{"id":13022,"date":"2026-10-28T18:12:35","date_gmt":"2026-10-28T17:12:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/?p=13022"},"modified":"2026-10-28T18:12:37","modified_gmt":"2026-10-28T17:12:37","slug":"le-leggi-elettorali-dal-1948-ad-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2026\/10\/28\/le-leggi-elettorali-dal-1948-ad-oggi\/","title":{"rendered":"Le leggi elettorali dal 1948 ad oggi"},"content":{"rendered":"<p>di Attilio Gambacorta<br \/>\nDal 1948 ad oggi il Parlamento italiano ha varato 7 leggi elettorali. La prima riforma \u00e8 del 1953: la famosissima \u201clegge truffa\u201d. Consisteva nell\u2019attribuire un premio di maggioranza del 15% alla coalizione che avrebbe ottenuto il 50% dei consensi. Tale legge non fu mai applicata, perch\u00e9 la coalizione centrista (DC \u2013 PLI \u2013 PRI \u2013 PSDI) arriv\u00f2 al 49,84% sfiorando l\u2019obiettivo per soli 75 mila voti. Il 31 luglio 1954 la legge 615 cancell\u00f2 definitivamente questa riforma. Cos\u00ec, fino al 1993, l\u2019Italia ha eletto il Parlamento con un sistema elettorale proporzionale, dove i seggi erano attribuiti in base ai voti che il singolo partito conquistava. Ogni singola formazione era autonoma, con un programma politico che la distingueva dalle altre forze; le maggioranze si costituivano in Parlamento dopo l\u2019elezione dell\u2019Assemblea. Un sistema che portava allo scontro elettorale sorretto dalle proprie idealit\u00e0; ne guadagnava la chiarezza della proposta politica, era coerente ad una architettura istituzionale che vuole la nostra Repubblica una Repubblica parlamentare. Era garantito il ruolo legislativo del Parlamento, l\u2019unico ad essere eletto per mezzo del suffragio universale.<br \/>\nCon lo scoppio di tangentopoli e la feroce critica dell\u2019opinione pubblica verso i partiti di massa, attanagliati da una profonda crisi morale e di rappresentanza, si attribu\u00ec alla legge elettorale la causa di questo decadimento politico. Un comitato referendario, promosso da Mariotto Segni, propose una legge elettorale maggioritaria per uscire da questa crisi che provocava un disaffezionamento verso la politica e una sfiducia totale verso le istituzioni. Cos\u00ec il 18 aprile 1993 si celebr\u00f2 il referendum per abrogare la legge elettorale in vigore adottata fino ad allora per eleggere il senato. Essendo i collegi al senato uninominali si abrog\u00f2 solo la frase della legge che prevedeva il raggiungimento del 65%, \u201csoglia plebiscitaria\u201d. Nessun candidato raggiungeva quella soglia e i seggi erano attribuiti sempre in modo proporzionali ai voti presi, togliendo quella frase, sarebbero stati assegnati in modo maggioritario: chi prendeva un voto in pi\u00f9 era eletto. L\u2019affluenza alle urne fu del 77%, vot\u00f2 a favore della riforma l\u201982,7% degli elettori. Il parlamento fu cos\u00ec costretto ad approvare una nuova legge sia per il Senato che per la Camera dei Deputati. Nacque cos\u00ec il \u201cMattarellun\u201d, da Sergio Mattarella, attuale Presidente della Repubblica, e allora deputato e relatore della legge. Il sistema prevedeva una quota del 75% maggioritaria ed il 25% con il sistema proporzionale. Per la Camera dei Deputati erano previste due schede: una per la quota maggioritaria in collegi uninominali e un\u2019altra per la quota proporzionale. I collegi erano plurinominali, le liste bloccate, non si potevano esprimere preferenze. Era previsto il voto disgiunto: uno per la quota maggioritaria e l\u2019altro per quella proporzionale.<br \/>\nQuesto sistema \u00e8 durato fino al 2005, quando fu introdotto il \u201cPorcellum\u201d: sistema proporzionale con premio di maggioranza fino al 55% dei seggi, senza preferenze e liste bloccate. Curioso il nome dato alla legge: Calderoli, deputato della Lega e relatore della legge stessa, la defin\u00ec \u201cuna porcata\u201d, da qui Porcellum. Nel 2014 la Corte Costituzionale lo dichiar\u00f2 parzialmente incostituzionale per il premio di maggioranza che poteva andare oltre il 20%, non prevedendo una soglia minima da raggiungere per avere il premio. Il Parlamento si vide cos\u00ec costretto a promuovere una nuova legge elettorale.<br \/>\nIl Governo Renzi nel 2015 partor\u00ec l\u2019Italicum. Eravamo alla vigilia del famoso referendum costituzionale Boschi-Renzi bocciato dagli italiani. La riforma Costituzionale prevedeva l\u2019abolizione del Senato per eliminare il cosiddetto \u201cbicameralismo perfetto\u201d. L\u2019obiettivo era quello di velocizzare l\u2019iter legislativo delle leggi evitando il passaggio da un Ramo all\u2019altro del Parlamento per l\u2019approvazione definitiva. Per questo la legge elettorale riguardava solo l\u2019elezione della Camera del Deputati. La legge fu approvata dal Parlamento, ma anch\u2019essa fu dichiarata parzialmente incostituzionale perch\u00e9 prevedeva un ballottaggio qualora nessuna coalizione avesse raggiunto il 40%. Si sarebbe verificato che una minoranza ottenesse un premio di maggioranza oltre il limite. Per questo oresunzione di incostituzionalit\u00e0 non fu mai applicata e superata nel 2017 dal Rosatellum, approvato nel 2017 sotto il Governo Gentiloni che subentr\u00f2 a Renzi dimissionario dopo la netta sconfitta referendaria.<br \/>\nIl Rosatellum prevede il 37% dei seggi a collegio uninominale e il 61% proporzionale, mentre il 2% \u00e8 riservato agli italiani all\u2019estero. Non c\u2019\u00e8 premio di maggioranza, questo si manifesta  indirettamente nei collegi uninominali dove basta un voto in pi\u00f9 per attribuirsi il seggio, quindi i seggi non si ottengono tenendo conto degli effettivi voti presi, ma in base ai collegi vinti, anche per una manciata di voti. Nella quota proporzionale le liste sono bloccate e non si possono esprimere voti di preferenze per i singoli candidati. Se un partito ottiene pi\u00f9 seggi, l\u2019assegnazione avviene tendendo conto dell\u2019ordine della lista. Con questa legge \u00e8 stato eletto il Parlamento nel 2018 e nel 2022.<br \/>\nMa non \u00e8 finita. Il 5 ottobre \u00e8 stata approvata la VII riforma elettorale: lo Stabilicum o, per meglio dire il \u201cMelonellum\u201d. Ottiene il premio di maggioranza la coalizione che raggiunge almeno il 42% dei consensi elettorali, fino ad un massimo di 220 seggi alla Camera e 113 al Senato. Per i partiti che non si coalizzano \u00e8 prevista una soglia di sbarramento del 3%, mentre per le coalizioni del 10%. I collegi uninominali sono aboliti. Il capolista \u00e8 bloccato, si possono esprimere 3 preferenze. Quindi, in caso di conquista di un seggio, in una determinata circoscrizione, sar\u00e0 nominato il capolista; mentre se il partito ottiene pi\u00f9 seggi verranno nominati i candidati che hanno preso pi\u00f9 preferenze. Gi\u00e0 si adombrano su questa legge presunti vizi di incostituzionalit\u00e0 dovuti al premio di maggioranza. Nel caso fosse sarebbe, quindi, la terza volta che una legge elettorale viene respinta perch\u00e9 contraddice la legge fondamentale. L\u2019articolo 48 della Costituzione stabilisce che \u201cogni volto \u00e8 libero e uguale\u201d.<br \/>\nQuesto principio ha fatto s\u00ec che molti costituzionalisti siano convinti che \u00e8 proprio la legge fondamentale a stabilire che il nostro sistema elettorale sia proporzionale. Dietro queste riforme si nasconde una crisi di rappresentanza politica che si pensa di affrontare attraverso le riforme elettorali che sono leggi ordinarie, anche se attraverso di esse si elegge l\u2019organo per eccellenza dell\u2019architettura Costituzionale: il Parlamento. La forma della Repubblica \u00e8 e resta parlamentare. Il tentativo di cambiare forma giuridica e istituzionale alla Repubblica nata dalla Resistenza, in senso presidenziale (elezione diretta del Primo Ministro &#8211; Premierato \u2013 o quella del Presidente della Repubblica) \u00e8 sotto gli occhi di tutti. Per adesso questi tentativi sono stati bocciati dagli italiani. In Italia dal 2001 abbiamo avuto 5 referendum: titolo V, Devolution, Bicameralismo, riduzione dei parlamentari e Giustizia. 3 di questi \u2013 devolution, Bicameralismo e Giustizia &#8211; sono stati respinti in modo netto; sono stati invece approvati la riforma del Titolo V e la riduzione dei Parlamentari. Sostanzialmente si pu\u00f2 dire che gli italiani vogliono tenersi stretta la Costituzione del 1948. La ricerca spasmodica di riformare la legge elettorale nasconde la volont\u00e0 di alcune forze politiche di aggirare l\u2019ostacolo della Costituzione con una legge che determina a priori maggioranze e minoranze politiche. Questa volont\u00e0 mette in pericolo la democrazia. Il dibattito su questo tema \u00e8 molto attuale. Emeriti costituzionalisti ogni giorno intervengo su questo problema. La bocciatura del referendum sulla giustizia ha visto il protagonismo di tanti giovani che si erano schierati in difesa dei palestinesi e contro il genocidio attuato dal Governo Netanyahu, ma ha riportato al voto anche tanti cittadini che in molte consultazioni elettorali hanno preferito \u201crimanere a casa\u201d. Chi ha deciso di partecipare all\u2019ultimo referendum costituzionale, lo ha fatto per difendere la democrazia. La sinistra, per respingere questi continui attacchi ai principi della Costituzione antifascista, non pu\u00f2 tentennare su argomenti di cos\u00ec estrema attualit\u00e0, deve essere radicale. Molti soggetti; studenti, associazioni, sindacato; sono disposti ad aderire ad un fronte costituzionale. Solo cos\u00ec potr\u00e0 cercare di vincere l\u2019imminente sfida del 2027. Non si pu\u00f2 mettere a rischio un\u2019architettura giuridica che ha garantito e garantisce la democrazia. Quello che si deve fare e di attuare i principi della Costituzione, fare in modo che essi non siano solo enunciati nella carta, ma attuati, e che ogni cittadina o cittadino possa essere oggetto attivo di questo vero ed unico cambiamento. La stabilit\u00e0 politica \u00e8 solo un\u2019apparenza, non pu\u00f2 essere un obiettivo a spese della democrazia e della partecipazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Attilio Gambacorta Dal 1948 ad oggi il Parlamento italiano ha varato 7 leggi elettorali. La prima riforma \u00e8 del 1953: la famosissima \u201clegge truffa\u201d. Consisteva nell\u2019attribuire un premio di maggioranza del 15% alla coalizione che avrebbe ottenuto il 50% dei consensi. 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