la gara, gli arredi e il trasferimento delle attività ospedaliere. Anche i numeri economici meritano di essere ricordati: a fronte di circa 340 milioni di investimento, il valore stimato dell’intero contratto trentennale raggiungeva circa 2,3 miliardi di euro. Anibaldi continua ancora oggi a sostenere che i rilievi fossero prevalentemente “formali”, che fossero stati superati e che l’unico vero problema fosse la copertura del canone. Ma questa è la sua interpretazione. Gli atti ufficiali dicono un’altra cosa: dopo le integrazioni, il procedimento venne chiuso negativamente perché non esistevano le condizioni per dichiarare fattibile l’operazione.
C’è poi un’altra omissione significativa: Anibaldi sostiene che gli stessi dirigenti regionali avrebbero precedentemente indicato Colle Obito come soluzione migliore e oggi avrebbero improvvisamente cambiato idea. Anche questa ricostruzione è incompleta. Nel DOCFAP preliminare del 2024 fatto dalla giunta Tesei i tecnici dei lavori pubblici indicarono come nell’ipotesi di ristrutturazione e l’ampliamento dell’attuale ospedale ci sarebbero voluti tempi lunghissimi (14 anni) e difficoltà nel portare avanti i lavori non compatibili con l’attività sanitaria tanto che la stessa Direzione Salute della stessa Giunta Tesei arrivò alla conclusione di giudicare migliore costruire un nuovo ospedale in un’altra area, perché più funzionale e perché avrebbe evitato anni di cantieri dentro il Santa Maria ancora in attività. Quindi non esisteva affatto quella unanimità tecnica a favore di Colle Obito che oggi qualcuno prova a raccontare.
Il Movimento 5 Stelle ritiene che il nuovo DOCFAP debba essere analizzato, verificato e migliorato nel dibattito pubblico, confrontando seriamente i tempi, i costi e le conseguenze urbanistiche di ciascuna soluzione. Ma una cosa sono le critiche, un’altra è distribuire patenti di serietà senza ricordare il proprio ruolo nello stesso dossier. E qualche volta, appunto, un bel tacer non fu mai scritto.”
Gruppo Territoriale Movimento 5 Stelle Terni















