{"id":2118,"date":"2025-05-20T15:03:33","date_gmt":"2025-05-20T15:03:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/?p=2118"},"modified":"2025-05-20T15:03:33","modified_gmt":"2025-05-20T15:03:33","slug":"pizzinato-avanti-con-la-carta-dei-diritti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/05\/20\/pizzinato-avanti-con-la-carta-dei-diritti\/","title":{"rendered":"Pizzinato: \u201cAvanti con la Carta dei diritti&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrasindacale.it\/sinistrasindacale\/storage\/2020\/05\/antonio-pizzinato.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2849\"\/><\/figure>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cinquant\u2019anni fa nasceva lo Statuto dei lavoratori, dopo vent\u2019anni di lotte. Antonio Pizzinato, un sempreverde dalle molte primavere, ha vissuto quel periodo in prima linea, da sindacalista della Cgil con ruoli di responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Frida Nacinovich<\/p>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Come era la vita opera1962ia all\u2019inizio degli anni sessanta, dopo un quindicennio durissimo sotto ogni punto di vista, come quello della ricostruzione dopo la guerra?<br><\/strong>\u201cAndiamo con ordine. Nel 1947, a quattordici anni, lasciai il paese dove sono nato, in Friuli, per trasferirmi a Milano. Dopo due mesi iniziai a lavorare alle Officine Borletti, oltre 3.500 fra operai e impiegati. Sono entrato come apprendista, poi operaio qualificato e infine operaio specializzato. Finito il servizio militare \u2013 ero nei marines del Battaglione San Marco \u2013 rientro in Borletti e vengo eletto nella Commissione Interna della fabbrica, un\u2019importante impresa manifatturiera nata nel \u2019900. Nel 1962 divento funzionario della Fiom di Milano, due anni dopo mi viene affidata la zona di Sesto San Giovanni, il quinto centro industriale del paese. Mi ero appena sposato ed ero andato a vivere proprio a Sesto. Il dirigente, un vecchio partigiano, aveva lasciato e io lo sostituisco. Ma facciamo un passo indietro: quando vengo eletto nella Commissione Interna della Borletti, nel 1954, per la prima volta la Cgil non ha la maggioranza dei nove componenti. Fra gli operai quattro su sette sono della Fiom che per\u00f2 non ha nessun eletto fra gli impiegati, va a finire che cinque membri della commissione su nove hanno la tessera della Fim Cisl. Sono anni di profonde trasformazioni produttive, spuntano le catene di montaggio \u2013 in Borletti era predisposta addirittura su quattro piani \u2013 grandi cambiamenti che vanno a toccare anche la stessa organizzazione del lavoro. L\u2019azienda avvia procedure di licenziamento per centinaia di addetti, sono proprio i pi\u00f9 anziani, con quindici, vent\u2019anni di esperienza alle spalle, ad essere allontanati. Apriamo una vertenza e lottiamo per mesi, facciamo scioperi su scioperi articolati per reparto, manifestazioni per le vie del quartiere, ma non riusciamo a far ritirare i licenziamenti. L\u2019unica intesa che raggiungiamo, l\u2019unica conquista che riusciamo a strappare, \u00e8 su quello che oggi sarebbe definito incentivo all\u2019esodo. Nemmeno un anno dopo entreranno in fabbrica centinaia di giovani, nuovi assunti con contratto a termine. Questa \u00e8 la situazione negli anni cinquanta, fino all\u2019inizio dei sessanta\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Dalla fabbrica al sindacato, il passo \u00e8 breve\u2026<br><\/strong>\u201cCome abbiamo ricordato, nel 1962 divento funzionario sindacale della Fiom di Milano. Segretario generale era quel Giuseppe Sacchi che successivamente sarebbe stato eletto deputato e avrebbe contribuito da protagonista, in Parlamento, all\u2019elaborazione, presentazione e approvazione dello Statuto dei lavoratori. Io entro a far parte della commissione provinciale studi e contrattazione, con me ci sono anche Gastone Sclavi e Paolo Santi, che contemporaneamente frequentano l\u2019universit\u00e0 e studiano per laurearsi. \u00c8 il \u201964, mi affidano la zona di Sesto San Giovanni. L\u2019anno precedente avevamo conquistato il nuovo contratto dei metalmeccanici dopo 208 ore di sciopero, con aumento delle retribuzioni e graduale riduzione dell\u2019orario di lavoro; ci battevamo per fare avere a tutti le 40 ore, e per l\u2019universalit\u00e0 dei diritti dei lavoratori. Nel 1966, dopo mesi di sciopero, vengono firmati prima il rinnovo del contratto per le aziende a partecipazione statale (rappresentate dall\u2019Intersind), poi quello di Confindustria (futura Federmeccanica). Sono anni di grandi trasformazioni e di grandi conquiste, nel marzo del 1969 Cgil, Cisl e Uil siglano un accordo per il superamento delle gabbie salariali, le differenze di salario e di condizioni di lavoro a seconda delle varie zone d\u2019Italia, ben sette. Tanto per fare un esempio, Sesto San Giovanni \u00e8 vicino a Bergamo, eppure fra chi lavorava in Falck e chi in Dalmine \u2013 due aziende siderurgiche a 30 chilometri l\u2019una dall\u2019altra \u2013 c\u2019era il 20% di differenza di retribuzione. Proprio nel mezzo di queste conquiste, il 12 dicembre, si colloca la strage di Piazza Fontana, diciassette morti e novanta feriti, un attacco senza precedenti alla democrazia, ai lavoratori, al sindacato. Ero in Camera del lavoro, in riunione per decidere sugli scioperi dei meccanici, quando udimmo l\u2019esplosione. Teatro della strage \u00e8 la Banca Nazionale dell\u2019Agricoltura, il salone dove appena il giorno prima, l\u2019 11 dicembre, era stata tenuta l\u2019assemblea dei lavoratori del credito dopo la firma del contratto di categoria. Nelle stesse ore del giorno che precede la strage fascista, il Senato aveva approvato in prima lettura lo Statuto dei lavoratori. Il voto definitivo della Camera arriver\u00e0 nella primavera del \u201870, il 14 maggio. La Costituzione e i principi costituzionali entrano nelle fabbriche con lo Statuto. Si lotta per i diritti e al tempo stesso contro la violenza fascista. Nei giorni precedenti l\u2019approvazione, nel piazzale davanti alla Falck Unione mi prendono in spalla e mi portano dentro lo stabilimento per illustrare all\u2019assemblea i contenuti della trattativa sul contratto dei metalmeccanici. Un episodio che in qualche modo anticipa alcune conquiste dello Statuto, prima non era possibile fare le riunioni all\u2019interno della fabbrica. Sesto San Giovanni \u00e8 un punto di osservazione particolare, l\u201980% dei lavoratori \u00e8 concentrato in quattro grandissime fabbriche: Breda, Falck, Ercole Marelli, Magneti Marelli. Di l\u00ec a poco, a Sesto, il 13 gennaio 1972, l\u2019assemblea unitaria dei delegati eletti nelle fabbriche si conclude con la costituzione del Sum, sindacato unitario dei metalmeccanici, un\u2019anticipazione di quella che sar\u00e0 l\u2019Flm. Vengono eletti oltre 1.200 delegati sindacali da tutte le fabbriche, su scheda bianca, che svilupperanno la contrattazione aziendale prevista dai nuovi accordi. Fra il 1971 e l\u2019inizio del \u201872 si stipularono unitariamente 234 accordi aziendali riguardanti 44.200 lavoratori\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per tutti gli anni cinquanta la Cgil era stata osteggiata nei luoghi di lavoro, o sbaglio? Cosa successe nei sessanta, negli anni del boom economico?<br><\/strong>\u201cC\u2019era stata la rottura dell\u2019unit\u00e0 sindacale, c\u2019era un atteggiamento di discriminazione nei confronti della Cgil. Spesso nei luoghi di lavoro i nostri delegati non venivano neppure invitati alle trattative aziendali, ai confronti con la Commissione Interna. Alla Borletti, in particolare, l\u2019ho vissuto sulla mia pelle. C\u2019erano pressioni da parte del vertice aziendale nei confronti dei lavoratori perch\u00e9 alle elezioni della Commissione non votassero Cgil. Gli stessi Borletti arrivarono a mandare una lettera ai dipendenti per invitarli a non sceglierci. Vita dura per i militanti della Cgil, quando potevano ci separavano anche fisicamente. A partire dalla lotta degli elettromeccanici all\u2019inizio degli anni sessanta, diventano sempre pi\u00f9 pressanti e decisivi i temi della democrazia, della partecipazione sui luoghi di lavoro, della contrattazione integrativa in azienda. Ricordo la manifestazione promossa dalla Fiom in piazza del Duomo, a Natale del 1960. Il cardinale di Milano, finita la messa, invece di spostarsi sul retro ed entrare in arcivescovado, usc\u00ec in piazza. Si ferm\u00f2 sulla piazzetta che resta mezzo metro pi\u00f9 alta del selciato, e fece un segno con il braccio. Come i lavoratori lo videro scatt\u00f2 l\u2019applauso. Un momento significativo, il segno di un rapporto che si stava saldando nella societ\u00e0 con le classi lavoratrici. In Pirelli, una delle maggiori fabbriche di Milano al confine con Sesto, dopo mesi di scioperi, votando su scheda bianca, fu eletto da diversi gruppi di lavoratori il primo Consiglio di fabbrica. La stessa cosa avveniva a Porcia, in provincia di Pordenone, alla Zanussi. C\u2019era stata una profonda riorganizzazione della produzione con l\u2019introduzione delle catene di montaggio, ma i lavoratori riuscirono a fare fronte comune ed eleggere il Consiglio di fabbrica su scheda bianca. Era l\u2019inizio di un passaggio storico, che porter\u00e0 al superamento delle Commissioni Interne migliorando la vita, l\u2019organizzazione, la contrattazione nei luoghi di lavoro. Con il passaggio ai Consigli di fabbrica, la partecipazione sindacale fa un salto di qualit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>A distanza di mezzo secolo, quale \u00e8 l\u2019eredit\u00e0 dello Statuto e perch\u00e9 la Confederazione ha pensato di attualizzarlo, rinnovandolo in chiave \u2018universalistica\u2019?<br><\/strong>\u201cIn cinquant\u2019anni \u00e8 cambiato un po\u2019 tutto, dalle condizioni all\u2019organizzazione del lavoro, l\u2019ambiente e la salute sono diventati due fattori essenziali della vita in fabbrica, pi\u00f9 in generale \u00e8 mutata la stessa struttura produttiva e cos\u00ec i rapporti interni alle aziende. Al tempo stesso il lavoro \u00e8 stato frantumato, atomizzato. Faccio un esempio parlando proprio della mia esperienza a Sesto San Giovanni. Quando \u00e8 stato approvato lo Statuto dei lavoratori era il quinto centro industriale del paese, 40mila lavoratori, per l\u201980% concentrati nelle quattro grandi aziende del territorio. Oggi, nel 2020, ci sono 29mila lavoratori, per l\u201980% disseminati in realt\u00e0 con meno di dieci dipendenti. Il 50% ha addirittura un numero di addetti che va dal singolo ai cinque operai. Siamo di fronte a una frammentazione senza precedenti. In parallelo le nuove tecnologie, l\u2019automatizzazione, la robotizzazione hanno rivoluzionato il modo di produrre. Dopo il tentativo fallito di Berlusconi nel 2002, \u00e8 stato il governo Renzi, nel 2014, ad attaccare i diritti dei lavoratori, stravolgendo l\u2019articolo 18, togliendo l\u2019obbligo del reintegro per i licenziati senza motivo. Berlusconi aveva tentato ma fu bloccato dall\u2019enorme manifestazione, milioni di lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini, al Circo Massimo a Roma. Invece Renzi \u00e8 riuscito a fare approvare il job act. Da qui, dalla modifica dello Statuto e dal mutamento del mondo del lavoro, \u00e8 partita l\u2019iniziativa della Cgil, che ha raccolto un milione e 150mila firme su una proposta di legge di iniziativa popolare per la \u201cCarta universale dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici\u201d. Credo bisognerebbe anche tener conto del ricorso fatto dalla stessa Cgil in Europa contro le riforme renziane del lavoro. Il Comitato europeo dei diritti sociali ha dato ragione al sindacato. Sono stato fra i tantissimi firmatari della proposta di legge di iniziativa popolare, ero anch\u2019io in coda davanti alla Scala di Milano dove si raccoglievano le adesioni. Si sono raccolte firme in ogni parte d\u2019Italia. Superata la fase acuta della pandemia, a cinquant\u2019anni dall\u2019approvazione dello Statuto dei lavoratori, dovremo affrontare le nuove sfide di un mondo del lavoro profondamente cambiato negli ultimi trent\u2019anni, che ora si trova in crisi. Quando la triste fase del coronavirus sar\u00e0 superata, dovremo ripensare al modello strategico, contrattuale e sociale, perch\u00e9 si adegui a quella che \u00e8 la nuova realt\u00e0 produttiva e lavorativa, fonte di diseguaglianze sempre pi\u00f9 marcate, e impegnarci per una societ\u00e0 pi\u00f9 equa, con regole democratiche, rapporti di lavoro stabili e non precari, nel segno di un rinnovato protagonismo sociale. Per affrontare le sfide della modernit\u00e0 bisogna fare un salto di qualit\u00e0. Nella storia del movimento sindacale degli ultimi cento anni, una sola categoria \u00e8 riuscita a raggiungere e mantenere vivo l\u2019obiettivo del sindacato mondiale, quella dei marittimi. Serve un passo avanti globale. Non dimentichiamoci le parole di Papa Francesco, pronto a denunciare quotidianamente l\u2019aumento delle diseguaglianze in Italia, in Europa, in tutto il pianeta. E l\u2019esigenza che si costruisca un sistema universale che dia giustizia ed eguaglianza per tutti. Riflettevo sul fatto che abbiamo fatto la lotta di Liberazione per conquistare, il 25 aprile del 1945, pace, libert\u00e0 e democrazia. Insieme alla capacit\u00e0, in meno di diciotto mesi, di approvare la Costituzione repubblicana. Nel giugno 1946 si avviavano infatti i lavori dell\u2019Assemblea costituente, che avrebbe elaborato, discusso e approvato la nostra Carta costituzionale, all\u2019interno della quale sono sanciti i principi che sono stati architrave dello Statuto dei lavoratori. Ma solo nel 1970, grazie alle lotte degli anni sessanta, ci fu l\u2019approvazione dello Statuto, mentre il paese subiva la strategia della tensione con terribili stragi fasciste. Fra il primo gennaio 1948 e il maggio 1970 erano passati ventidue anni. Per arrivare al Sistema sanitario nazionale passarono altri otto anni. Insomma, la messa in pratica dei principi e dei valori contenuti nella Carta costituzionale richiede un impegno straordinario, ancora oggi sono inaccettabili le condizioni di vita e lavoro in certi settori nelle varie realt\u00e0, penso all\u2019agricoltura e alle piccolissime aziende. C\u2019\u00e8 l\u2019esigenza di riuscire a rappresentare un universo di aziende piccole e piccolissime, con lavoratori che hanno difficolt\u00e0 a trovare rappresentanza ed avere potere contrattuale. Bisogna pensare a una contrattazione di secondo livello che riesca ad affrontare i loro problemi. Lo dico io, che sono nato nel 1932, entrato in fabbrica nel \u201847, e da pi\u00f9 di settant\u2019anni avverto questa profonda esigenza di giustizia sociale. Dobbiamo ritrovare un po\u2019 di quello spirito e di quella determinazione delle lotte degli anni sessanta, non \u00e8 accettabile che ancora non sia all\u2019ordine del giorno in Parlamento la legge di iniziativa popolare per la \u201cCarta dei diritti universali\u201d chiesta da un milione e mezzo di cittadine e cittadini italiani. Il governo non deve limitarsi ad ascoltare le parti sociali, ma confrontarsi, trattare, per avviare un nuovo processo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Come vede oggi i rapporti fra il governo Conte e le organizzazioni sindacali? Dopo i due mesi di lockdown si apre una stagione ancora incerta anche sul fronte del lavoro, pu\u00f2 essere un\u2019occasione per eliminare piccole e grandi sperequazioni e progettare nuovi modelli produttivi che guardino alla giustizia sociale e all\u2019ambiente?<\/strong><br>\u201cIl momento \u00e8 difficile, non ci sono dubbi. Non solo dal punto di vista sanitario, stiamo parlando di decine di migliaia di morti, ma anche dal punto di vista sociale ed economico. La ripartenza non deve lasciare indietro nessuno, con provvedimenti che assicurino equit\u00e0 e giustizia sociale, con un passo in avanti sul piano della democrazia e della partecipazione. Il governo deve ascoltare, confrontarsi e contrattare con le parti sociali, avviando quello stesso circolo virtuoso che negli anni sessanta avrebbe posto le basi per la discussione e l\u2019approvazione in Parlamento dello Statuto dei lavoratori. Partiamo dall\u2019Italia e passiamo all\u2019Europa, con l\u2019obiettivo di un salto di qualit\u00e0 necessario a livello continentale, e mondiale, sul piano di diritti, equit\u00e0 e giustizia sociale\u201d. l<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cinquant\u2019anni fa nasceva lo Statuto dei lavoratori, dopo vent\u2019anni di lotte. 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