{"id":1118,"date":"2025-04-02T19:45:32","date_gmt":"2025-04-02T19:45:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/?p=1118"},"modified":"2025-04-02T19:45:32","modified_gmt":"2025-04-02T19:45:32","slug":"il-contributo-di-gorz-al-capitalismo-cognitivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/04\/02\/il-contributo-di-gorz-al-capitalismo-cognitivo\/","title":{"rendered":"Il contributo di Gorz al capitalismo cognitivo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di <strong><a href=\"https:\/\/www.legauche.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Collettivo Le Gauche<\/a><\/strong> &#8211; A conclusione di questo mese dedicato al concetto di capitalismo cognitivo torniamo a parlare di un autore a noi molto caro, ovvero Andr\u00e9 Gorz.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.legauche.net\/ambiente-ecologia\/andre-gorz-un-pioniere-della-critica-ecologica-del-capitalismo\/\">L\u2019ultima volta che lo abbiamo incontrato \u00e8 stato per descrivere il suo ruolo nello sviluppo dell\u2019ecologia politica<\/a>\u00a0mentre questa volta ci focalizzeremo sui suoi contributi per una teoria del capitalismo cognitivo a partire dal libro\u00a0<em>L\u2019immateriale. Conoscenza, valore e capitale<\/em>.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>1. Lavoro e capitale immateriale<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gorz descrive una fase storica in cui diversi modi di produzione coesistono, con il capitalismo moderno, basato sulla valorizzazione di grandi masse di capitale fisico materiale, che sta lasciando il posto a un capitalismo postmoderno centrato sulla valorizzazione del cosiddetto capitale immateriale. Questa trasformazione \u00e8 accompagnata da una profonda metamorfosi del lavoro, infatti il lavoro astratto semplice, che da Adam Smith in poi \u00e8 stato considerato la fonte principale del valore, viene sostituito da un lavoro complesso e immateriale, non pi\u00f9 misurabile con gli strumenti tradizionali. Si parla di knowledge economy e di knowledge society, concetti che trovano corrispondenza in altre lingue, come la Wissensgesellschaft tedesca o il&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.legauche.net\/?s=capitalismo+cognitivo\">capitalismo cognitivo<\/a>&nbsp;francese. In questa nuova configurazione la conoscenza \u00e8 vista come la principale forza produttiva, una visione anticipata da Marx capace di prevedere che la scienza e la tecnologia avrebbero superato il lavoro immediato come principale fonte di ricchezza. Marx sosteneva che la ricchezza creata sarebbe sempre meno dipesa dal tempo di lavoro e sempre pi\u00f9 dal livello generale della scienza e del progresso tecnologico, con il lavoro immediato che diventa un momento subalterno rispetto all\u2019attivit\u00e0 scientifica generale. Dietro questa ricchezza troviamo il lavoro immateriale basato su capacit\u00e0 espressive, cooperative e creative che diventa sempre pi\u00f9 centrale nel processo produttivo mentre il lavoro materiale resta sullo sfondo, sebbene rimanga indispensabile. Questo cambiamento \u00e8 accompagnato da una nuova forma di sfruttamento, definita come una sussunzione del lavoro vivo in cui le imprese sfruttano, oltre alle competenze tecniche dei lavoratori, anche le loro capacit\u00e0 sociali, emotive e creative sviluppate al di fuori del contesto lavorativo. Il lavoro immateriale richiede una continua produzione di s\u00e9, in cui i lavoratori devono \u201cdarsi\u201d completamente al processo produttivo, gestendo flussi di informazioni e relazioni complesse che rende la performance individuale non pi\u00f9 misurabile in base a parametri predefiniti perch\u00e9 dipende dalla qualit\u00e0 delle interazioni e dalla capacit\u00e0 di coordinamento tra i lavoratori. Per questo motivo Gorz critica la tendenza del capitalismo cognitivo a trasformare i lavoratori in imprenditori di s\u00e9 stessi, responsabili della gestione del proprio capitale umano e della propria formazione continua. Questo modello, definito self-entrepreneurship, implica l\u2019abolizione del tradizionale rapporto salariale e la trasformazione di ogni individuo in un\u2019impresa autonoma, costantemente impegnata a valorizzare le proprie competenze e a competere nel mercato. Una simile visione ignora le difficolt\u00e0 e la precariet\u00e0 che caratterizzano il lavoro indipendente, spesso dipendente da pochi grandi gruppi e soggetto a periodi di iperattivit\u00e0 e disoccupazione. Inoltre spesso si tratta di una maschera per nascondere una nuova forma di sfruttamento, in cui i lavoratori sono costretti a gestire da soli i rischi e i costi della loro formazione e del loro mantenimento. Gorz \u00e8 anche preoccupato dalla tendenza a considerare ogni aspetto della vita come un potenziale business, in cui la produzione di s\u00e9 stessi diventa funzionale alla logica del capitale. Per tutti questi motivi arriva a sostenere l\u2019esigenza di un reddito di esistenza incondizionato che potrebbe rappresentare una via d\u2019uscita dalla precariet\u00e0 e dalla sussunzione totale della vita sotto il capitale. Non viene per\u00f2 negato il rischio che tale reddito venga interpretato come una forma di retribuzione per il lavoro invisibile svolto nella vita quotidiana, legittimando ulteriormente la sussunzione della vita sotto il capitale. Il reddito di esistenza dovrebbe essere concepito come un mezzo per liberare la produzione di s\u00e9 stessi dalle logiche del capitale, promuovendo un pieno sviluppo delle capacit\u00e0 umane al di l\u00e0 delle esigenze produttive. A questo punto Gorz affronta il problema del capitale immateriale segnalando come l\u2019espressione \u201ceconomia della conoscenza\u201d evidenzia una trasformazione radicale del sistema economico, in cui la conoscenza \u00e8 diventata la principale forza produttiva. Ci\u00f2 implica che i prodotti dell\u2019attivit\u00e0 sociale non sono pi\u00f9 principalmente il risultato di lavoro cristallizzato ma di conoscenza cristallizzata. La conoscenza, quindi, sostituisce il lavoro sociale astratto come principale sostanza sociale comune a tutte le merci, diventando la fonte primaria di valore e profitto. Tuttavia, a differenza del lavoro, essa non pu\u00f2 essere ridotta a unit\u00e0 astratte misurabili, poich\u00e9 comprende una vasta gamma di capacit\u00e0 eterogenee, come il giudizio, l\u2019intuizione, la creativit\u00e0, la formazione, l\u2019adattabilit\u00e0 e altre competenze che non sono quantificabili in termini di lavoro astratto. L\u2019eterogeneit\u00e0 delle attivit\u00e0 cognitive e dei prodotti immateriali rende difficile misurare sia il valore della forza lavoro che quello dei suoi prodotti. Le griglie di valutazione del lavoro diventano contraddittorie poich\u00e9 \u00e8 impossibile standardizzare tutti i parametri delle prestazioni richieste. Questo porta a tentativi fallimentari di quantificare la dimensione qualitativa del lavoro e a norme di rendimento che ignorano la qualit\u00e0 comunicativa e relazionale del servizio richiesto. La crisi della misura del lavoro si riflette inevitabilmente nella crisi della misura del valore, infatti quando il tempo socialmente necessario per una produzione diventa incerto, anche il valore di scambio di ci\u00f2 che \u00e8 prodotto diventa incerto. Ne consegue una messa in discussione di concetti tradizionali come pluslavoro e plusvalore, minando il sistema di equivalenze che regola gli scambi mercantili. Il valore, in senso economico, si riferisce sempre al valore di scambio di una merce rispetto ad altre merci. \u00c8 essenzialmente relativo e non risponde alla domanda \u201cQuanto vale? ma a \u201cQuanto vale in relazione ad altre merci?\u201d ma il concetto di valore si applica solo a beni e servizi prodotti per lo scambio mercantile. Ci\u00f2 che non \u00e8 prodotto dal lavoro umano, come le risorse naturali (ad esempio, il sole o la pioggia) o i beni comuni (come il patrimonio culturale), non ha valore economico, sebbene possa essere privatizzato attraverso barriere artificiali che ne limitano l\u2019accesso. La privatizzazione di queste risorse trasforma beni comuni in quasi-merci, generando rendite per chi controlla l\u2019accesso. La questione del valore delle conoscenze e dei saperi \u00e8 particolarmente complessa. I saperi sono parte integrante del patrimonio culturale e sono spesso acquisiti attraverso pratiche sociali non mercantili. Le conoscenze, invece, sono il risultato di interazioni e comunicazioni non mercantili e non possono essere facilmente ridotte a una sostanza sociale comune misurabile. Questo rende impossibile stabilire un mercato delle conoscenze basato sul loro valore di scambio ma il capitalismo cerca di appropriarsene, trasformandole in capitale immateriale, anche se la conoscenza non si adatta facilmente alle categorie dell\u2019economia politica. Essa deve essere capitalizzata, cio\u00e8 incorporata nelle merci prodotte dalle imprese, per generare profitto. Il processo in questione richiede che la conoscenza sia controllata e limitata, attraverso brevetti, diritti d\u2019autore e altre forme di propriet\u00e0 intellettuale, per impedire la sua diffusione libera e gratuita. I saperi sono principalmente capacit\u00e0 pratiche, spesso non formalizzabili, che si acquisiscono attraverso l\u2019esperienza e la pratica. La loro trasmissione avviene attraverso l\u2019apprendimento pratico e non possono essere facilmente ridotti a conoscenze formalizzate. La professionalizzazione ha trasformato molti saperi comuni in conoscenze certificate e servizi a pagamento per\u00f2 una parte significativa dei saperi rimane non formalizzabile e legata alla persona che li esercita. Questo conferisce ai servizi professionali un valore intrinseco che trascende il loro valore di scambio, rendendoli difficili da misurare. Ad esempio, nei servizi relazionali (come l\u2019educazione o l\u2019assistenza) o nei mestieri artistici, il valore del servizio dipende in larga misura dal dono di s\u00e9 e dalla produzione di s\u00e9 del professionista, elementi che non possono essere standardizzati o quantificati. La conoscenza tecnico-scientifica, d\u2019altra parte, \u00e8 stata storicamente separata dalla cultura comune e utilizzata come strumento di dominio del capitale sul lavoro. Con l\u2019industrializzazione \u00e8 diventata parte del capitale fisso, utilizzata per estrarre plusvalore dal lavoro mentre l\u2019avvento dell\u2019economia della conoscenza ha reso la sua produzione autonomizzata e capitalizzata, diventando una fonte di valore indipendente. Essa, soprattutto sotto forma di software, pu\u00f2 essere riprodotta a costi marginali quasi nulli, rendendo difficile la sua valorizzazione economica. La sua diffusione libera minaccia il sistema capitalistico poich\u00e9 la conoscenza pu\u00f2 essere condivisa gratuitamente, sfidando le logiche di mercato. Il capitalismo cognitivo si trova quindi di fronte a una contraddizione: da un lato, la conoscenza \u00e8 la principale forza produttiva, ma dall\u2019altro, la sua natura immateriale e riproducibile a costi bassissimi minaccia la logica del profitto. La soluzione adottata dal capitalismo \u00e8 quella di limitare l\u2019accesso alla conoscenza attraverso brevetti, diritti d\u2019autore e altre forme di controllo, trasformandola in capitale immateriale. Per Gorz questa strategia \u00e8 insostenibile a lungo termine poich\u00e9 la conoscenza tende naturalmente alla condivisione e alla diffusione libera. Questo conflitto tra la logica del capitale e la natura della conoscenza apre la strada a nuove forme di economia basate sulla reciprocit\u00e0, la cooperazione e la condivisione, mettendo in crisi il capitalismo tradizionale. Dice Gorz che Jeremy Rifkin, attraverso un\u2019analisi approfondita e ricca di documentazione, negli anni \u201890 descrisse l\u2019emergere di una \u201cnuova economia\u201d che si fonda su una ridefinizione radicale del concetto di valore attribuito ai prodotti. Non \u00e8 pi\u00f9 la materialit\u00e0 o l\u2019utilit\u00e0 pratica di un bene a determinarne il valore ma la sua dimensione immateriale, simbolica ed emotiva. Rifkin sostiene che il successo di un\u2019azienda dipende sempre pi\u00f9 dalla sua capacit\u00e0 di creare un legame forte con i consumatori, persuadendoli del valore unico e irripetibile dei propri prodotti. In questa logica il valore simbolico, estetico o sociale di un prodotto supera di gran lunga la sua funzione pratica, rendendo la materialit\u00e0 del bene secondaria dal punto di vista economico. Le aziende che producono beni materiali diventano cos\u00ec subordinate a quelle che operano nel campo dell\u2019immateriale, come il marketing, il design, la gestione del brand e la propriet\u00e0 intellettuale. Un aspetto centrale di questa nuova economia \u00e8 la tendenza delle aziende a noleggiare beni materiali, come macchinari, edifici o mezzi di trasporto, piuttosto che possederli. Questo approccio, sintetizzato nel motto \u201cUse it, don\u2019t own it\u201d, riflette una trasformazione profonda nel modo in cui le imprese gestiscono il capitale. Ad esempio, negli Stati Uniti analizzati da Gorz nel 2003, un terzo delle macchine e delle infrastrutture \u00e8 noleggiato e l\u201980% delle aziende affida la gestione delle proprie risorse materiali a societ\u00e0 specializzate. Non si tratta di un\u2019estensione della lean production degli anni \u201990 perch\u00e9 rappresenta una nuova divisione del lavoro in cui il capitale materiale \u00e8 delegato a partner esterni mentre le aziende principali si concentrano sul controllo del capitale immateriale, come il brand, il know-how e l\u2019innovazione. Ci\u00f2 genera tendenze come quella della Nike che non possiede fabbriche ma si concentra esclusivamente sulla progettazione e sul design dei suoi prodotti, affidando la produzione a subappaltatori. Allo stesso modo, aziende tecnologiche come IBM e Compaq esternalizzano la produzione e la logistica a terzi, mantenendo il controllo sulle attivit\u00e0 immateriali come la ricerca e lo sviluppo. Questo modello di business permette alle aziende di massimizzare i profitti concentrandosi su ci\u00f2 che genera pi\u00f9 valore: l\u2019immagine del brand, l\u2019innovazione e la relazione con i consumatori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il capitale immateriale, quindi, diventa la principale fonte di profitto e il capitale materiale perde importanza. Il cambiamento di cui parla Gorz \u00e8 evidente nei mercati finanziari, dove il valore delle aziende \u00e8 determinato pi\u00f9 dai loro asset immateriali che dai beni tangibili. Ad esempio, il valore di mercato di aziende come Apple o IBM dipende meno dalle loro fabbriche e di pi\u00f9 dalla loro capacit\u00e0 di innovazione, dal loro marchio e dalla loro forza di vendita. Rifkin cita uno studio svedese che mostra come, nel 1999, il capitale immateriale delle aziende fosse valutato da 5 a 16 volte pi\u00f9 del loro capitale materiale. Tuttavia non colloca queste tendenze dentro la new economy che ha visto un\u2019enorme speculazione sui cosiddetti asset immateriali alimentata da un eccesso di capitale finanziario in cerca di rendimenti elevati, portando a una bolla speculativa che \u00e8 esplosa nel 2000. Il crollo del mercato azionario ha rivelato, invece, le difficolt\u00e0 intrinseche nel valutare asset immateriali che non hanno un valore di scambio misurabile. Questo ha messo in luce i limiti del capitalismo cognitivo che cerca di monetizzare conoscenze e innovazioni ma si scontra con la natura intangibile e non misurabile di questi beni. Un altro aspetto cruciale della nuova economia \u00e8 la ricerca di rendite di monopolio attraverso la privatizzazione di conoscenze e marchi. Le aziende creano monopoli simbolici che generano profitti elevati, sfruttando il potere del brand e la capacit\u00e0 di imporre un\u2019immagine esclusiva ai consumatori. Aziende come Nike o Coca-Cola traggono la maggior parte dei loro guadagni dal potere del loro marchio e dalla capacit\u00e0 di creare un\u2019identit\u00e0 distintiva per i loro prodotti. Questo approccio si estende anche al franchising, dove le aziende concedono in licenza il loro marchio e il loro know-how a terzi, mantenendo il controllo sul capitale immateriale e guadagnando attraverso royalties e diritti di licenza. La pubblicit\u00e0 e il marketing giocano un ruolo cruciale in questa nuova economia, creando desideri e bisogni nei consumatori. Rifkin cita Edward Bernays, pioniere delle relazioni pubbliche, che ha trasformato la pubblicit\u00e0 in uno strumento per manipolare i desideri inconsci delle persone, spingendole a consumare prodotti non per necessit\u00e0 ma per il loro valore simbolico. Bernays ha utilizzato tecniche di persuasione basate sulla psicologia per creare una cultura del consumo in cui i prodotti sono visti come estensioni dell\u2019identit\u00e0 personale. Ci\u00f2 ha portato a una societ\u00e0 in cui i consumatori sono spinti a cercare soluzioni individuali ai problemi collettivi, attraverso l\u2019acquisto di beni che promettono di soddisfare desideri profondi e spesso irrazionali. Tuttavia questa logica ha anche generato resistenze. Movimenti sociali e culturali si oppongono alla privatizzazione degli spazi pubblici e alla mercificazione di ogni aspetto della vita. Naomi Klein, nel suo libro No Logo, descrive come le grandi aziende abbiano colonizzato l\u2019immaginario collettivo, trasformando i consumatori in macchine della felicit\u00e0 e imponendo norme estetiche e culturali attraverso la pubblicit\u00e0. La resistenza a questa egemonia si manifesta in lotte per riappropriarsi degli spazi pubblici e delle risorse comuni, sfidando il potere delle multinazionali e del capitalismo immateriale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>2. Prospettive future gorziane&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il capitalismo cognitivo rappresenta una fase del capitalismo in cui le categorie tradizionali di valore e produzione perdono la loro pertinenza e quindi la ricchezza non \u00e8 pi\u00f9 misurabile in termini di valore economico classico, poich\u00e9 la principale forza produttiva non \u00e8 pi\u00f9 una risorsa scarsa o un mezzo di produzione privatizzabile bens\u00ec un insieme di saperi umani abbondanti e inesauribili. Questi saperi, quando condivisi e utilizzati, aumentano in disponibilit\u00e0 e portata, creando cos\u00ec un\u2019abbondanza potenziale. Per Gorz il capitalismo si perpetua sfruttando questa risorsa abbondante, ovvero l\u2019intelligenza umana, per produrre scarsit\u00e0, inclusa la scarsit\u00e0 di intelligenza stessa. Ci\u00f2 avviene erigendo barriere alla circolazione e alla condivisione delle conoscenze, in particolare attraverso il controllo e la privatizzazione dei mezzi di comunicazione e di accesso all\u2019informazione, nonch\u00e9 attraverso la concentrazione delle competenze riconosciute come capitale cognitivo in un\u2019\u00e9lite ristretta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il capitalismo cognitivo \u00e8 caratterizzato da contraddizioni e incoerenze che lo rendono sia mobile che vulnerabile. \u00c8 attraversato da conflitti culturali e antagonismi sociali ed \u00e8 proprio questa instabilit\u00e0 che apre la possibilit\u00e0 di evoluzioni rapide in direzioni opposte. Non si tratta di un capitalismo in crisi ma della crisi del capitalismo stesso che scuote la societ\u00e0 in profondit\u00e0. I sintomi economici di questa crisi si sono manifestati nello scoppio della bolla speculativa nel 2001, rivelando l\u2019incapacit\u00e0 del capitalismo di trasformare il valore immateriale in valore monetario e di funzionare come un capitalismo tradizionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019epoca imprese e teorici iniziano a riconoscere l\u2019importanza delle esternalit\u00e0 positive, ovvero degli effetti benefici non monetari, come fonti di ricchezza. Herv\u00e9 S\u00e9rieyx, ad esempio, sottolinea che per sopravvivere in un ambiente complesso le aziende devono favorire l\u2019autorganizzazione e la cooperazione tra i loro membri piuttosto che cercare di misurare e controllare le prestazioni individuali. Questo approccio mette in primo piano l\u2019intelligenza collettiva e individuale come fonte di produttivit\u00e0, dove i contributi individuali al risultato collettivo diventano non misurabili e dove le nozioni tradizionali di durata e quantit\u00e0 di lavoro perdono la loro pertinenza. S\u00e9rieyx propone l\u2019organizzazione che apprende come paradigma di una nuova societ\u00e0, una societ\u00e0 dell\u2019intelligenza in cui le regole del gioco siano concepite per permettere a ogni cittadino di imparare agendo e alla collettivit\u00e0 di aumentare la felicit\u00e0 nazionale lorda. Questa visione suggerisce un\u2019inversione fondamentale: invece di mettere l\u2019uomo al servizio della produzione, \u00e8 la produzione che viene messa al servizio dello sviluppo umano. La ricchezza non \u00e8 pi\u00f9 definita in termini economici tradizionali ma come lo sviluppo delle capacit\u00e0 e delle facolt\u00e0 umane. Ne consegue una messa in discussione delle categorie economiche tradizionali, in particolare la nozione di valore di scambio. L\u2019economizzazione di tutte le attivit\u00e0 e di tutte le ricchezze diventa distruttiva di senso, impoverendo le relazioni sociali e degradando l\u2019ambiente. Il legame tra pi\u00f9 e meglio si rompe mentre la ricchezza deve essere ridefinita al di fuori dell\u2019egemonia delle categorie economiche. Il superamento del capitalismo \u00e8 visto come un superamento del produttivismo, in cui l\u2019economia cessa di dominare la societ\u00e0 e le forze umane diventano la ricchezza stessa. L\u2019inversione di Gorz implica un nuovo rapporto con il tempo, il corpo e la natura, in cui il lavoro non \u00e8 pi\u00f9 una costrizione ma un\u2019attivit\u00e0 personale che contribuisce allo sviluppo di s\u00e9. I dissidenti del capitalismo digitale, come gli sviluppatori di software libero, incarnano questa tendenza all\u2019emancipazione del capitale umano. Rifiutano la privatizzazione dei saperi e promuovono un\u2019economia basata sulla cooperazione volontaria e sul valore d\u2019uso piuttosto che sul valore di scambio. Questa comunit\u00e0 di hacker e sviluppatori illustra una nuova etica del lavoro, in cui la passione e il desiderio di creare insieme prevalgono sulla ricerca del profitto. Per Gorz il movimento per il software libero e altre forme di attivismo sociale e politico dello stesso periodo che si propongono di dimostrare la possibilit\u00e0 di un mondo e di una vita diversi, come Reclaim the Street, Ya Basta!, Peoples Global Action, Via Campesina o l\u2019Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, condividono una struttura organizzativa non gerarchica, basata su reti orizzontali e decentralizzate operanti secondo il principio della democrazia per consenso. Questo principio prevede che ogni proposta sia discussa, arricchita e approvata attraverso il contributo di tutti i partecipanti, senza imposizioni dall\u2019alto. L\u2019obiettivo di questi movimenti non \u00e8 quello di rovesciare il sistema attraverso una rivoluzione violenta o un\u2019azione esterna bens\u00ec di negarlo dall\u2019interno, creando pratiche alternative che minano il controllo del capitale sulla societ\u00e0. Si tratta di un processo che punta a cambiare il mondo senza prendere il potere, delegittimando le istituzioni e le forze che detengono il potere e sottraendo spazi sempre pi\u00f9 ampi all\u2019egemonia del capitalismo. Il movimento dei software liberi \u00e8 descritto da Gorz come una forma di comunismo dei ricercatori, dove la pratica stessa \u00e8 il programma e il fine non \u00e8 trascendente all\u2019azione. In altre parole, non c\u2019\u00e8 un obiettivo finale predeterminato ma \u00e8 l\u2019azione stessa, la creazione di alternative concrete, a costituire il cambiamento. Tuttavia simili movimenti rappresentano solo un abbozzo di un altro mondo possibile e devono provare a diffondersi nella societ\u00e0 e a catalizzarne la ricomposizione. Quindi rientra in gioco il tema della rivoluzione. Gorz sostiene che le rivoluzioni, quando avvengono, sono il risultato dell\u2019alleanza tra i pi\u00f9 oppressi e coloro che sono pi\u00f9 consapevoli della propria alienazione e di quella degli altri. Essa \u00e8 visibile nel movimento multiforme per un altro mondo che include accademici, economisti, scrittori, artisti, scienziati, sindacalisti, neo-proletari post-industriali, minoranze culturali, contadini senza terra, disoccupati e lavoratori precari. Peter Glotz sostiene che pi\u00f9 il capitalismo digitale estende il suo controllo, pi\u00f9 aumenter\u00e0 il numero di dissidenti, da cui emerger\u00e0 una nuova concezione del mondo. Il conflitto culturale nasconde in realt\u00e0 profondi scontri politici e la sperimentazione di nuovi modi di vivere e di relazioni sociali negli interstizi di una societ\u00e0 in declino attacca e delegittima il controllo del capitale sulle menti e sui corpi. Le costrizioni e i valori della societ\u00e0 capitalista cessano di essere percepiti come naturali, liberando cos\u00ec i poteri dell\u2019immaginazione e del desiderio. Per unire queste forze anche Gorz, come tutti i teorici del capitalismo cognitivo da noi affrontati, si concentra sull\u2019idea di un reddito sociale garantito, incondizionato e universale, che \u00e8 diventata una rivendicazione plausibile dopo le proteste del 1995 e del 1997 in Francia. La sua attrattiva risiede nella capacit\u00e0 di creare alleanze tra gruppi diversi, come associazioni ambientaliste, sindacati, movimenti femministi, comitati di disoccupati e gruppi di immigrati ma per essere efficace il reddito garantito deve essere sufficiente a garantire un\u2019esistenza dignitosa, altrimenti rischia di diventare un sussidio indiretto ai datori di lavoro, incentivando la creazione di posti di lavoro precari e malpagati. La garanzia di un reddito sufficiente deve anche segnare una rottura con l\u2019idea che il lavoro dipendente sia l\u2019unica forma di creazione di ricchezza. Deve riconoscere l\u2019importanza di un\u2019altra economia, basata sulla creazione di ricchezze intrinseche, non misurabili n\u00e9 scambiabili. La presa di coscienza collettiva che tutti siamo potenzialmente disoccupati o precari significa che abbiamo tutti diritto a un\u2019esistenza sociale che non si esaurisca nel rapporto di lavoro. La ricchezza sociale \u00e8 un bene collettivo e il reddito garantito rappresenta la messa in comune di una parte di ci\u00f2 che \u00e8 prodotto in comune. Questo approccio \u00e8 in linea con l\u2019etica hacker che valorizza la creativit\u00e0 e la cooperazione al di fuori delle logiche di mercato. Il reddito garantito non \u00e8 un\u2019elemosina ma un diritto che permette alle persone di sviluppare attivit\u00e0 pi\u00f9 arricchenti di quelle imposte dal sistema capitalistico e che sono creatrici di ricchezze non misurabili n\u00e9 scambiabili, rappresentando una rottura con la logica del valore economico tradizionale. Gorz sottolinea anche l\u2019importanza del principio di incondizionalit\u00e0 del reddito garantito perch\u00e9 deve permettere lo sviluppo di attivit\u00e0 non misurabili n\u00e9 prescritte socialmente. Questo principio deve impedire che le attivit\u00e0 creative diventino un mezzo per guadagnarsi da vivere, trasformandosi in una forma di lavoro obbligatorio. Il reddito garantito deve invece permettere l\u2019espressione libera e creativa delle potenzialit\u00e0 umane, al di fuori delle logiche di mercato e delle norme sociali predefinite. Gorz prosegue la riflessione definendo l\u2019intelligenza un insieme di facolt\u00e0 indissociabili e irriducibili l\u2019una all\u2019altra, in cui troviamo apprendere, giudicare, analizzare, ragionare, anticipare, memorizzare, calcolare, interpretare, comprendere, immaginare e affrontare l\u2019imprevisto. Queste capacit\u00e0 si sviluppano e acquistano significato solo quando sono messe in atto per perseguire un obiettivo, un progetto, un desiderio o un bisogno. L\u2019intelligenza \u00e8 inseparabile dalla capacit\u00e0 di rispondere alle sollecitazioni, alle resistenze e alle minacce dell\u2019ambiente, attraverso lo sviluppo di abilit\u00e0, conoscenze corporee, curiosit\u00e0 e sensibilit\u00e0 che ampliano e organizzano il mondo sensibile, differenziandone la spazialit\u00e0, la temporalit\u00e0 e la diversit\u00e0 delle qualit\u00e0 sensoriali e formali. Inoltre, \u00e8 legata alla capacit\u00e0 di confrontarsi e comunicare con gli altri, comprendendo intuitivamente le loro intenzioni e sentimenti. La psicologia ha dimostrato che l\u2019intelligenza \u00e8 inseparabile dalla vita affettiva, ovvero dai sentimenti, dalle emozioni, dai bisogni e dai desideri. Senza questi elementi, mancano la capacit\u00e0 di giudicare, anticipare, interpretare e ordinare, lasciando solo l\u2019analisi, il calcolo e la memorizzazione. La societ\u00e0 contemporanea \u00e8 spesso definita come una societ\u00e0 della conoscenza per\u00f2 questa definizione rivela una povert\u00e0 di senso. La conoscenza, infatti, non implica necessariamente l\u2019intelligenza ed \u00e8 molto pi\u00f9 limitata. Ignora questioni politicamente essenziali, come cosa sia davvero conoscenza e cosa desideriamo o abbiamo bisogno di conoscere. Il concetto di intelligenza abbraccia tutte le facolt\u00e0 umane e pu\u00f2 fondare una societ\u00e0 altra mentre il concetto di conoscenza esclude questa possibilit\u00e0 e si riferisce sempre a un oggetto, materiale o immateriale, reale o no, che esiste indipendentemente da noi. Questo oggetto \u00e8 conosciuto solo se le sue determinazioni lo identificano come tale ma esse sono costruzioni sociali astratte. La scienza conosce la natura solo attraverso i principi e le leggi che le applica, forzandola a rispondere alle domande della ragione. La conoscenza \u00e8 quindi il risultato di un apprendimento sociale, basato su determinazioni socialmente costituite mentre la conoscenza intuitiva del mondo sensibile \u00e8 acquisita attraverso l\u2019esperienza extrascolastica e spesso censurata o squalificata dall\u2019istruzione formale. Il nostro rapporto primario con il mondo non \u00e8 la conoscenza ma il sapere intuitivo e precognitivo. Facciamo conoscenza del mondo attraverso l\u2019esperienza sensibile, comprendendolo attraverso il corpo e le facolt\u00e0 sensoriali. Questo sapere precognitivo \u00e8 la base della nostra comprensione del mondo e della nostra esistenza. Senza di esso, nulla sarebbe comprensibile o dotato di senso. Esso include tutto ci\u00f2 che sappiamo senza averlo mai tematizzato come conoscenza, come camminare, orientarsi, parlare o comprendere il linguaggio non verbale. Si tratta di un sapere informale che costituisce la trama della nostra coscienza e la base per lo sviluppo sensoriale, affettivo e intellettuale della persona. La qualit\u00e0 di una cultura e di una civilt\u00e0 dipende dall\u2019equilibrio dinamico tra i saperi intuitivi del mondo vissuto e lo sviluppo delle conoscenze. Dipende dalla sinergia tra conoscenza e saperi vissuti, dalla capacit\u00e0 della conoscenza di migliorare la qualit\u00e0 della vita e da un ambiente sociale e naturale che stimoli lo sviluppo delle nostre facolt\u00e0. Le conoscenze scientifiche devono completare e correggere i saperi vissuti, ampliandone la portata e l\u2019orizzonte, ma devono essere guidate dai bisogni e dai desideri del mondo vissuto. Tuttavia spesso le conoscenze scientifiche si pongono in contrasto con i saperi intuitivi, rivendicando il monopolio della verit\u00e0. Queste questioni sono al centro della critica culturale, sociale e politica che ha dato origine al movimento ecologista, il quale non \u00e8 nato solo dalla difesa della natura perch\u00e9 bisogna aggiungere anche la resistenza all\u2019appropriazione privata e alla distruzione del mondo vissuto, inteso come bene comune. Le proteste contro l\u2019inquinamento, la cementificazione e la distruzione delle risorse naturali si sono rapidamente politicizzate negli anni \u201970, quando gli scienziati hanno dimostrato che il modello di crescita economica industriale stava distruggendo le basi naturali della vita. Il legame tra \u201cpi\u00f9\u201d e \u201cmeglio\u201d si \u00e8 rotto, e il divorzio tra \u201cvalore\u201d e \u201cricchezza\u201d \u00e8 emerso come il divorzio tra \u201cconoscenze\u201d e \u201csaperi vissuti\u201d. Le megatecnologie, invece di dominare la natura, hanno assoggettato gli esseri umani ai loro strumenti, creando una societ\u00e0 dell\u2019ignoranza in cui la maggior parte delle persone conosce sempre pi\u00f9 cose ma ne comprende sempre meno. La tecnoscienza ha prodotto un mondo che viola il corpo umano, accelerando e intensificando le richieste di reazioni. La contraddizione tra i saperi e i bisogni corporei, da un lato, e le esigenze della megamacchina tecnico-economica, dall\u2019altro, \u00e8 diventata patogena. Il corpo umano \u00e8 diventato un ostacolo per la riproduzione delle macchine e l\u2019uomo \u00e8 considerato \u201cobsoleto\u201d, bisognoso di protesi chimiche ed elettroniche per adattarsi a un mondo che lo supera. La scienza e il capitale si sono alleati in questa impresa e per Gorz solo l\u2019ecologia cerca di sviluppare una scienza al servizio della vita e di un ambiente che ne favorisca l\u2019espansione. La scienza, tuttavia, ha spesso manifestato un disprezzo per il corpo e la natura, cercando di liberare l\u2019intelletto dalle limitazioni dell\u2019esperienza sensibile. La matematizzazione della natura, iniziata con Galileo e Cartesio, ha permesso alla scienza di astrarsi dalle evidenze del mondo vissuto, creando una conoscenza autonoma e meccanica. Questo approccio ha portato alla convinzione che le leggi matematiche siano le leggi dell\u2019universo e che la mente, liberata dal corpo, possa conoscere realt\u00e0 inaccessibili all\u2019esperienza. Per Gorz una simile visione ha portato a una scissione tra conoscenza e sapere, tra scienza e mondo vissuto, e a una crescente alienazione dell\u2019uomo dalla natura e da se stesso. Il progetto della scienza di dominare la natura e di creare una vita artificiale si \u00e8 radicalizzato, portando alla prospettiva di una civilt\u00e0 postnaturale e postumana. La scienza e il capitale hanno collaborato per trasformare il mondo in una macchina, sostituendo le risorse naturali con ricchezze artificiali e mercificate. L\u2019alleanza, per\u00f2, presenta delle crepe poich\u00e9 la scienza potrebbe emanciparsi dal capitalismo, aprendo la strada a una nuova era postbiologica. La scienza, tuttavia, deve confrontarsi con la sua ambivalenza perch\u00e9 essa cerca di liberare l\u2019uomo dalla natura e allo stesso tempo rischia di alienarlo ulteriormente, creando un mondo in cui la vita stessa \u00e8 ridotta a una macchina. Gorz inserisce, per questo motivo, una riflessione approfondita sull\u2019evoluzione dell\u2019intelligenza artificiale (IA), dalle sue origini negli anni \u201950 fino alle visioni futuristiche di una civilt\u00e0 post-umana dominata da macchine intelligenti. Si parte dalle prime ricerche condotte al MIT e alla RAND Corporation, finanziate dalla DARPA, che miravano a sviluppare macchine in grado di imitare e superare il pensiero umano. La conferenza di Dartmouth del 1956 segn\u00f2 l\u2019inizio ufficiale del programma di IA, basato sull\u2019ipotesi che tutti gli aspetti dell\u2019apprendimento e dell\u2019intelligenza potessero essere descritti con precisione tale da permettere la creazione di macchine in grado di simularli. Marvin Minsky, una figura centrale in questo campo, considerava il cervello una macchina di carne e il corpo umano un disordine sanguinolente, sostenendo che la mente potesse essere separata dal corpo e dal s\u00e9. Questa visione meccanicistica dell\u2019intelligenza umana, vista come una macchina a programma, ha portato all\u2019idea che il cervello sia essenzialmente un computer e che l\u2019intelligenza possa essere replicata e trasferita su supporti inorganici. Negli anni \u201970 e \u201980 questa idea si \u00e8 evoluta in una visione pi\u00f9 radicale, in cui l\u2019IA non solo superer\u00e0 l\u2019intelligenza umana ma si emanciper\u00e0 dalla dipendenza dagli esseri umani, portando a una simbiosi tra uomo e macchina. Hans Moravec, uno dei principali sostenitori di questa visione, immagina un futuro in cui la mente umana pu\u00f2 essere trapiantata in un computer, liberandosi dalle limitazioni del corpo mortale e permettendo la creazione di copie infinite di se stessi. Questa idea si basa sulla convinzione che il cervello sia essenzialmente un programma che pu\u00f2 essere trasferito e replicato come un software. Moravec, nel suo libro Mind Children, descrive un futuro in cui l\u2019intelligenza umana, liberata dal corpo, si diffonde come un \u201craggio cosmico\u201d nell\u2019universo, trasformando la non-vita in spirito e creando un\u2019eternit\u00e0 di pura celebrazione. Gorz critica questa visione, sottolineando che l\u2019intelligenza umana non \u00e8 semplicemente un programma predefinito perch\u00e9 \u00e8 inseparabile dal corpo e dalle esperienze vissute. L\u2019intelligenza \u00e8 intrinsecamente legata alla vita, ai desideri, alle emozioni e alla capacit\u00e0 di autodeterminazione, elementi che non possono essere replicati in una macchina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ricerca dell\u2019IA e della vita artificiale (VA) si \u00e8 quindi spostata verso la creazione di macchine che imitano l\u2019intelligenza umana e le caratteristiche della vita, come la capacit\u00e0 di auto-ripararsi, evolversi e riprodursi. Questo approccio si basa sulla teoria degli automi cellulari di John von Neumann che ha ispirato la NASA a sviluppare fabbriche autonome in grado di autoreplicarsi e ripararsi, con l\u2019obiettivo di colonizzare altri pianeti. La prima conferenza sulla VA a Los Alamos nel 1987 defin\u00ec la missione della VA come lo studio di sistemi artificiali che presentano le caratteristiche dei sistemi viventi naturali, con l\u2019obiettivo di creare nuove forme di vita sia in silico che in vitro. Gorz non concorda con l\u2019ottimismo eccessivo dei pionieri dell\u2019IA che vedono l\u2019evoluzione tecnologica come inevitabile e positiva, senza considerare le implicazioni etiche e sociali. Il pensatore francese era turbato da un futuro in cui le macchine intelligenti domineranno l\u2019umanit\u00e0, costringendo gli esseri umani a trasformarsi in cyborg per non essere superati. Ray Kurzweil, ad esempio, prevedeva che entro il 2020 o il 2030 la potenza di calcolo dei computer sar\u00e0 cos\u00ec avanzata da permettere la creazione di robot che supereranno l\u2019intelligenza umana. Immaginava un futuro in cui i nanobot, piccoli robot delle dimensioni di una molecola, potranno essere inviati nel cervello umano per copiare le sinapsi e aumentare l\u2019intelligenza con neuroni artificiali. Questa visione \u00e8 accompagnata da un disprezzo per la natura e la condizione umana, con l\u2019obiettivo di creare una super-civilt\u00e0 robotica che trascenda l\u2019umanit\u00e0. Hugo de Garis, un altro pioniere dell\u2019IA, si considera addirittura il quarto cavaliere dell\u2019Apocalisse, prevedendo una guerra tra umani e robot in cui questi ultimi prevarranno. Gorz affronta anche il tema dell\u2019ingegneria genetica e della possibilit\u00e0 di \u201cmigliorare\u201d l\u2019essere umano attraverso la manipolazione del genoma. Questa pratica solleva questioni etiche profonde, poich\u00e9 implica la predeterminazione delle caratteristiche di un individuo da parte di altri, minando l\u2019autonomia e la libert\u00e0 individuale. L\u2019ingegneria genetica rischia di creare una societ\u00e0 divisa tra coloro che possono permettersi di \u201cmigliorare\u201d se stessi e i loro figli e coloro che rimangono \u201cnaturali\u201d, portando a nuove forme di disuguaglianza e controllo sociale. Hans Jonas, filosofo e bioetico, ha criticato questa pratica, sostenendo che il clonaggio e la manipolazione genetica privano l\u2019individuo della libert\u00e0 di autodeterminazione, costringendolo a vivere con un destino gi\u00e0 scritto da altri. Davanti a tutte queste sfide Gorz riflette sulla necessit\u00e0 di una \u201criforma del pensiero\u201d che riconosca i limiti della tecnologia e preservi l\u2019umanit\u00e0 e la natura, evitando di cadere in una visione distopica in cui l\u2019uomo \u00e8 dominato dalle sue stesse creazioni. Peter Sloterdijk propone un passaggio dalle allotecniche che vedono la natura come un materiale da dominare alle omeotecniche che cercano una cooperazione con la natura e una relazione non violenta con il mondo. Questa transizione, sostenuta da Gorz, richiede un cambiamento profondo nel modo in cui l\u2019umanit\u00e0 concepisce se stessa e il proprio rapporto con la tecnologia, riconoscendo che l\u2019intelligenza e la vita non possono essere ridotte a semplici programmi essendo il risultato di un processo vivente e dinamico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Collettivo Le Gauche &#8211; A conclusione di questo mese dedicato al concetto di capitalismo cognitivo torniamo a parlare di un autore a noi molto caro, ovvero Andr\u00e9 Gorz.\u00a0L\u2019ultima volta che lo abbiamo incontrato \u00e8 stato per descrivere il suo ruolo nello sviluppo dell\u2019ecologia politica\u00a0mentre questa volta ci focalizzeremo sui suoi contributi per una teoria<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[30],"tags":[],"class_list":["post-1118","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - 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