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Arvedi AST. Scarpa/Rampiconi (Fiom): “Il caro energia minaccia produzione e occupazione, mentre istituzioni e Governo restano lontani dalla vita reale del Paese”

“Le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Arvedi AST, Dimitri Menecali, sui costi ormai insostenibili dell’energia e sui conseguenti rischi per la continuità produttiva e occupazionale dello stabilimento di Terni confermano tutte le preoccupazioni che da tempo manifestiamo sulla siderurgia e nello specifico sull’AST di Terni e guarda caso vengono affermate nel peggior momento in cui verte l’ex Ilva e il progetto di Piombino non decolla. La vicenda AST rappresenta plasticamente la distanza sempre più profonda tra le istituzioni e la vita reale del Paese. Mentre imprese e lavoratori affrontano quotidianamente gli effetti della crisi energetica, dell’inflazione e dell’aumento generalizzato dei prezzi, a partire da quello dei carburanti, il Governo e le istituzioni continuano a rinviare risposte e decisioni che non sono più procrastinabili. In questi anni Arvedi AST ha realizzato importanti investimenti produttivi e ambientali. Contestualmente, sono stati stabilizzati oltre 250 lavoratori precedentemente impiegati con contratti di somministrazione, in un percorso che dovrà proseguire anche nei prossimi mesi. A ciò si aggiungono gli accordi sui premi di risultato che, dal 2014 a oggi, hanno determinato un incremento significativo di una parte del salario delle lavoratrici e dei lavoratori. Tutto questo patrimonio industriale, occupazionale e contrattuale non può essere messo a rischio dall’assenza di una politica energetica e industriale nazionale capace di garantire competitività alle produzioni siderurgiche italiane. Le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno richiesto fin dal gennaio 2026 la convocazione del tavolo di monitoraggio dell’Accordo di programma. Dopo oltre sette mesi non è arrivato alcun riscontro. È un silenzio grave e incomprensibile, soprattutto di fronte al progressivo aggravarsi della situazione. Così si rischia di mettere in discussione anche quel percorso di decisa decarbonizzazione che rappresentava il cuore dell’Accordo di programma e che, fino a oggi, è rimasto sostanzialmente lettera morta. Non servono nuove dichiarazioni di principio. Occorre convocare immediatamente il tavolo di monitoraggio dell’Accordo di programma, fare chiarezza sulle risorse disponibili e assumere decisioni concrete sull’energia, sugli investimenti, sull’ambiente e sull’occupazione. Il tempo delle attese è finito. Il futuro produttivo e occupazionale delle aziende siderurgiche e dei territori dove insistono gli stabilimenti non può essere lasciato in balia dei costi energetici e dell’inerzia istituzionale Quando le istituzioni si allontanano dai problemi concreti, sono sempre le lavoratrici e i lavoratori a rischiare di pagare due volte: da una parte attraverso l’inflazione e l’aumento del costo della vita; dall’altra attraverso la possibile riduzione dei livelli occupazionali e salariali. Come Fiom-Cgil riteniamo che questa situazione stia diventando insostenibile e inaccettabile.”
Lo dichiarano Loris Scarpa, coordinatore nazionale Fiom-Cgil del settore Siderugia e Alessandro Rampiconi, segretario generale Fiom Terni.