{"id":5430,"date":"2025-11-15T08:55:43","date_gmt":"2025-11-15T07:55:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/?p=5430"},"modified":"2025-11-15T08:55:44","modified_gmt":"2025-11-15T07:55:44","slug":"michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/","title":{"rendered":"Michel Clouscard. Un marxismo inesplorato"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\">di Alessandra Ciattini<strong><em> (tratto da <a href=\"https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/\">https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/<\/a>)<\/em><\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non so se il marxismo occidentale sia morto, non so neppure se esso sia riassumibile in una formula, date le mai sopite discussioni sui temi centrali impostati e trattati da Marx, ma posso dire che mi capita spesso di incontrare nuovi studiosi marxisti (almeno che si dichiarano tali) a me sconosciuti, ma non ad altri, operanti sia nell\u2019ambito delle scienze sociali sia in quello delle scienze dure.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In particolare, in questo campo, anche a causa dell\u2019attualit\u00e0 dei temi ecologisti, molti autori, come Georges Gastaud, hanno ripreso a lavorare sulla&nbsp;<em>Dialettica della natura&nbsp;<\/em>[1]. A mio parere essi (o meglio alcuni di essi) meritano tutto il nostro interesse soprattutto oggi nell\u2019attuale scenario internazionale lacerato da scontri e da conflitti, il cui esito potrebbe essere la sconfitta di tutte le classi in lotta, come prevedevano nel 1848 Marx ed Engels.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Naturalmente occorre in primis valutare il loro contributo e la loro coerenza con la definizione di socialismo, che mi pare appropriata, ma non schematica, proposta da Guglielmo Carchedi e Michael Roberts, per i quali quest\u2019ultimo deve essere identificato con \u201cuna societ\u00e0 in cui i mezzi di produzione sono di propriet\u00e0 comune e i produttori lavorano in associazione per soddisfare i bisogni della societ\u00e0 definiti dai produttori stessi<strong>\u2026&nbsp;<\/strong>Ci saranno solo strutture controllate democraticamente per amministrare la produzione di cose e servizi al fine di soddisfare i bisogni della societ\u00e0 umana\u201d [2]. A loro parere (ed io concordo), una tale forma di societ\u00e0 per ora non \u00e8 mai esistita, anche se si sono tentati esperimenti interessanti che hanno dato vita a societ\u00e0 complesse, ibride, non pi\u00f9 capitaliste ma in trasformazione, tenendo sempre presente che la transizione pu\u00f2 avere esiti diversi e inaspettati (<a href=\"https:\/\/sinistrainrete.info\/marxismo\/26741-guglielmo-carchedi-e-michael-roberts-la-teoria-del-valore-di-karl-marx-per-comprendere-il-funzionamento-del-capitalismo-oggi\">https:\/\/sinistrainrete.info\/marxismo\/26741-guglielmo-carchedi-e-michael-roberts-la-teoria-del-valore-di-karl-marx-per-comprendere-il-funzionamento-del-capitalismo-oggi<\/a>), non sempre umanamente controllabili secondo quella che Adam Ferguson nel Settecento defin\u00ec la legge delle conseguenze involontarie. Gli stessi politici cinesi collocano la loro societ\u00e0 solo nella fase primaria del socialismo, da cui non si potr\u00e0 rapidamente uscire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma non mi voglio soffermare su questa interessante intervista fatta a Carchedi e a Roberts, voglio piuttosto presentare ai lettori italiani un filosofo e sociologo francese, Michel Clouscard (1928-2009), di cui gli Editori Riuniti pubblicarono nel 1975 un libro ora esaurito, intitolato in italiano<em>&nbsp;I tartufi della rivoluzione. Neofascismo e ideologia del desiderio&nbsp;<\/em>(in francese il titolo \u00e8 semplicemente<em>&nbsp;N\u00e9o-fascisme et id\u00e9ologie du d\u00e9sir, Delga 2017)<\/em>. Considero assai interessante questa opera, che purtroppo non sono riuscita a fare ripubblicare nel nostro paese, perch\u00e9 ci consente di comprendere meglio almeno uno dei fattori che hanno incrinato l\u2019egemonia culturale del marxismo (in Francia anche del gaullismo e di Jean Paul Sartre) conquistata grazie alla sconfitta del nazifascismo dovuta all\u2019eroica lotta dell\u2019esercito sovietico e delle varie Resistenze. L\u2019analisi ha per oggetto la societ\u00e0 francese, ma sicuramente \u00e8 applicabile con qualche precisazione anche a quella italiana e ci aiuta a capire pi\u00f9 a fondo i cambiamenti ideologici e culturali prodottisi in Europa dopo la sua sottomissione agli Usa, alla Nato e l\u2019erogazione del famoso Piano Marshall. Se dobbiamo parlare di crisi del marxismo, non possiamo fare a meno di menzionare anche la lotta, spesso sotterranea, che \u00e8 stata condotta contro di esso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima qualche nota biografica su Clouscard. Era nato nel Tarn (regione di Carmaux, Occitania) in una famiglia operaia ed era vicino al PCF di Georges Marchais. \u00c8 autore di molti libri importanti, ma \u00e8 conosciuto in Francia, e anche negli Usa (grazie a Gabriel Rockhill) \u00absurtout pour sa critique implacable de la contre-r\u00e9volution, qui va amener la gauche fran\u00e7aise, \u00e0 partir des ann\u00e9es 70, \u00e0 se fourvoyer dans le \u00ab&nbsp;lib\u00e9ralisme libertaire&nbsp;\u00bb, concept qu\u2019il a d\u2019ailleurs lui-m\u00eame forg\u00e9 d\u00e8s 1972&nbsp;\u00bb. Come scrive Aymeric Monville, da cui riporto queste citazioni, \u00abTout le monde peut observer aujourd\u2019hui l\u2019aboutissement de ce processus: \u00eatre de gauche aujourd\u2019hui, pour le gouvernement actuel, n\u2019a de signification qu\u2019au niveau&nbsp;<em>soci\u00e9tal<\/em>&nbsp;(des m\u0153urs) mais aucune au niveau \u00e9conomique, social\u00bb. \u00c8 a questa virata ideologica, che pu\u00f2 esser intesa come tradimento delle classi popolari, che dobbiamo il risorgere del fascismo (<em>La pens\u00e9e de M. Clouscard. Entretien avec Aymeric Monville<\/em>, \u201cLa Revue du Projet\u201d, n\u00b0 53, 2016), sempre dormiente e sopito nella societ\u00e0 capitalista, ma in certi momenti pronto risvegliarsi rinnovato e pieno di forze. Vedi il&nbsp;<em>Rassemblement national<\/em>&nbsp;in Francia,&nbsp;<em>Fratelli d\u2019Italia<\/em>&nbsp;e i suoi addentellati nel nostro paese, per non parlare della Germania.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Monville intende sottolineare che, negli ultimi decenni di indebolimento del marxismo e delle sue organizzazioni, la cosiddetta sinistra (in realt\u00e0 gli strati medi ribelli e libertari sorti nel secondo dopo guerra, emersi per l\u2019espansione del capitalismo monopolistico di Stato) hanno accantonato la grande questione dell\u2019emancipazione economica e sociale, mirando a liberarci (anche giustamente) dai tab\u00f9, dai pregiudizi, dalle forme repressive proprie di quella borghesia tradizionale, nella cui etica Max Weber aveva individuato le radici del capitalismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Clouscard chiarisce in maniera analitica come si \u00e8 dispiegato questo processo, ricostruendo quei processi ideologici che hanno plasmato la concezione del mondo degli europei, i loro valori e fatto penetrare un\u2019immagine del tutto positiva degli Usa, della loro cultura e del loro modo di vita, insieme alla celebre menzogna del \u201csogno americano\u201d alimento da Hollywood sotto la tutela dei vari servizi segreti. A questi ultimi si deve anche la persecuzione del democratico Charlie Chaplin, che dovette abbandonare il paese e i suoi famosi Studios.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In molti suoi scritti, non solo in quello di cui stiamo parlando, egli si propone di delineare i contenuti e le forme dell\u2019ideologia del neocapitalismo, che sarebbe scaturita dalla nuova&nbsp;<em>intelligentsia<\/em>, fuoriuscita dai nuovi strati sociali generati dal capitalismo di Stato costituitosi nel secondo dopoguerra. Il principale fondamento di questa ideologia, prodotta da una sorta di neo-mandarinato intellettuale fortemente apprezzato e riverito, \u00e8 rappresentato dal tentativo discutibile di coniugare Marx e Freud, dando vita al cosiddetto freudo-marxismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tale ideologia, condivisa anche nel nostro paese e presentata come autenticamente rivoluzionaria, si nutre dei cambiamenti prodottisi con la fine della Seconda guerra mondiale: l\u2019Europa subordinata agli Usa, occupata militarmente, integrata nella NATO, meta con il Piano Marshall dei capitali e delle merci, anche culturali, statunitensi. In questo contesto si realizzano straordinarie trasformazioni: enorme sviluppo delle forze produttive, la razionalizzazione capitalistica della produzione attraverso il fordismo e il taylorismo. A ci\u00f2 si aggiunge l\u2019industrializzazione dell\u2019agricoltura (in Italia il meridione ne \u00e8 sfiorato), l\u2019esodo forzato dalle campagne e la concentrazione urbana delle industrie. Tutti aspetti straordinariamente trattati dal neorealismo cinematografico (basti citare&nbsp;<em>Rocco e i suoi fratelli&nbsp;<\/em>di L. Visconti). Tali processi implicano anche la trasformazione della vita privata, del ruolo della donna, nuove forme di consumo e nuove modalit\u00e0 di comportamento, cui d\u00e0 impulso l\u2019espansione continua del mercato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Implicano anche il formarsi di nuovi strati intermedi, legati all\u2019espansione dei servizi, alla crescita di nuove figure intellettuali e professionali, non immediatamente produttive, ma che, operando nei settori commerciali, produttivi delle idee, pubblicitari, negli apparati ideologici costituiscono una rotella indispensabile al funzionamento di un enorme marchingegno, da cui scaturiscono i profitti (Vedi H. Braverman,&nbsp;<em>Lavoro e capitale monopolistico<\/em>, Einaudi, Torino 1978).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come osserva Clouscard, Herbert Marcuse, critico del marxismo sovietico, aveva scaricato la responsabilit\u00e0 della persistenza del capitalismo e anche del suo ulteriore sviluppo sulla classe lavoratrice, la quale si sarebbe fatta irretire e affascinare dai beni prodotti e distribuiti nella nuova societ\u00e0 dell\u2019abbondanza o dei consumi (Clouscard scrive anche&nbsp;<em>Le capitalisme de la s\u00e9duction,&nbsp;<\/em>Parigi 1981). Inoltre, contro lo stesso Freud, aveva ipotizzato che la repressione sessuale non era inerente allo Stato sociale, ma generata da un suo cattivo funzionamento contestuale che, se corretto, avrebbe permesso a tutti gli individui di esprimersi in maniera completa e di realizzare tutti i loro desideri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa concezione, ancora oggi dominante e acriticamente accettata, sia pure ridotta a esangui manifestazioni, riduce l\u2019essere umano alla pura dimensione libidinale, ludica, marginale e alimenta quella che il filosofo francese definisce con perspicacia \u201cideologia del desiderio\u201d, costante impronta di un vuoto da riempire; ogni forma di impegno, di disciplina, anche ogni senso del reale viene cancellato e sostituito dal principio del piacere, che invece di liberarci ci rende ancora pi\u00f9 schiavi; e ci\u00f2 perch\u00e9 siamo attratti e solleticati dalle nuove meravigliose merci, il cui consumo ci dovrebbe soddisfare, purtroppo solo in maniera effimera, lasciando un triste senso di un\u2019immensa insoddisfazione interiore. Operando in questa direzione dissolve il soggetto politico, presente ancora nelle precedenti forme di capitalismo, e individua nuovi gruppi rivoluzionari inconsistenti, sulla base dell\u2019appartenenza sessuale, etnica, minoritaria, che appaiono sulla scena per rivendicare la loro stessa esistenza e il diritto alla realizzazione dei loro desideri, spesso irrealistici o fortemente unilaterali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo Clouscard occorre partire dal modo di produzione che, per l\u2019aumento del tasso di crescita, nel neocapitalismo genera la produzione di beni materiali che suscitano e soddisfano nuovi bisogni. Se nella fase precedente il proletariato aveva a disposizione solo i beni di sussistenza, la piccola borghesia anche i beni di confort (immobiliari e fondiari), la grande borghesia godeva anche di quelli di lusso; nella cosiddetta societ\u00e0 dei consumi, invece, i lavoratori di origine straniera dispongono solo dei mezzi di sussistenza, il proletariato anche dei beni strumentali, ossia quelli che gli permettono di essere al meglio produttivo (auto, lavatrice, TV etc.), la piccola borghesia dei beni di consumo e di status, la media dei beni di confort e quella alta dei beni di lusso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbagliato dalla ricerca dell\u2019appagamento dei desideri e dalla volont\u00e0 di denigrare i lavoratori, Herbert Marcuse sostiene che questi ultimi, che producono tutti i beni esistenti e ne consumano solo una parte, godono anche dei beni di consumo, non comprendendo che un\u2019auto \u00e8 un bene strumentale e non di consumo, indispensabile, per esempio, per andare a lavorare nel nuovo contesto sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Evidentemente non si rende conto che, se i lavoratori avessero a disposizione tutti i beni prodotti e potessero soddisfare tutte le loro esigenze, saremmo gi\u00e0 in una societ\u00e0 socialista. A parere del filosofo francese l\u2019acquisizione dei beni di sussistenza e di quelli strumentali indispensabili costituisce solo la riappropriazione parziale del plusvalore prodotto dallo sviluppo delle forze produttive. Inoltre, la TV esercita una funzione distrattiva assai utile dal punto di vista ideologico, e perci\u00f2 diventa accessibile ai lavoratori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa distinzione tra beni di consumo e beni strumentali, in parte acquistati dai lavoratori, mostra di fatto che i conflitti di classe nel neocapitalismo si sono esacerbati e che i lavoratori continuano ad essere subordinati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questa interessante analisi Clouscard deduce che il consumo dei beni strumentali (una Panda non \u00e8 una Maserati) \u00e8 sempre funzionale per il lavoratore, utile alla riproduzione della forza lavoro, mai libidinale, in quanto producente piacere come predica la pubblicit\u00e0, come per le classi superiori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La trasformazione che ci conduce al neo o tardo capitalismo scaturisce dalla sconfitta parziale della borghesia tradizionale, ora invocata per giustificare la sconfitta dell\u2019Occidente [3], legata al valore del risparmio, del reinvestimento, della famiglia tradizionale da parte dei nuovi strati medi che, soddisfatti i bisogni essenziali, possono orientarsi verso il superfluo, magari non standardizzato dalla produzione in serie, abbandonando l\u2019investimento nei beni strumentali produttivi e ricercando l\u2019appagamento estetizzante, simbolo dell\u2019acquisizione di un nuovo status. Come scrive Clouscard questa nuova borghesia \u00e8 produttrice di servizi, ma consumatrice di oggetti-segni (equivalenti ai cosiddetti beni prestigio primitivi) [4], che indicano con un\u2019immagine la non appartenenza al proletariato, cui d\u2019altra parte \u00e8 assai vicina. Ed \u00e8 proprio questo il gruppo considerato il grande protagonista del Maggio 1968, con i suoi contraddittori slogan (proibito proibire, l\u2019immaginazione al potere), che d\u00e0 vita alla rivoluzione culturale e sessuale, ma che era affiancato dai lavoratori con le loro rivendicazioni politiche ed economiche [5].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A convalida delle osservazioni di Clouscard dobbiamo aggiungere alcuni dati concreti: in Italia fu istituita nel 1951 la Commissione parlamentare per la miseria, le cui conclusioni (persistenza della povert\u00e0, necessit\u00e0 di misure per cancellarla) furono approvate da tutti i partiti, dai monarchici ai comunisti. Fu richiesto un programma organico di sicurezza sociale, che non fu mai avviato. Successivamente nel 1984 Bettino Craxi, presidente del Consiglio, istitu\u00ec la Commissione d\u2019indagine sulla povert\u00e0, ossia trent\u2019anni dopo la prima ricerca. Questo organismo, che cambi\u00f2 nome pi\u00f9 volte, lavor\u00f2 fino al 2012, constatando sempre la persistenza della povert\u00e0 in un paese a capitalismo avanzato come l\u2019Italia, negando quindi l\u2019idea che tutti avessero finalmente raggiunto il benessere, di cui negli ultimi decenni gruppi sempre pi\u00f9 numerosi gruppi debbono fare a meno [6].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nuovo modo di consumo si trasforma in un modello generale, con l\u2019ipotesi di inglobare il proletariato e di sconfiggere gli antagonismi di classe; in realt\u00e0, accade il contrario: da un lato, i grandi quadri del settore pubblico e privato, i tecnocrati, si accordano con la grande borghesia tradizionale; dall\u2019altro, come mostra anche il gi\u00e0 citato Braverman, la trasformazione del settore impiegatizio, insegnanti, consulenti, grazie all\u2019industrializzazione di questo ambito, conduce ad un livellamento verso il basso di questi lavoratori, che si trovano esposti agli stessi rischi dei proletari (disoccupazione, impoverimento).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per espandere i suoi mercati il neocapitalismo deve spazzar via l\u2019etica tradizionale, fondata sulla precedente rarit\u00e0 delle merci e sui limiti imposti al consumo popolare (si pensi anche alla logica delle leggi suntuarie); nella forma della \u201csociet\u00e0 dell\u2019abbondanza\u201d \u201cdeve generare i valori inversi del consumo, dello spreco, della festa [7], della libidinalit\u00e0\u201d. Pertanto, secondo Clouscard, il freudo-marxismo, ideologia portante della nuova fase capitalistica, svolge la funzione di liquidare l\u2019etica moralistica, l\u2019economia dell\u2019accumulazione, l\u2019inibizione e d\u00e0 sfogo alla trasgressione in tutte le sue forme (2017: 60; trad. mia). Con le sue merci vende la sua stessa ideologia, uno stile di vita: consumare vuol dire non porsi limiti, trasgredire, liberarsi, ma nello stesso tempo alienarsi, sottoponendosi sempre pi\u00f9 alla seduzione del mercato e distraendosi dalla lotta di classe fondata dai diversi ruoli nella produzione delle merci, disponibili nella loro totalit\u00e0 solo a certi strati sociali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Clouscard distingue nella \u201csociet\u00e0 dei consumi\u201d due settori, sempre collocati nella nuova piccola borghesia: il primo viene integrato nel neo-capitalismo attraverso l\u2019acquisto dei beni prodotti in serie, il secondo, marginale ma pi\u00f9 potente ideologicamente, costituito dai giovani, dalle donne, estremamente sensibili al tema dell\u2019emancipazione, dagli intellettuali, dagli artisti, dagli \u201cspostati e nevrotizzati\u201d (<em>nervos\u00e9s<\/em>), intesi in senso storico-sociologico e non implicati direttamente nel sistema produttivo, le cui dinamiche ignorano totalmente. Sono questi gruppi che si fanno affascinare e sedurre dalla forma del consumo trasgressivo, inteso come strumento di emancipazione. Questo \u00e8 alimentato dall\u2019eccezionale sviluppo di nuovi settori produttivi e commerciali come l\u2019industria del tempo libero, della moda, dei nuovi mezzi di espressione audiovisuali, degli oggetti cosiddetti alternativi, fino agli eccessi delle droghe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si realizza, pertanto, il paradosso: il neocapitalismo (cui dietro stanno forme criminose di mafie e di oligarchie) produce quelle merci, mediante l\u2019acquisto delle quali (abbigliamento, cultura, bevande alcoliche, droga etc.) coloro che si considerano baldanzosamente antisistema, si inseriscono perfettamente in esso, acquistando oggetti effimeri, evanescenti, destinati a diventare rapidamente obsoleti, grazie alla sovrapproduzione che genera un mercato parallelo. Ne consegue che i sedicenti rivoluzionari diventano i paladini della seduzione capitalistica ispirata dalla volont\u00e0 di dirigere le masse verso un\u2019emancipazione fittizia, che produce solo abbrutimento e sempre maggiore alienazione. In questo senso il filosofo francese li definisce liberal-libertari, espressione recentemente usata dal presidente argentino Javier Milei, che intende incrementare nel suo gi\u00e0 massacrato paese un capitalismo selvaggio, in cui la libert\u00e0, presentata come eccezionalit\u00e0, superamento dei limiti da parte degli individui, nasconde il diritto del pi\u00f9 forte e del proprietario. Del resto, sapevamo gi\u00e0 \u2013 Marx docet \u2013 che l\u00e0 dove non ci sono protezioni e tutele e tutti hanno formalmente gli stessi diritti, si impone il diritto del pi\u00f9 forte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal punto di vista storico-politico per la Francia l\u2019emergere del neo-capitalismo, da un lato, ha sconfitto la destra tradizionale, legata alla figura di De Gaulle, odiato dagli Usa, alla difesa dell\u2019indipendenza e della sovranit\u00e0 del paese, ai valori tradizionali; destra che si \u00e8 rivitalizzata adottando il servile atlantismo a partire dalla presidenza di Nicolas Sarkozy e pienamente incarnato oggi nel despota Emmanuel Macron; dall\u2019altro, dopo Maastricht, ha spinto la sinistra (compresi i partiti comunisti, particolarmente quello italiano che ha subito un lungo processo di decomposizione) [8] ad adottare la dottrina della cosiddetta social-democrazia europea. Come la destra, quest\u2019ultima ha condotto una guerra sistematica ai diritti e alle tutele conquistate in precedenza dai lavoratori europei (anche in seguito al Maggio 1968), ha smembrato la propriet\u00e0 pubblica a vantaggio delle grandi corporazioni, ma nello stesso tempo ha adottato il \u201cpolitically correct\u201d; un\u2019altra forma del libertarismo e del permissivismo, che trasferisce la questione dei diritti sul piano della morale (<em>soci\u00e9tal<\/em>), scindendo in maniera subdola i diritti civili da quelli sociali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo il filosofo francese l\u2019icona di questi processi da lui analizzati sarebbe il celebre libro, che tanta influenza ha esercitato anche in Italia,&nbsp;<em>L\u2019Anti-Oedipe<\/em>&nbsp;(\u00c9ditions de Minuit, Parigi 1972) di G. Deleuze e F. Guattari [9], nel quale si esprimono con forza la contraddizione interna al sistema capitalistico e l\u2019aporia tra il permissivo e il repressivo. L\u2019impulso al dispiegamento del desiderio (le macchine desideranti di Deleuze) alimenta la crescita, sconvolge l\u2019ordine precedente, attacca le istituzioni, che garantivano certi diritti (smantellamento dello Stato sociale, delle Costituzioni, della Nazione progressivamente intesa) e d\u00e0 libero sfogo al consumo trasgressivo. Purtroppo, la sovraproduzione cos\u00ec generata conduce alla crisi e alla recessione, che pu\u00f2 esser superata, per tutelare i profitti, solo scaricandone i costi sui lavoratori, avvalendosi di maggiori strumenti coercitivi e repressivi, perch\u00e9 questi si sottomettano. Strumenti che abbiamo visto in opera da vari decenni e che si manifestano, per esempio, nel rafforzamento del potere esecutivo a scapito del legislativo, nell\u2019impiego indebito dei decreti legge, mettendo a tacere la voce di quei pochi rappresentanti popolari eletti nelle \u201celezioni democratiche\u201d. In definitiva, il potere politico diventa sempre meno rappresentativo (di qui l\u2019astensionismo) e sempre pi\u00f9 in stretta connessione con il potere economico (i tecnici), ormai transnazionale, al di fuori di ogni controllo, mostrando la sua vera natura di matrice neofascista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo visto che la prima parte del titolo del libro di Clouscard contiene la parola neo-fascismo, le cui radici debbono ora essere puntualmente disvelate seguendo passo passo la riflessione del nostro filosofo, che non ha potuto godere, per ovvie ragioni, del riconoscimento internazionale dei fondatori della cosiddetta&nbsp;<em>French Theory<\/em>, una costruzione del tutto artificiale, nella quale hanno messo le mani persino i servizi segreti statunitensi nella loro battaglia ideologica volta a riconquistare le masse [10].<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da quanto ho capito, leggendo il coinvolgente libro del nostro filosofo, vi sono varie relazioni tra l\u2019ideologia del desiderio e il neo-fascismo.&nbsp;<em>In primis<\/em>, come si \u00e8 visto, lo spostamento dell\u2019emancipazione dalla dimensione economico-sociale a quella libidinale e ludica indirizza le masse insoddisfatte verso le forze neofasciste che, a parole, si mostrano pi\u00f9 sensibili ai problemi sociali e, in nome di un nazionalismo escludente, esigono il ripristino dei benefici per le popolazioni autoctone, espellendone per motivi razzisti gli immigrati. Come gli ebrei durante il nazismo, questi svolgono la funzione di capri espiatori di colpe che non sono le loro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un\u2019altra rilevante relazione con il neofascismo sta nella nozione di \u201cgenere di vita\u201d, un nuovo modo di consumare \u201cnaturale\u201d, imposto dal neo-capitalismo, immediatamente adottato da quei settori piccolo-borghesi, che si faranno i promotori di esso, scagliando i loro strali, in nome di una contraddittoria tolleranza, verso chi non lo recepisce. Genere di vita \u201crivoluzionario\u201d, che evoca il primo fascismo italiano sedicente antiborghese, soprattutto nel vestiario trasgressivo, nei costumi sessuali e persino fautore di una \u201crivoluzione grammaticale\u201d (il superamento del maschile e del femminile, ignorando l\u2019esistenza degli epiceni presenti almeno nelle lingue neolatine).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Possiamo ricordare a questo proposito una significativa presa di posizione di Lenin, il quale nelle conversazioni con Klara Zetkin afferm\u00f2 a proposito del cosiddetto libero amore che: \u201cLa rivoluzione esige concentrazione, tensione del\u00adle forze dalle masse e dagli individui. Essa non pu\u00f2 tol\u00adlerare stati orgiastici, del genere di quelli propri delle eroine e degli eroi decadenti di D\u2019Annunzio. Gli eccessi nella vita sessuale sono un segno di decadenza borghese\u201d&nbsp;<em>(Klara Zetkin Lenin e il Movimento femminista<\/em>, 1925,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.marxists.org\/italiano\/zetkin\/lenin.htm\">https:\/\/www.marxists.org\/italiano\/zetkin\/lenin.htm<\/a>). Evidentemente aveva in mente la sterile contrapposizione tra individuo e societ\u00e0, tipica del liberalismo, che non considera dialetticamente quest\u2019ultima il luogo di realizzazione del primo<em>.&nbsp;<\/em>In quest\u2019ultima prospettiva si genera un\u2019aporia insanabile, non dialettizzabile che trasfigura in maniera generica e astorica ogni dimensione del collettivo, del comunitario in una forma di arrogante costrizione, di ostacolo al pieno dispiegamento dell\u2019individuo, spesso ridotto a livelli assai rudimentali, e si alimenta un\u2019idea di potere indefinito e infinito (alla Michel Foucault), che \u00e8 impossibile contrastare e tanto meno sconfiggere. Il problema \u00e8 che proprio questa forma di tematizzazione del potere priva gli eventuali oppositori di qualsiasi arma adeguata al suo rovesciamento e trasforma la condizione esistenziale dell\u2019individuo della societ\u00e0 capitalistica in \u201cun immutabile carattere cosmico&nbsp;<em>dell\u2019<\/em>uomo, anzi l\u2019immutabile carattere cosmico di ogni essere\u201d. Con queste parole Gy\u00f6rgy Luck\u00e1cs descrive come uno dei fondatori dell\u2019irrazionalismo, che ha ovviamente radici filosofiche pi\u00f9 antiche, Arthur Schopenhauer, trasforma l\u2019egoismo borghese in entit\u00e0 transtorica, privandolo di ogni connotazione storico-sociale (<em>La distruzione della ragione<\/em>, Einaudi, Torino 1959: 211).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019analisi di Clouscard il blocco politico, che sta dietro alla nuova fase capitalistica, \u00e8 costituito dall\u2019imperialismo statunitense, dalla corporatocrazia penetrata dal capitale transnazionale e dal regionalismo, il cui obiettivo \u00e8 rappresentato dal cambiamento della funzione dello Stato. Questo intende dissolvere la Nazione, concepita come il complesso delle istituzioni costruite dall\u2019azione delle masse in senso repubblicano, democratico, socialista, patriottico, per dominare sulla popolazione distolta dalla sua autentica meta e spinta al consumo compulsivo e all\u2019irresponsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Italia, divenuta unitaria sulla base di un progetto moderato, si \u00e8 realizzato lo stesso processo ma con modalit\u00e0 diverse, in particolare con l\u2019attacco alla Costituzione del 1948, del resto mai applicata nella sua compiutezza, o volutamente mal interpretata. In particolare, con l\u2019attuazione della cosiddetta autonomia differenziata -secondo le parole del costituzionalista Gaetano Azzariti- si frantuma \u201cil regionalismo solidale\u201d, previsto dalla nostra Carta, finendo col non rispettare l\u2019art. 2 [10]. Questo \u201cnon si accontenta di assicurare (solo) i livelli essenziali dei diritti civili e sociali (i famosi Lep), ma pretende di garantire i diritti inviolabili dell\u2019uomo e richiede l\u2019adempimento degli&nbsp;<strong>inderogabili doveri di solidariet\u00e0 politica, economica e sociale&nbsp;<em>su tutto il territorio nazional<\/em><\/strong><em>e<\/em>\u201d&nbsp; (<a href=\"https:\/\/volerelaluna.it\/in-primo-piano\/2023\/04\/14\/un-altro-regionalismo-e-possibile\/\">https:\/\/volerelaluna.it\/in-primo-piano\/2023\/04\/14\/un-altro-regionalismo-e-possibile\/<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Naturalmente, in entrambi i paesi, il regionalismo ha lo scopo di indebolire lo Stato, che diventa sempre meno in grado di controllare la penetrazione del capitale transnazionale, che si appropria della gestione dei servizi essenziali (salute, scuola, trasporti, autostrade), operando per di pi\u00f9 in regime di monopolio. Da aggiungere che questo Stato e i suoi \u201cservitori\u201d sono i primi a sostenere questa trasformazione, mettendo questa istituzione non pi\u00f9 unificante al servizio di chi non ha nessun interesse a promuovere la soddisfazione delle esigenze dei cittadini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come abbiamo potuto osservare negli ultimi decenni, per realizzare questo obiettivo si \u00e8 smantellato il sistema parlamentare (ci\u00f2 \u00e8 avvenuto in tutti i paesi a capitalismo avanzato dove il parlamento aveva una vera funzione), ma anche le istituzioni collettive (come il sistema educativo e formativo), che avrebbero dovuto dare impulso alla formazione del cittadino quale agente politico cosciente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molto profonde sono le pagine, in cui Clouscard, che \u00e8 anche un grande romanziere legato alla \u201cscienza sociale\u201d di Balzac, di de Maupassant etc., in cui immagina una grottesca riunione dei grandi dirigenti, tra cui spicca Publicitus, ministro delle Arti dell\u2019emancipazione e della pubblicit\u00e0 nel paese del Grande Mercato. Per rilanciare gli affari e il commercio, uesQuestiQquesti propone di ripiegare sulla promozione senza limiti del desiderio: \u201cIl faut lib\u00e9rer le grand flux du d\u00e9sir, promouvoir les mod\u00e8les de la \u00e9mancipation transgressive, exalter la production des secteurs promotionnels&nbsp;\u00bb. Il Grande Boss annuisce:&nbsp;\u00abOn doit se lib\u00e9rer de vieux tabous, des complexes\u2026Mais ne craignez-vous pas les forces r\u00e9pressives, les ouvriers, avec leur revendications alimentaires et quantitatives, leur moralisme mesquin et r\u00e9pressive?\u00bb E, mostrandosi indulgente con il consumatore trasgressivo, ma punitivo verso i produttori, aggiunge: \u201cS\u2019il ne veut pas de la po\u00e9sie il aura du b\u00e2ton\u201d (pp. 91-93). Del resto, qualcuno dovr\u00e0 pur produrre senza posa gli oggetti di un desiderio insaziabile, la maggior parte dei quali non potr\u00e0 nemmeno consumare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si potrebbe aggiungere che stiamo assistendo un vertiginoso aumento della povert\u00e0 e della popolarizzazione sociale: in Francia il tasso di povert\u00e0 ufficiale \u00e8 attestato al 14,6%, ma probabilmente \u00e8 pi\u00f9 alto; in Italia, invece, in seguito alla pandemia e agli aumenti dei costi energetici, abbiamo circa 5 milioni e 700.000 poveri. Tutto questo ci fa pensare che lo spazio per l\u2019ideologia del desiderio si vada inevitabilmente a ridurre [11]. Eppure riesce a resistere e non solo tra i pi\u00f9 benestanti, ma anche tra i meno agiati, i quali si lasciano attrarre da ci\u00f2 che Balzac chiam\u00f2 l\u2019oppio della miseria, da cui Marx trasse una delle sue definizioni di religione. Nei&nbsp;<em>Quaderni dal carcere<\/em>&nbsp;Gramsci dedic\u00f2 una pagina all\u2019argomento, in cui ricorda le riflessioni di Benedetto Croce sulle opere di Matilde Serao, la quale descrive le grandi speranze che il gioco del lotto alimenta per una settimana nel popolo napoletano (oggi le estrazioni avvengono praticamente ogni minuto e i tipi di gioco sono innumerevoli).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A proposito del lotto, scrive Balzac, fonte di ispirazione della Serao: \u00abCette passion, si universellement condamn\u00e9e, n\u2019a jamais \u00e9t\u00e9 \u00e9tudi\u00e9e.&nbsp;<em>Personne n\u2019y a vu l\u2019opium de la mis\u00e8re<\/em>. La loterie, la plus puissante f\u00e9e du monde, ne d\u00e9velopperait-elle pas des \u00e9sperances magiques? Le coup de roulette qui faisant voir aux joueurs des masses d\u2019or et de jouissances ne durait que ce que dure un \u00e9clair. Quelle est aujourd\u2019hui, la puissance sociale qui peut, pour quarante sous, vous rendre heureux pendant cinq jours et vous livrer id\u00e9alement tous le bonheurs de la civilisation?\u00bb (<a href=\"https:\/\/quadernidelcarcere.wordpress.com\/2014\/09\/12\/la-religione-il-lotto-e-loppio-del-popolo\/\">https:\/\/quadernidelcarcere.wordpress.com\/2014\/09\/12\/la-religione-il-lotto-e-loppio-del-popolo\/<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo gioco e giochi assimilabili, che oggi si sono spaventosamente incrementati, costituiscono -vale la pena ribadirlo riprendendo le memorie di Giacomo Casanova- una tassa volontaria e, in quanto tale, non pu\u00f2 suscitare disappunto e quindi \u00e8 altamente consigliabile che i politici la introducano e la mantengano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Naturalmente vi sono altri aspetti importanti che, secondo Clouscard, legano l\u2019ideologia del desiderio al neo-fascismo, i quali scaturiscono dalla mescolanza confusionista e, se vogliamo sincretica, del pensiero di tre autori in senso diverso seminali: Marx, Freud e Nietzsche. Per esser realizzato tale sincretismo prevede nella prima fase privare Marx e Freud dei loro fondamenti scientifici, abbandonando il concetto di lavoro astratto che misura la produzione, da un lato, e dall\u2019altro, non solo cancellando il ruolo della famiglia nella sollecitazione del desiderio, ma opponendosi anche alla capacit\u00e0 di quest\u2019ultima di contenerlo. Il risultato \u00e8 l\u2019enfasi su un desiderio astratto, decontestualizzato, infinito, mescolato con la dimensione dionisiaca e vitalistica di Nietzsche, dal quale scaturisce un ribellismo individualistico, irrazionalistico, antistituzionale, che evoca l\u2019ideologia fascista del primo Mussolini e che confonde inconsapevolmente o consapevolmente la destra con la sinistra. Abbiamo visto prestigiosi intellettuali e perfino forze politiche significative che si sono ispirate a questo pluralismo confusionista, che non ha prodotto nessun risultato, anzi ci ha fatto arretrare sul piano politico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Clouscard lo definisce anche neo-populismo caratterizzato dallo spontaneismo che valorizza l\u2019azione delle masse, le quali debbono liberarsi dall\u2019organizzazione costrittiva e repressiva dei partiti e dei sindacati colpevoli di averle tradite. A queste forme organizzative, non certo prive di difetti, viene opposto il ruolo di una sorta di \u00e9lite che conosce a fondo i desideri delle masse e sa guidarle per realizzarli. Come si vede, non si tratta di un discorso esplicitamente fascista ma che mostra in germe come il populismo potrebbe svilupparsi, manipolando lo spontaneismo irrazionale verso il conseguimento di finalit\u00e0 autoritarie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In definitiva, il filosofo francese riprende il grande tema sviluppato da Gy\u00f6rgy Luk\u00e1cs, di cui adotta anche il termine confusionismo, nell\u2019ingiustamente tanto criticato da certuni celebre volume&nbsp;<em>La distruzione della ragione&nbsp;<\/em>(1959), che pone in relazione le correnti irrazionalistiche occidentali con la necessit\u00e0 da parte della classe dominante di impedire l\u2019avanzamento della classe lavoratrice, disgregando, o pi\u00f9esattamente decostruendo, la nozione di progresso, di matrice illuministica e umanistica, e attaccando le organizzazioni di massa. Irrazionalismo che, come ormai diventa sempre pi\u00f9 chiaro, \u00e8 indissolubilmente legato alla fase imperialistica del capitalismo -come sosteneva il grande marxista ungherese- e che oggi si mostra nei suoi aspetti pi\u00f9 aberranti e disumani. Basti qui citare il celebre, perch\u00e9 ampiamente pubblicizzato, filosofo Slavoj \u017di\u017eek, il quale afferma con disinvoltura: \u201cdobbiamo assumere il nostro destino come catastrofe\u201d (cit. in Bellamy Foster J.,&nbsp;<em>Il nuovo irrazionalismo<\/em>, (<a href=\"https:\/\/contropiano.org\/fattore-k\/2023\/03\/16\/il-nuovo-irrazionalismo-un-saggio-della-monthly-review-0157665\">https:\/\/contropiano.org\/fattore-k\/2023\/03\/16\/il-nuovo-irrazionalismo-un-saggio-della-monthly-review-0157665<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa prospettiva, alla classe dominante \u00e8 straordinariamente utile la negazione della storia, che si cristallizza nella nozione l\u00e9vi-straussiana di inconscio strutturale, ripreso dalla linguistica, e che rappresenta una sorta di dimensione pre-culturale, selvaggia, ante-predicativa, pre-discorsiva che anticipa l\u2019istanza economico-sociale della produzione. Dall\u2019altro lato, procedendo secondo la medesima logica destoricizzante anche l\u2019industria viene considerata \u201cun astratto e transtorico fenomeno\u201d, che con il capitalismo ha separato ideologicamente l\u2019uomo dalla natura, ma che di fatto sono tutt\u2019uno; pertanto, \u00e8 indispensabile disumanizzare l\u2019uomo e denaturalizzare la natura ripristinando nell\u2019oggi le antiche concezioni animistiche (Bellamy Foster, Ibidem), con le quali si vuole scardinare la razionalit\u00e0 scientifica non identificabile&nbsp;<em>tout court<\/em>&nbsp;con quella capitalistica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Citando \u00c9mile Durkheim, si potrebbe affermare che queste tendenze culturali sanno soltanto opporre in maniera binaria e volutamente sconcertante (individuo\/societ\u00e0), o assimilare (umanit\u00e0\/natura), dimostrando di essere incapaci di cogliere le sfumature, le parziali similitudini, e la complessit\u00e0 della relazione identit\u00e0 \/ contraddizione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nello stesso tempo, ci dice Clouscard, l\u2019allontanamento dalla storia e l\u2019oscuramento della vita sociale e produttiva generano una sorta di schizofrenismo, che caratterizza, per esempio, l\u2019artista, il quale separato dalla storicit\u00e0 e dalla quotidianit\u00e0, si ritiene l\u2019unico in grado di cogliere ci\u00f2 che sta dietro (in termini kantiani il Noumeno), il desiderio originario (in termini deleuziani), la cui dinamica ha la funzione di contestare l\u2019esistente. Pertanto, lo schizofrenismo distacca gli individui dalla vera socialit\u00e0 da trasformare e li indirizza verso un livello inconoscibile, inafferrabile, cangiante a seconda dell\u2019interpretazione elaborata (Nietzsche: \u201cnon esistono fatti, solo interpretazioni\u201d), nel quale si realizzerebbero le loro vere e autentiche aspettative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se da un lato, l\u2019ideologia del desiderio frantuma la moralit\u00e0 tradizionale e mette in crisi le istituzioni collettive, consentendo al capitale transnazionale di dominare, facendo credere che chi si subordina alle sue lusinghe si sta ribellando contro di esso; dall\u2019altro, destrutturando l\u2019opposizione, \u201creduite au spontan\u00e9isme groupusculaire\u201d, il neofascismo culturale spinge all\u2019esasperazione del consumismo trasgressivo, che implica il disprezzo nei confronti del lavoratore che produce e non consuma, privandolo della sua persona politica e sociale. Per Clouscard esso non si esprime solo nella repressione da parte dello Stato, che pure c\u2019\u00e8, ma anche e soprattutto nella dissoluzione del soggetto politico, dal quale di fatto nella prassi scaturisce il desiderio, generato dalla relazione di classe tra produzione e consumo. Invece, nell\u2019ideologia del desiderio, quest\u2019ultimo precede la stessa prassi, divenendo esso stesso fonte di produzione e dispiegandosi in flusso continuo, mirante all\u2019appagamento immediato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La profonda riflessione del filosofo francese pu\u00f2 essere articolata tenendo in conto un\u2019autrice russa, non credo molto conosciuta in Italia, Kete Chuckhrov, la quale esamina assai criticamente tutti quegli autori gi\u00e0 studiati dal primo, cui aggiunge i loro successori, collocandoli tutti in una corrente che critica aspramente il capitalismo, ma che di fatto da esso inconsciamente non vuole redimersi. Naturalmente in questa sede non pu\u00f2 essere analizzato nella sua complessit\u00e0 il difficile e bel saggio della filosofa e poetessa russa, intitolato&nbsp;<em>Practicing the Good: Desire and Boredom in Soviet Socialism (Eflux Architecture,&nbsp;<\/em>Minnesota University Press 2020<em>),&nbsp;<\/em>ma si possono fare alcuni brevi cenni, sempre nella prospettiva<em>,&nbsp;<\/em>che segnala lo stretto legame tra le cosiddette teorie critiche e l\u2019illusione di poter emanciparsi, esasperando alcuni aspetti dello stesso capitalismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Menzionando gli scritti di Deleuze e Guattari, di Jean Fran\u00e7ois Lyotard, di Cornelius Castoriadis, la Chukhrov ribadisce come questi autori considerano, da un lato, il desiderio costitutivo della produzione capitalista e della sua economia volta ad estrarre il surplus; dall\u2019altro, proprio perch\u00e9 fondato sul differimento della sua soddisfazione e sul senso di mancanza di oggetti feticci, queste generano un\u2019avidit\u00e0 senza fine dalla forza sovvertitrice. Questi autori, in particolare Lyotard, mettono proprio l\u2019accento su questa dimensione patologica del desiderio, la quale avrebbe il potere di resistere alla repressiva societ\u00e0 capitalistica, identificata con lo Stato sociale in generale in quanto fondato sull\u2019ordine, come del resto ogni tipo di organizzazione sociale, compresa quella socialista. In definitiva, si pu\u00f2 resistere al capitalismo soltanto adottando la logica del nastro di M\u00f6bius (una superficie non orientabile e con una sola faccia), secondo cui l&#8217;alienazione pu\u00f2 essere superata solo con un&#8217;alienazione ancora maggiore. Seguendo questo percorso, non realmente eversivo del capitalismo, secondo la studiosa russa si giunge&nbsp;<em>all\u2019aberrazione<\/em>&nbsp;di confondere l\u2019alienazione estetizzante con l&#8217;autentica emancipazione. A suo parere, pertanto, in questo caso l\u2019aberrazione si palesa nel concepire la libidinalit\u00e0 come una sorta di forza rivoluzionaria diretta contro l&#8217;ordine dominante, che si serve di quest\u2019ultima per mantenerci asserviti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molti interessanti sono, inoltre, le argomentazioni impiegate dalla Chuckhov per spiegare il legame tra le condizioni sociali e la produzione filosofica di questi autori ribelli, in particolare due mi sembrano straordinariamente significative. In primo luogo, ricorda che, nonostante tutto, la Rivoluzione d\u2019Ottobre, i cui sviluppi successivi allo stalinismo sono stati del tutto cancellati dagli anti-marxisti e anti-sovietici, ha di fatto spazzato quelle istituzioni, considerate alienanti da Marx, come la propriet\u00e0 privata, la produzione del surplus, il consumo feticizzato, l\u2019etica e l\u2019estetica della libidinalit\u00e0. Processo in una certa misura inaccettabile da parte di quelle classi privilegiate, cui in parte appartengono gli intellettuali, che si trovarono soffocate da un\u2019uguaglianza livellatrice imposta e con risvolti fortemente limitanti. Facendo il parallelo tra la psicoanalisi e la psicologia sovietica, la studiosa russa evidenzia le modalit\u00e0 diverse con cui le due tendenze affrontano il principio del piacere. Per esempio, il noto psicologo Lev Sem\u00ebnovi\u010d&nbsp; Vygotskij spesso traduce il termine piacere con la parola necessit\u00e0, che colloca nella dimensione sociale e collettiva, in armonia con la psicologia sovietica. A differenza della psicoanalisi e della ideologia del desiderio, gli psicologi sovietici partivano dall\u2019assunto che le funzioni sociali precedono gli istinti e, pertanto, la dimensione inconscia. In questa prospettiva, contro Jean Piaget, Vygotskij sostiene che la soddisfazione dei bisogni (il piacere) non pu\u00f2 esser scissa dall\u2019adattamento sociale alla realt\u00e0, riuscendo in questo modo a mantenere uniti il principio del piacere e il principio di realt\u00e0, inteso come adeguamento ad una specifica dimensione collettiva preesistente, che a sua volta produce i nostri bisogni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altra parte, molto acutamente la filosofa russa nel suo scritto richiama l&#8217;attenzione del lettore sul fatto che i pensatori della sinistra occidentale (come esempio cita Alain Badiou e \u00c9tienne Balibar) si sono dichiarati pienamente disponibili a riconoscere il valore della Rivoluzione Culturale Cinese e del Maoismo, ma hanno ritenuto non rilevante l\u2019esperienza sovietica, che sicuramente non pot\u00e9 avanzare compiutamente in senso emancipatorio. A parere della Chukhrov, ci\u00f2 \u00e8 avvenuto perch\u00e9 il movimento maoista era antisovietico e non per caso. Infatti, nel 1972, nel contesto della Guerra fredda e dello scontro tra sovietici e cinesi, avvenne lo storico accostamento tra gli Usa e la Cina, i cui protagonisti furono Henry Kissinger, Richard Nixon e Mao Zedong, che avvicin\u00f2 il grande paese asiatico all\u2019Occidente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le ragioni di questi eventi, che posero ai margini l\u2019URSS ed esaltarono l\u2019immaginazione di alcuni critici del capitalismo, che videro nel modello cinese una modalit\u00e0 diversa, bench\u00e9 assai lontana dal capitalismo avanzato, di uscire da quest\u2019ultimo; ma non tennero in conto le vere ragioni dell\u2019evento: gli Usa volevano approfittare dei dissidi tra le due potenze socialiste, penetrare nel grande mercato cinese, dominare la regione del Pacifico in cambio del riconoscimento formale della teoria dell\u2019unica Cina. Come oggi sappiamo, date queste premesse, l\u2019alleanza si \u00e8 trasformata in un aspro conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ritornando al libro di Clouscard e facendo tesoro delle note dell\u2019autrice russa<strong>,&nbsp;<\/strong>mi concedo due ultime osservazioni per concludere queste brevi riflessioni. Naturalmente non si pu\u00f2 non concordare con Clouscard, quando afferma che la cosiddetta liberazione del desiderio non potr\u00e0 che avvenire quando i lavoratori si troveranno nelle condizioni di riappropriarsi di quanto producono; il che coincide, vuoi o non vuoi, con l\u2019abolizione della propriet\u00e0 privata e la socializzazione dei mezzi di produzione. Inoltre, occorrerebbe tenere presente che ogni forma di pensiero \u00e8 sottoponibile allo stesso trattamento analitico e decostruttivo, cui sottopone l\u2019oggetto del suo esame, ossia sostanzialmente riconducendola alle sue radici storico- sociali e all\u2019idea di societ\u00e0 implicitamente da essa adottata. Nel loro impeto distruttivo i sostenitori dell\u2019ideologia del desiderio non sembrano esser stati consapevoli che questo stesso metodo pu\u00f2 esser applicato alle loro produzioni, come del resto fa abilmente Clouscard per far venire alla luce il loro significato profondo.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><em>Note<\/em><\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">1 Sono da ricordare anche R. Levins e R. Lewontin, autori del&nbsp;<em>Dialectical Biologist<\/em>, Harvard University Press 1985.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">2 Qui il riferimento evidente \u00e8 alla pianificazione, concetto cui giustamente fa riferimento contro le teorie della crescita e quelle della decrescita Dominique Pagani, stretto amico di Clouscard (<a href=\"https:\/\/gavrochemedia.fr\/entretien-dominique-pagani\/t-l\/\">https:\/\/gavrochemedia.fr\/entretien-dominique-pagani\/t-l\/<\/a>).<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">3 Si pensi al recente libro di Emmanuel Todd (<em>La d\u00e9faite del\u2019Occident<\/em>, Gallimard, Parigi 2024), che tra i vari fattori della sconfitta pone enfasi sull\u2019abbandono dell\u2019etica del lavoro.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">4 Termine usato dagli antropologi per indicare oggetti che danno prestigio a chi li possiede, indicando l\u2019incipiente formazione della disuguaglianza.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">5 Questi organizzarono uno sciopero che port\u00f2 nelle piazze 10 milioni di persone.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">6 Paradossalmente lo stesso Craxi mise in dubbio i risultati dell\u2019indagine, convinto che ormai eravamo tutti benestanti.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">7 Interessante notare che le feste, in particolare quella religiose, assai numerose nel medioevo, partire dal XVII secolo, furono gradualmente ridotte per intervento della Chiesa sia cattolica sia protestante, dall\u2019assolutismo monarchico e dal razionalismo utilitaristico, che lasciava presagire il passaggio alla societ\u00e0 capitalistica.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">8 Vedi Canfora L.,&nbsp;<em>La metamorfosi<\/em>, Bari-Roma 2021.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">9 Edipo \u00e8 il personaggio mitologico che inconsapevolmente viola la proibizione dell\u2019incesto, che pone limiti al desiderio, per poi autopunirsi e sottoporsi alle leggi del padre. Nel pensiero di Freud questi diventa il simbolo e l\u2019espressione della rinuncia libidinale e della sua integrazione nell\u2019ordine collettivo, valutate positivamente dal fondatore della psicoanalisi, di cui tuttavia riconosce i costi psicologici. Ovviamente il vero problema \u00e8 in quale ordine dobbiamo integrarci.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">10 Su questi temi si pu\u00f2 consultare F. Stonor Sanders,&nbsp;<em>La Guerra fredda culturale. La CIA e il mondo delle lettere e delle arti<\/em>, Fazi Editore, Roma 2004 e G. Rockhill,&nbsp;<em>La CIA e l\u2019anti-comunismo della scuola di Francoforte<\/em>,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/storia\/23465-gabriel-rockhill-la-cia-e-l-anticomunismo-della-scuola-di-francoforte.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/storia\/23465-gabriel-rockhill-la-cia-e-l-anticomunismo-della-scuola-di-francoforte.html<\/a>.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">11 Art.&nbsp;2. \u201cLa Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell&#8217;uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalit\u00e0, e richiede l&#8217;adempimento dei doveri inderogabili di solidariet\u00e0 politica, economica e sociale\u201d.<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">12 Parlando della situazione francese cos\u00ec scrive Fr\u00e9deric Lordon:\u201d La gente\u2026 ha fame. Non avremmo mai pensato che fosse possibile scrivere una cosa del genere a questa latitudine, ma i fatti parlano da soli: un quarto dei francesi non ha abbastanza da mangiare. I giovani hanno fame. Le code per gli aiuti alimentari sono interminabili\u201d (<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica\/25237-frederic-lordon-un-paese-che-si-solleva.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica\/25237-frederic-lordon-un-paese-che-si-solleva.html<\/a>).<\/h6>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">13 Chi ha vissuto quella fase storica ricorder\u00e0 certamente il richiamo al maoismo in due film di grande successo J. L., Godard, La chinoise e M. Bellocchio, La Cina \u00e8 vicina, entrambi del 1967.<\/h6>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessandra Ciattini (tratto da https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/) Non so se il marxismo occidentale sia morto, non so neppure se esso sia riassumibile in una formula, date le mai sopite discussioni sui temi centrali impostati e trattati da Marx, ma posso dire che mi capita spesso di incontrare nuovi studiosi marxisti (almeno che si dichiarano tali) a<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1011,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[30],"tags":[],"class_list":["post-5430","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Michel Clouscard. Un marxismo inesplorato - UmbriaLeft<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Michel Clouscard. Un marxismo inesplorato - UmbriaLeft\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"di Alessandra Ciattini (tratto da https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/) Non so se il marxismo occidentale sia morto, non so neppure se esso sia riassumibile in una formula, date le mai sopite discussioni sui temi centrali impostati e trattati da Marx, ma posso dire che mi capita spesso di incontrare nuovi studiosi marxisti (almeno che si dichiarano tali) a\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"UmbriaLeft\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/UmbriaLeft2004\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2025-11-15T07:55:43+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2025-11-15T07:55:44+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/image_909075.webp\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"959\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"539\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/webp\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Redazione\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Redazione\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"33 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/index.php\\\/2025\\\/11\\\/15\\\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/index.php\\\/2025\\\/11\\\/15\\\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Redazione\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/67da8848e64ba9ac075ad3e08394f050\"},\"headline\":\"Michel Clouscard. Un marxismo inesplorato\",\"datePublished\":\"2025-11-15T07:55:43+00:00\",\"dateModified\":\"2025-11-15T07:55:44+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/index.php\\\/2025\\\/11\\\/15\\\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\\\/\"},\"wordCount\":6621,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/index.php\\\/2025\\\/11\\\/15\\\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/03\\\/image_909075.webp\",\"articleSection\":[\"Cultura\"],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/index.php\\\/2025\\\/11\\\/15\\\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/index.php\\\/2025\\\/11\\\/15\\\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\\\/\",\"name\":\"Michel Clouscard. Un marxismo inesplorato - UmbriaLeft\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/index.php\\\/2025\\\/11\\\/15\\\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/index.php\\\/2025\\\/11\\\/15\\\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/03\\\/image_909075.webp\",\"datePublished\":\"2025-11-15T07:55:43+00:00\",\"dateModified\":\"2025-11-15T07:55:44+00:00\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/index.php\\\/2025\\\/11\\\/15\\\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/index.php\\\/2025\\\/11\\\/15\\\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/index.php\\\/2025\\\/11\\\/15\\\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/03\\\/image_909075.webp\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/03\\\/image_909075.webp\",\"width\":959,\"height\":539},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/index.php\\\/2025\\\/11\\\/15\\\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Michel Clouscard. Un marxismo inesplorato\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/\",\"name\":\"UmbriaLeft\",\"description\":\"\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/#organization\",\"name\":\"UmbriaLeft\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/03\\\/community_logo-1.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2025\\\/03\\\/community_logo-1.png\",\"width\":517,\"height\":85,\"caption\":\"UmbriaLeft\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"},\"sameAs\":[\"https:\\\/\\\/www.facebook.com\\\/UmbriaLeft2004\"]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/67da8848e64ba9ac075ad3e08394f050\",\"name\":\"Redazione\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/9214b5513f40f6b2e32d560914f8da601e39d83e805bc4c5565cdb712f019345?s=96&d=mm&r=g\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/9214b5513f40f6b2e32d560914f8da601e39d83e805bc4c5565cdb712f019345?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/9214b5513f40f6b2e32d560914f8da601e39d83e805bc4c5565cdb712f019345?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Redazione\"},\"sameAs\":[\"http:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\"],\"url\":\"https:\\\/\\\/www.umbrialeft.org\\\/index.php\\\/author\\\/admin\\\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Michel Clouscard. Un marxismo inesplorato - UmbriaLeft","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Michel Clouscard. Un marxismo inesplorato - UmbriaLeft","og_description":"di Alessandra Ciattini (tratto da https:\/\/www.marxismo-oggi.it\/) Non so se il marxismo occidentale sia morto, non so neppure se esso sia riassumibile in una formula, date le mai sopite discussioni sui temi centrali impostati e trattati da Marx, ma posso dire che mi capita spesso di incontrare nuovi studiosi marxisti (almeno che si dichiarano tali) a","og_url":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/","og_site_name":"UmbriaLeft","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/UmbriaLeft2004","article_published_time":"2025-11-15T07:55:43+00:00","article_modified_time":"2025-11-15T07:55:44+00:00","og_image":[{"width":959,"height":539,"url":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/image_909075.webp","type":"image\/webp"}],"author":"Redazione","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"Redazione","Tempo di lettura stimato":"33 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/"},"author":{"name":"Redazione","@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/#\/schema\/person\/67da8848e64ba9ac075ad3e08394f050"},"headline":"Michel Clouscard. Un marxismo inesplorato","datePublished":"2025-11-15T07:55:43+00:00","dateModified":"2025-11-15T07:55:44+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/"},"wordCount":6621,"publisher":{"@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/#organization"},"image":{"@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/image_909075.webp","articleSection":["Cultura"],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/","url":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/","name":"Michel Clouscard. Un marxismo inesplorato - UmbriaLeft","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/image_909075.webp","datePublished":"2025-11-15T07:55:43+00:00","dateModified":"2025-11-15T07:55:44+00:00","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/image_909075.webp","contentUrl":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/image_909075.webp","width":959,"height":539},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2025\/11\/15\/michel-clouscard-un-marxismo-inesplorato\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Michel Clouscard. Un marxismo inesplorato"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/#website","url":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/","name":"UmbriaLeft","description":"","publisher":{"@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/#organization","name":"UmbriaLeft","url":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/community_logo-1.png","contentUrl":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/community_logo-1.png","width":517,"height":85,"caption":"UmbriaLeft"},"image":{"@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/#\/schema\/logo\/image\/"},"sameAs":["https:\/\/www.facebook.com\/UmbriaLeft2004"]},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/#\/schema\/person\/67da8848e64ba9ac075ad3e08394f050","name":"Redazione","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/9214b5513f40f6b2e32d560914f8da601e39d83e805bc4c5565cdb712f019345?s=96&d=mm&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/9214b5513f40f6b2e32d560914f8da601e39d83e805bc4c5565cdb712f019345?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/9214b5513f40f6b2e32d560914f8da601e39d83e805bc4c5565cdb712f019345?s=96&d=mm&r=g","caption":"Redazione"},"sameAs":["http:\/\/www.umbrialeft.org"],"url":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/author\/admin\/"}]}},"blog_post_layout_featured_media_urls":{"thumbnail":["https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/image_909075-150x150.webp",150,150,true],"full":["https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/image_909075.webp",959,539,false]},"categories_names":{"30":{"name":"Cultura","link":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/category\/cultura\/"}},"tags_names":[],"comments_number":"0","wpmagazine_modules_lite_featured_media_urls":{"thumbnail":["https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/image_909075-150x150.webp",150,150,true],"cvmm-medium":["https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/image_909075-300x300.webp",300,300,true],"cvmm-medium-plus":["https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/image_909075-305x207.webp",305,207,true],"cvmm-portrait":["https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/image_909075-400x539.webp",400,539,true],"cvmm-medium-square":["https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/image_909075-600x539.webp",600,539,true],"cvmm-large":["https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/image_909075.webp",959,539,false],"cvmm-small":["https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/image_909075-130x95.webp",130,95,true],"full":["https:\/\/www.umbrialeft.org\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/image_909075.webp",959,539,false]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5430","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5430"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5430\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5431,"href":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5430\/revisions\/5431"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1011"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5430"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5430"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5430"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}