{"id":8609,"date":"2026-03-18T16:08:17","date_gmt":"2026-03-18T15:08:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/?p=8609"},"modified":"2026-03-18T16:08:17","modified_gmt":"2026-03-18T15:08:17","slug":"referendum-sulla-giustizia-oltre-i-tecnicismi-ecco-la-vera-posta-in-gioco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2026\/03\/18\/referendum-sulla-giustizia-oltre-i-tecnicismi-ecco-la-vera-posta-in-gioco\/","title":{"rendered":"Referendum sulla Giustizia: oltre i tecnicismi, ecco la vera posta in gioco"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Il referendum sulla giustizia chiama in causa il rapporto tra istituzioni, corpi intermedi e governo della societ\u00e0, non solo l\u2019assetto dell\u2019ordinamento giudiziario.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>di Salvatore D\u2019Acunto \u2013&nbsp;<a href=\"https:\/\/centroriformastato.it\/\">Centro per la Riforma dello Stato<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il referendum sulla riforma costituzionale in tema di giustizia pone problemi complessi. Alcuni hanno una dimensione squisitamente \u201ctecnica\u201d, ed \u00e8 quindi opportuno lasciarle agli specialisti. Ma altri hanno invece a che fare con questioni che investono direttamente la pi\u00f9 ampia sfera del governo della societ\u00e0, e quindi legittimano anche chi scrive \u2013 che si occupa di questioni relativamente lontane dal diritto e della giustizia \u2013 ad esprimere qualche considerazione in merito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Conviene partire da qualche valutazione relativa alla storia pi\u00f9 o meno recente di questo Paese. Da quaranta anni a questa parte, una preoccupazione ossessiva orienta la retorica dell\u2019establishment economico e l\u2019azione dei nostri governi, indipendentemente dal colore politico: frantumare i corpi intermedi tra Stato e individuo. La retorica proposta in questo lungo scorcio della nostra storia dalle principali agenzie di informazione e diffusione di cultura politica ed economica (come \u00e8 noto, tutte di propriet\u00e0 dei \u201cpadroni del vapore\u201d) \u00e8 stata caratterizzata dal tentativo sistematico di delegittimare la partecipazione di sindacati, associazioni rappresentative di comunit\u00e0 professionali, enti rappresentativi di comunit\u00e0 territoriali, etc., alla progettazione degli indirizzi dell\u2019organizzazione sociale. Il sindacato dei lavoratori siderurgici vuole esprimere un\u2019opinione sul ruolo dell\u2019industria siderurgica nell\u2019organizzazione dell\u2019economia del Paese? Ma perch\u00e9 non lasciano fare a qualche tecnico che abbia una visione meno condizionata dai conflitti di interesse? La comunit\u00e0 della cittadina X si mobilita per dire la propria sulla discarica che gli stanno mettendo a 2 km dal centro abitato? Ma che possono capirne loro di danni ambientali? Perch\u00e9 non lasciano fare agli ingegneri e ai medici che studiano queste cose da una vita? I professori si associano per esprimere dissenso da un progetto di riforma della scuola che gli appare bizzarra e di scarsa utilit\u00e0 rispetto alla qualit\u00e0 della formazione dei giovani? Ma che ne sanno loro, lasciassero fare ai pedagogisti profumatamente pagati dal Ministero. E cos\u00ec via.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel loro ammirevole sforzo di compiacere i \u201cpadroni del vapore\u201d, i poteri pubblici hanno conseguentemente fatto di tutto per impedire alle entit\u00e0 associative portatrici di istanze provenienti&nbsp;<em>dal basso&nbsp;<\/em>di incidere significativamente sulla progettazione dell\u2019organizzazione economica e sociale del Paese. La giustificazione teorica di questa sistematica marginalizzazione di queste istanze delle comunit\u00e0 intermedie non mancava di un certo&nbsp;<em>appeal:&nbsp;<\/em>il Paese si stava integrando nell\u2019economia globale, e quindi sarebbe diventato via via pi\u00f9 dipendente dal resto del mondo. E poich\u00e9 il mondo cambia in fretta, le istituzioni di regolazione sociale ed economica devono essere in grado di dare risposte \u201crapide\u201d agli shock (indipendentemente dalla \u201cqualit\u00e0\u201d delle risposte). E quando devi fare tutto molto in fretta, la negoziazione tra istituzioni e corpi intermedi diventa un ostacolo al governo della dinamica sociale. I corpi intermedi vanno quindi smantellarli: se pretendono di continuare a discutere al loro interno di come vogliono la societ\u00e0 (o magari singoli \u201cpezzi\u201d di societ\u00e0 che li riguardano da vicino), dopo che hanno discusso ed eventualmente essere approdati a idee condivise, ovviamente si sentiranno anche legittimati a far sentire la loro voce. Ebbene, questo non ce lo possiamo permettere: l\u2019Europa, la comunit\u00e0 globale, l\u2019intera galassia esigono da noi risposte rapide ai problemi. Non possiamo trascorrere settimane a discutere i nuovi indirizzi urbanistici di Milano con le comunit\u00e0 di quartiere o la riforma della sanit\u00e0 con i sindacati della funzione pubblica, e nemmeno il PNNR con il Parlamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La gran parte delle riforme pi\u00f9 importanti approvate nell\u2019ultimo quarantennio portano il marchio di questa \u201curgenza\u201d: la riforma della moneta, con l\u2019affidamento della politica monetaria a un tecnico che non rende conto neanche a un qualche corpo rappresentativo di quello che una volta si chiamava \u201cpopolo sovrano\u201d; la riforma della politica fiscale, formalmente ancora di competenza dei parlamenti nazionali, ma di fatto ormai ingessata da parametri numerici decisi in qualche ufficio studi della Commissione Europea, ottenuti con algoritmi incomprensibili ai comuni mortali e difficili da afferrare persino dagli addetti ai lavori; le regole delle relazioni industriali, riscritte in fretta e furia in un assolato pomeriggio di Luglio di una trentina di anni fa perch\u00e9 \u00abce lo chiedeva l\u2019Europa\u00bb, e ce lo chiedeva mentre ci minacciava di non farci salire sull\u2019\u00abultimo treno per Maastricht\u00bb; la riforma delle pensioni, approvata di fretta in un triste inverno di una quindicina di anni fa sotto il ricatto, vergato su carta intestata della BCE dai sig.ri Trichet e Draghi (\u00abse non la approvate vi chiudiamo i rubinetti\u00bb); i vari provvedimenti che hanno lentamente trasformato (purtroppo non in meglio, a giudicare da una rapida occhiata) il funzionamento della pubblica amministrazione, della sanit\u00e0, della scuola e dell\u2019universit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E porta questo marchio anche la pi\u00f9 ambiziosa riforma costituzionale passata al vaglio degli elettori poi una decina di anni or sono, che pretendeva di \u201csveltire\u201d il processo legislativo abolendo il passaggio per una delle 2 camere, nonch\u00e9 di escludere le regioni dalla dialettica decisionale relativa alle \u201copere di interesse nazionale\u201d eventualmente collocande sul proprio territorio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attivit\u00e0 legislativa, ordinaria o costituente, si \u00e8 quindi fatta carico sistematicamente di questa \u201curgenza di semplificazione\u201d della dialettica sociale. La logica \u00e8 stata regolarmente quella di frantumare le soggettivit\u00e0 politiche in grado di rappresentare legittimamente interessi di grandi o piccole comunit\u00e0, in modo da azzerarne sostanzialmente la forza negoziale. L\u2019esito \u00e8 stato la riduzione della societ\u00e0 a una moltitudine di individui atomizzati, e quindi inevitabilmente deboli nel confronto con i centri del potere politico ed economico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa vicenda probabilmente spiega gran parte del declino del Paese: a furia di smantellare i corpi intermedi e affidare le loro competenze a presunti \u201cesperti\u201d che in realt\u00e0 vivono abbastanza separati dalla societ\u00e0 e hanno scarsissima consapevolezza dei problemi della gente comune, dalla nostra societ\u00e0 \u00e8 andato via via scomparendo un ingrediente essenziale ai fini del suo governo: l\u2019intelligenza \u201csociale\u201d, quella indispensabile capacit\u00e0 di comprensione dei \u201cnodi\u201d del coordinamento tra i diversi sottoinsiemi della comunit\u00e0. Perch\u00e9, purtroppo, l\u2019intelligenza sociale non si insegna a scuola, ma si forma quando si discutono e si affrontano collettivamente i problemi di governo delle micro-comunit\u00e0 territoriali, sociali, professionali di cui si compone il Paese (dal quartiere al comune, dalla regione allo Stato, dal nostro luogo di lavoro alla scuole dei nostri figli, fino all\u2019ospedale nel quale ci curiamo), e purtroppo si tratta di un\u2019attivit\u00e0 che non facciamo pi\u00f9 ormai da tempo immemorabile. Precisamente non lo facciamo pi\u00f9 da quando ci hanno convinti che qualche \u201ccompetente\u201d che non prende mai un autobus, che non fa mai la spesa al mercato, che manda i propri figli a studiare nelle universit\u00e0 americane, e che ha l\u2019abitudine di curarsi presso cliniche svizzere, possa capirne pi\u00f9 di noi dei problemi della nostra societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019esito di questa trasformazione, \u00e8 quindi venuto in essere un Paese surreale, dove chi \u201cprogetta\u201d il mutamento dell\u2019organizzazione sociale non sa nulla della realt\u00e0 su cui interviene, e chi invece vive&nbsp;<em>dentro&nbsp;<\/em>la realt\u00e0, poich\u00e9 ha smesso di credere che la propria conoscenza della realt\u00e0 possa essere utile a renderla migliore, ha anche smesso di ragionarci su, e quindi non capisce pi\u00f9 come funziona, a dispetto del fatto che la frequenti quotidianamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa c\u2019entra tutto questo con il referendum? C\u2019entra eccome. Perch\u00e9 in Italia esiste una significativa eccezione a questo processo a riduzione dei corpi intermedi a meri aggregati di intelligenze reciprocamente sconnesse, e questa eccezione \u00e8 proprio la magistratura. I magistrati, ovviamente con tutti i limiti soggettivi e oggettivi, sono stati l\u2019unica corporazione professionale che in questi anni ha difeso strenuamente la prerogativa, concessagli dalla Carta costituzionale, di partecipare alla definizione delle modalit\u00e0 del proprio contributo al funzionamento della societ\u00e0 attraverso la dialettica interna. E il meccanismo che ha reso possibile questa pervicace resistenza \u00e8 stato proprio il criterio \u201cdemocratico\u201d che presiede alla formazione dell\u2019organo di autogoverno del corpo professionale, che permette che l\u2019esito della dialettica interna alla corporazione si rifletta nella composizione del CSM.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il vero \u201cfilo rosso\u201d che attraversa trasversalmente tutte le modifiche implicate dalla legge costituzionale oggetto della prossima consultazione referendaria \u00e8 il tentativo di estendere anche alla magistratura quella logica di \u201catomizzazione\u201d gi\u00e0 sperimentata negli altri ambiti della societ\u00e0 italiana, il desiderio di eliminare quella fastidiosa eccezione al principio stabilito da Margaret Thatcher come&nbsp;<em>guideline&nbsp;<\/em>della ristrutturazione in senso neoliberale dei nostri sistemi sociali: la \u201csociet\u00e0\u201c deve scomporsi in singole individualit\u00e0 \u201cdisorganiche\u201d, incapaci di aggregarsi per obiettivi condivisi, cos\u00ec che il mercato possa entrare nel governo delle loro vite come una lama nel burro. Come si fa a far capire anche ai magistrati che \u00e8 finito il tempo della tolleranza nei confronti della loro \u201cpremoderna\u201d modalit\u00e0 di confronto con la societ\u00e0, e che anche loro si devono rassegnare ad una funzione servile nei confronti dei \u201cpoteri forti\u201d? Semplice: (a) dividiamo le carriere e spacchiamoli di fatto in due diverse corporazioni (<em>divide et impera,&nbsp;<\/em>che funziona sempre abbastanza bene); (b) ammettiamoli a concorrere al governo delle relative corporazioni attraverso una selezione basata su un criterio casuale (sorteggio), cos\u00ec finiranno prima o poi per trovare inutile aggregarsi in base alla propria visione del ruolo del magistrato, visione che non potrebbe in nessun caso trovare rappresentanza in seno al relativo organo di autogoverno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del resto, gli esponenti del Governo maggiormente impegnati nella campagna referendaria lo dicono senza troppi infingimenti: se vince il S\u00ec, \u00abcacceremo finalmente la \u201cpolitica\u201d dalla magistratura\u00bb. Cio\u00e8, tradotto in italiano, avremo finalmente smantellato quella pretesa dei magistrati di voler concorrere all\u2019autogoverno del proprio corpo professionale in una modalit\u00e0 mediata dall\u2019esito del dibattito interno. Se passa il modello dell\u2019accesso ai CSM mediante sorteggio, l\u2019esito di quel dibattito non potr\u00e0 evidentemente avere alcun riflesso nella composizione numerica degli organi in oggetto, e quindi alla lunga tutti i magistrati riterranno superfluo praticare la nobile attivit\u00e0 della riflessione sul senso di ci\u00f2 che fanno nella vita e su (eventuali) modalit\u00e0 per farlo meglio. Diventeranno anche essi, come tutte le altre comunit\u00e0 intermedie tra l\u2019individuo e lo Stato che popolano questo Paese, un mero aggregato di intelligenze sconnesse, quindi incapaci di esprimere alcuna forma di resistenza di fronte agli inquietanti tentativi di riorganizzazione degli snodi critici della comunit\u00e0 da parte di una classe dirigente sempre meno coinvolta nel destino del Paese, e quindi sempre pi\u00f9 orientata dalla \u201crapacit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le nostre societ\u00e0 hanno urgente bisogno di una redistribuzione dei poteri dall\u2019alto verso il basso, che dia ragioni ai membri delle comunit\u00e0 intermedie per ritornare a coltivare l\u2019intelligenza \u201csociale\u201d. In assenza di ci\u00f2, i tecnici \u201cdisorganici\u201d alla societ\u00e0 che la governano potranno solo continuare a combinare disastri. La riforma costituzionale della giustizia propone un processo di segno esattamente inverso: l\u2019ennesima redistribuzione dei poteri dal basso verso l\u2019alto, l\u2019ennesima frantumazione delle intelligenze della comunit\u00e0, l\u2019ennesimo tentativo di trasformare un corpo professionale in una costellazione di individualit\u00e0 atomizzate e quindi \u201cdisarmate\u201d di fronte ai poteri forti. Se queste considerazioni sono una rappresentazione pi\u00f9 o meno corretta della nostra storia recente, sconfiggere la proposta di riforma costituzionale nella imminente consultazione referendaria sarebbe assai importante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il referendum sulla giustizia chiama in causa il rapporto tra istituzioni, corpi intermedi e governo della societ\u00e0, non solo l\u2019assetto dell\u2019ordinamento giudiziario. di Salvatore D\u2019Acunto \u2013&nbsp;Centro per la Riforma dello Stato Il referendum sulla riforma costituzionale in tema di giustizia pone problemi complessi. 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