{"id":8898,"date":"2026-04-02T06:55:36","date_gmt":"2026-04-02T04:55:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/?p=8898"},"modified":"2026-04-02T06:55:36","modified_gmt":"2026-04-02T04:55:36","slug":"referendum-radiografia-di-un-miracolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2026\/04\/02\/referendum-radiografia-di-un-miracolo\/","title":{"rendered":"Referendum: Radiografia di un miracolo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br><br>di <strong>Marco Revelli<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Referendum costituzionale ci ha regalato un miracolo. Perch\u00e9 \u00e8 un vero e proprio miracolo questa vittoria del NO tanto netta quanto imprevedibile (fino a due mesi fa). E come tutti i miracoli, anche questo ha i suoi numi protettori, due in particolare: Santa Carta e Santa Giovent\u00f9. La Carta, perch\u00e9 la molla principale che ha spinto cos\u00ec tante e tanti ai seggi e a votare NO \u00e8 stato il motto unanime: \u201dgi\u00f9 le mani dalla Costituzione\u201d. La volont\u00e0 di impedire che quel documento fondativo scritto ottant\u2019anni fa dalla parte migliore della nostra cultura giuridica e politica fosse manomesso oggi dalla parte peggiore. E poi i giovani, perch\u00e9 sono stati loro il valore aggiunto che ha contribuito a fare impennare gli indici della partecipazione e a far pendere la bilancia verso il NO, trasferendo dalle piazze strapiene contro il genocidio di Gaza e la guerra la loro passione fin dentro le urne. Queste sono state le prime osservazioni a caldo, mentre luned\u00ec pomeriggio osservavo sospeso tra speranza e paura, i dati scorrere sul video.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se poi, dalle sensazioni da spettatore televisivo, vogliamo passare all\u2019esercizio del mio mestiere \u2013 che \u00e8 quello di politologo. e quindi dell\u2019osservazione dei dati -, posso aggiungere qualche elemento per favorire una riflessione pi\u00f9 meditata su quanto \u00e8 accaduto: un parallelo storico, un dato generale, e tre possibili chiavi di lettura. Il parallelo storico riguarda il primo referendum fondativo della nostra democrazia: quello del 2 giugno del 1946 tra Monarchia e Repubblica. Allora la Repubblica vinse con un distacco di 2 milioni di voti: 12.718.641 voti contro 10.718.502. Esattamente come oggi il NO prevale sul SI per 14.462.068 voti contro 12.447.767. E\u2019 vero che allora vot\u00f2 quasi il 90% degli aventi diritto, e ora quasi il 60% (a misurare il lungo processo di corrosione della nostra democrazia), ma l\u2019assonanza tra quei due numeri, e quella costante dei 2 milioni di scarto, pu\u00f2 comunque alimentare la suggestione (solo una suggestione, non certo una regola scientifica), che nei momenti-chiave della nostra vita collettiva, quando sono in gioco i fondamenti della Repubblica, qualcosa scatta nel profondo del Paese a proteggere le conquiste dei nostri padri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dato generale riguarda invece la composizione del voto per genere: tra le donne il NO ha prevalso al 56%, nell\u2019elettorato maschile si \u00e8 fermato al 51,5. Questo vuol dire che questo Referendum l\u2019hanno vinto le donne. Porta il loro segno. Senza quella forte spinta da loro impressa ci si sarebbe fermati a un quasi-pareggio. Non dimentichiamolo mai. Quanto alle chiavi di lettura, scavando nella massa imponente di dati ormai a disposizione, posso provare a suggerirne tre: una chiave \u201cterritoriale\u201d (chiamiamola cos\u00ec); una chiave \u201canagrafica\u201d (strutturata prevalentemente sulle classi d\u2019et\u00e0); e una chiave \u201cculturale\u201d (definita dai livelli d\u2019istruzione).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ReferendumDal punto di vista territoriale, una prima rappresentazione \u00e8 offerta dalla mappa cromatica per Regioni, che ci mostra un paese nella stragrande maggioranza monocromo, nel senso che il rosso, colore con cui \u00e8 rappresentata la prevalenza del NO, traccia un\u2019unica \u201clandslide\u201d, ovvero una strisciata, per tutto lo sviluppo dello stivale. Solo nella parte settentrionale, sul versante centro-orientale, compare una larga macchia blu, costituita dal lombardo-veneto e dal Friuli-Venezia Giulia. L\u00ec, e solo l\u00ec, il SI ha superato il 50% nella media regionale: in Lombardia con il 53,5%, in Veneto con il 58,4, in Friuli con il 54,4. Possiamo chiederci: cos\u2019ha di particolare quella parte di Paese, per muoversi cos\u00ec in controtendenza con il resto? E\u2019 la pi\u00f9 potente dal punto di vista produttivo e finanziario, certo: tutte e tre insieme quelle regioni fanno quasi il 44% del Pil italiano (490 miliardi la Lombardia, 210 il Veneto, una cinquantina il Friuli). E\u2019 anche la pi\u00f9 ricca: la Lombardia ha un reddito disponibile pro capite superiore del 23% alla media italiana, il Veneto del 19% circa\u2026 Ma soprattutto questa \u00e8 l\u2019area dove, nell\u2019ultimo trentennio, con maggior pienezza e intensit\u00e0 si \u00e8 radicato il paradigma iper-liberista. O, se si preferisce usare il termine coniato dal nostro grande sociologo, Luciano Gallino, dove il Finanzcapitalismo ha lavorato pi\u00f9 a fondo. Tanto a fondo da farsi antropologia. Da plasmare cio\u00e8 costume, carattere personale, sistema di relazioni, colonizzando i mondi vitali della popolazione. Trasformando \u2013 secondo appunto la sua natura \u2013 gli individui in frammenti di \u201ccapitale\u201d, atomi competitivi le cui caratteristiche personali sono riconfigurate in forma di \u201casset\u201d, dotati di valore solo se investibili sul mercato. Iper-individualismo e competitivit\u00e0 vissuta come condizione esistenziale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo bio-universo dominato dalla dimensione del produrre per competere, \u00e8 vissuto con fastidio ogni limite che faccia da ostacolo ai propri animal insticts, al libero dispiegarsi della propria volont\u00e0 di espansione (\u201cdi potenza\u201d, direbbe Nietzsche, che per\u00f2 in molti casi \u00e8 solo \u201cdi sopravvivenza\u201d), dal pi\u00f9 piccolo atomo sociale al pi\u00f9 alto livello del potere, dal \u201ccasannone\u201d (neo- termine coniato da Aldo Bonomi per rappresentare la simbiosi tra \u201cCasa\u201d e \u201cCapannone\u201d delle unit\u00e0 produttive famigliari del Nord-est) annidato nella Marca trevigiana fino alla grande Finanziaria insediata nella cuspide dei grattacieli milanesi di Piazza Gae Aulenti, tutti animati dalla stessa ossessione di libert\u00e0 dai vincoli, siano essi quelli del Fisco o dell\u2019Ecologia, della morale altruistica o del semplice buonsenso. Insomma, il capitalismo di ultima generazione, che qui si \u00e8 concentrato a tal punto da occupare ogni spazio, vitale e mentale. Il suo segmento che sta in alto, cos\u00ec ben descritto da Sergio Bologna nel suo recentissimo commento al Referendum su Officina Primo Maggio: \u201cQuello che sopravvive solo se pu\u00f2 praticare sistematicamente l\u2019illegalit\u00e0 degli appalti, quello che si circonda di schiere di professionisti che lo aiutano a evadere il fisco, a evadere le regole sul lavoro, a evadere le norme ambientali e urbanistiche. Quello che ha aiutato la mafia a traslocare dal Sud al Nord, da Corleone a piazza San Babila. Quello che si sente in parte, ma solo in parte, rappresentato da Confindustria o da Confcommercio o dagli innumerevoli \u2018corpi intermedi\u2019, ridotti pi\u00f9 a spettri che a corpi. Perch\u00e9 \u00e8 un capitalismo senza bandiere, pu\u00f2 spostarsi tranquillamente nel mondo\u201d. Ma anche il capitalismo che sta in basso, che \u00e8 penetrato nelle anime e nel cuore di chi apparteneva fino a una trentina di anni fa al mondo del lavoro ma che ora si considera anche lui un \u201cportatore di asset\u201d, sia pur molecolare, quello che fa la fortuna dei commercialisti e ne \u00e8 a sua volta da quelli formato nell\u2019arte dell\u2019evasione, degli avvocaticchi di paese per difendersi dalle invasioni di campo dei poteri pubblici, e che custodisce con cura il suo piccolo tesoretto di \u201cnero\u201d, che briga e s\u2019arrangia per ripulirlo in qualche modo, con la pletora di micro-intermediari, tutori e protettori di terzo livello, faccendieri e maestri di furbizia, comunque sempre guardando con diffidenza e ostilit\u00e0 a tutto quanto odora di \u201cpubblico\u201d, ma che al contrario dei primi \u00e8 inchiodato a terra (dal mutuo, dall\u2019ipoteca, dalla banchetta che gi sta addosso) come un anacronistico servo della gleba. E\u2019 tutta la \u201cvaria umanit\u00e0\u201d che abita il territorio di questo \u201ccapitalismo feudale ultramoderno\u201d, nel quale le catene di subalternit\u00e0 e asservimento sono innervate in un impasto sociale che non distingue pi\u00f9 classi e ruoli perch\u00e9 tutti \u2013 quelli che nuotano nell\u2019oro e quelli che arrancano per non affogare \u2013 sono unificati dalla comune qualificazione di \u201ccompetitor di mercato\u201d, micro o macro-imprenditore che sia, e tutti condividono il medesimo ethos che ripete il mantra unico dell\u2019 \u201cenrichissez vous\u201d. Si pu\u00f2 ben comprendere come in questo ambiente, colonizzato cos\u00ec a fondo, i temi della campagna per il SI, per sgangherata che fosse \u2013 anzi, forse proprio perch\u00e9 sgangherata a tal punto da lasciar intravvedere dietro il muro di balle ammannite ai creduli, il nocciolo duro della riforma \u2013 suonassero come musica per le orecchie di chi non aspettava altro che sentirsi dire finalmente di \u201cliberarsi dai giudici\u201d, mettere al loro posto quei \u201cplotoni di esecuzione\u201d che rovinano gli affari, e poi magari sistemare anche quelli della Corte dei Conti, delle Sovrintendenze varie, delle Commissioni urbanistiche, e perch\u00e9 no?, magari anche quei rompicoglioni delle opposizioni che disturbano i manovratori, quelli grossi, che guidano i governi nazionali e locali, ma anche chiunque abbia qualcosa da manovrare. Liberi tutti, finalmente, da qualsiasi cosa abbia anche solo l\u2019odore di una qualche forma di \u201ccontrollo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">ReferendumMa il fattore territoriale ci dice anche altro. Se anzich\u00e9 la mappa del voto per Regione si prende, per esempio, quella del voto per province, si noter\u00e0 che la compattezza cromatica si stempera, il quadro si fa pi\u00f9 frammentato, compaiono macchie blu anche nel Nord-ovest (le province piemontesi), al Centro, un po\u2019 meno al Sud dove l\u2019unica smagliatura si registra in Calabria sulla punta dello stivale, nella Locride (ma su questo torneremo pi\u00f9 avanti). E se si ravvicina ulteriormente il focus, passando alle mappe del voto per Comune, la dissipazione cromatica \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente, con sfumature dal rosso al blu ampie. La ragione \u00e8 evidente: le medie regionali sono trainate dal voto massiccio dei capoluoghi, dove, ovunque, ha vinto il NO (20 su 20), ma man mano che si scende nelle dimensioni dei comuni il SI ricupera: \u00e8 ancora debole nei Capoluoghi di Provincia, ma nei comuni piccoli e nei \u201ccomuni-polvere\u201d \u00e8 tendenzialmente maggioritario. Insomma, la dimensione territoriale \u00e8 una chiave molto significativa, per certi versi decisiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutte le metropoli (intorno al milione di abitanti) hanno votato massicciamente per il NO. Cos\u00ec Roma (60,33%), Milano (58,33), Napoli, naturalmente, col suo record del 75,49%, Torino (64,76%). Altrettanto hanno fatto tutte le \u201cgrandi citt\u00e0\u201d (sopra i 100.000 abitanti, tranne Verona e Reggio Calabria): Genova (64,02), Bologna (68,33), Firenze (66,57), Palermo (68,94), Bari (57,14), Catania (63,47), Venezia (55,13), Messina (58,85). Pu\u00f2 essere interessante dare uno sguardo pi\u00f9 ravvicinato alle mappe delle metropoli, che registrano i risultati seggio per seggio (in rosso quelli con maggioranza NO, in blu quelli per il SI). Si potr\u00e0 notare l\u2019estensione quasi completa del rosso, con solo alcune macchie circoscritte di blu, in una rappresentazione topografica che \u2013 in alcuni casi \u2013 rovescia lo schema della ZTL, che nelle precedenti elezioni, politiche e amministrative, voleva il PD e pi\u00f9 in generale il centro-sinistra asserragliato nei quartieri del centro o comunque benestanti e il centro destra accampato nelle semi-periferie, nelle periferie, nelle barriere o comunque nei quartieri pi\u00f9 indigenti. Qui sono invece le zone centrali e residenziali le sole in cui il SI ha prevalso. Cos\u00ec ad esempio a Torino, dove un pallido azzurro compare solo nei seggi intorno all\u2019asse centralissimo di Via Roma. Oppure a Milano, dove una consistente macchia blu si concentra entro l\u2019ottagono che contiene le zone Duomo e Castello sforzesco (quelle in cui \u00e8 localizzato il Finanzcapitalismo), mentre il resto \u00e8 rosa o rosso con accentuazioni a Conchetta, Loreto, Portello, Barona. A Roma, invece, la mappa ci restituisce un\u2019estensione vastissima colorata di rosso, comprendente quasi tutti i municipi, con risultati oscillanti intorno al 60% (con punte massime del 67% al Municipio VII, e basse al Municipio VI col 53%. Unica eccezione il Municipio XV dove il SI prevale per un pelo: 50,72%. Mentre Napoli \u00e8 assolutamente omogenea, con l\u2019unica variazione tra le sfumature di Rosso (rosa quelle poco sopra il 50%, porpora intenso oltre il 60%), come pure Palermo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Referendum<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019opposto i comuni piccoli o piccolissimi, dove il SI si \u00e8 affermato pi\u00f9 diffusamente, soprattutto nelle aree vallive del centro-nord, e con dimensioni spesso elevate, in particolare nei cosiddetti \u201ccomuni-polvere\u201d, con l\u2019eccezione delle aree in cui si siano manifestati negli ultimi anni significativi movimenti di protesta con radicamento territoriale, dove invece il NO rialza la testa. Un esempio del primo tipo che, come si pu\u00f2 immaginare, conosco bene \u00e8 costituito dalle valli del cuneese, quelle la cui etnografia \u00e8 descritta nel Mondo dei vinti, che sono state desertificate dallo spopolamento nell\u2019epoca del boom economico e che da allora non si sono pi\u00f9 riprese, quantomeno dal punto di vista demografico. In Valle Stura, per esempio, dove ormai da tempo si vota a destra, nonostante sia stata protagonista della lotta partigiana, disseminata di comuni dalle dimensioni minime (50, 100 abitanti quando va bene) il SI ha prevalso in misura massiccia, tanto pi\u00f9 grande quanto pi\u00f9 ci si allontana dal capoluogo (si veda la striscia qui sotto i risultati di Rittana, Argentera, Bellino, Vinadio e Pietraporzio).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019opposto la media e bassa Val di Susa, da vent\u2019anni protagonista della battaglia contro il TAV. Qui, in comuni dalle dimensioni non molto diverse (Venaus, Borgone, Bussoleno, Chianocco, Monpantero), si registrano risultati opposti, con una forte o fortissima prevalenza del NO.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E visto che ci siamo, apriamo una piccola finestra su un gruppetto di piccoli comuni di un altro territorio \u201csensibile\u201d, quella macchia blu sulla mappa della Calabria, proprio sulla punta dello stivale, che corrisponde alla Locride San Luca, San Procopio, Plat\u00ec, Africo, Sant\u2019Eufemia d\u2019Aspromonte, Careri, Sant\u2019Ilario dello Jonio). Una raffica di risultati bulgari per il SI, in comuni che hanno tutti al proprio attivo al minimo uno scioglimento per infiltrazione mafiose, a conferma di quelle sacrosante parole del Procuratore Gratteri, che per quella ragione \u00e8 stato crocifisso dai pasdaran di SI:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sulle ragioni di questa brutale asimmetria dimensionale, che spinge le micro-comunit\u00e0 territoriali a scegliere massicciamente la destra, e in questo caso ad accodarsi alla pi\u00f9 impresentabile delle riforme, occorrerebbe aprire una riflessione approfondita. Anche perch\u00e9 \u00e8 fenomeno non solo italiano ma trans-nazionale: sono state loro, le piccole contee della provincia profonda americana, la chiave del successo di Donald Trump e del trumpismo; loro all\u2019origine del successo della Brexit; ancora loro a colorare di bruno \u2013 colore del Ressemblement National \u2013 le mappe elettorali francesi. Cosa ne alimenta le \u201cpassioni tristi\u201d? Un senso di profondo risentimento e di rivalsa per il proprio isolamento? La conversione di antiche \u201ccomunit\u00e0 operose\u201d del tempo della relativa lentezza e della materialit\u00e0 del fare che dava senso ai tradizionali mestieri, in \u201ccomunit\u00e0 del rancore\u201d ora che tutto diventa fluido e sembra sgretolare persone e cose? La sensazione di sentirsi minacciati nella propria identit\u00e0 (peraltro gi\u00e0 ampiamente perduta) a causa dell\u2019accelerazione del mondo \u201cesterno\u201d? Un bisogno di chiusura verso un ignoto che non si riesce a decifrare, sia esso l\u2019immigrato o il controllore governativo o lo sradicato giramondo metropolitano? Per i comuni polvere che conosco, un ruolo di rilievo ha avuto, finora, la vocazione a scambiare fedelt\u00e0 con protezione nei confronti del governo di turno, unita ossimoricamente per\u00f2 con una non sopprimibile carica di diffidenza e tentazione della trasgressione, due sentimenti opposti resi compatibili, nel caso del Referendum di Nordio e Meloni, dalla voglia di compiacere il Governo e dall\u2019occasione di bastonare i Giudici\u2026 Ma la cosa \u00e8 pi\u00f9 ampia e profonda, e bisogner\u00e0 tornarci sopra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019altro fattore rilevante, come si diceva, \u00e8 di carattere anagrafico. Se si analizza la composizione del voto per classi di et\u00e0, non pu\u00f2 non sfuggire che il NO si afferma con proporzioni inverse al crescere dell\u2019et\u00e0 degli elettori. Nell\u2019aggregazione piuttosto sommaria delle prime analisi dei flussi gli elettori compresi tra i 18 e i 34 anni facevano risultare una percentuale di NO del 61%, quelli delle classi intermedie, tra i 35 e i 64 anni, stavano nella media generale del 53% mentre sopra i 55 anni il NO scendeva, sia pur di pochissimo, sotto il 50% (con un 49,3%). Se per\u00f2 ricorriamo a successive, pi\u00f9 precise valutazioni, con letture a maglie pi\u00f9 strette, scopriamo che in realt\u00e0, fermo restando il fondamentale contributo dei giovani e dei giovanissimi, i 35-49enni non se la sono cavata affatto male (57,6%) e nemmeno gli ultra-settantenni (56,6%), mentre il vero buco nero \u00e8 costituito dai 50-64enni. E bisognerebbe interrogarsi su cosa sia accaduto, nel processo di formazione politica (e umana) di quella generazione, composta dai nati tra il 1962 e il 1976, quelli che avevano vent\u2019anni tra l\u2019 \u201982 e il \u201996 e hanno vissuto la propria iniziazione politica e civile all\u2019insegna del CAF (il trio Craxi-Andreotti-Forlani) con la corruzione endemica venuta alla luce con Mani pulite, gli sciagurati referendum sulla legge elettorale e il passaggio alla logica del maggioritario, in una parola la transizione dalla Prima alla seconda Repubblica all\u2019insegna di Berlusconi e del Berlusconismo\u2026 Non saranno loro la pietra d\u2019inciampo della nostra democrazia?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Terzo fattore, quello \u201cculturale\u201d. Il livello di scolarit\u00e0. Il NO ha prevalso ampiamente nello strato pi\u00f9 acculturato, tra i laureati, quasi col 68%! Tra i titolari di diploma di scuola superiore il No si \u00e8 affermato col 52,6% (quali la media generale) mentre il SI ha prevalso, sia pur anche qui di pochissimo \u2013 il 51,4% \u2013 tra gli elettori dotati di licenza media o elementare. Come dire che chi \u00e8 dotato di strumenti cognitivi adeguati a governare problematiche complesse o a comprendere argomentazioni implicanti questioni tecniche di un certo rilievo ha potuto cogliere a pieno l\u2019insostenibilit\u00e0 della proposta governativa, le sue incongruenze, gli obiettivi inconfessabili che si proponeva. Gli altri, si sono spesso dovuti arrendere alle semplificazioni distorcenti, alle retoriche vuote, al ricorso ai sentimenti elementari della paura e del risentimento cui la propaganda per il SI ha abbondato. Un elemento che si pu\u00f2 riscontrare anche nella scomposizione del voto per attivit\u00e0 professionale: quasi tutti i gruppi professionali si sono pronunciato, sia pur in proporzioni diverse, per il NO: i liberi professionisti, dirigenti, imprenditori col 57,2; i commercianti, gli artigiani, in generale i lavoratori autonomi (persino loro!) col 53,9; gli impiegati e, naturalmente, gli insegnanti col 53,5 e, insieme a loro, gli studenti (soprattutto le studentesse) che hanno fatto registrare il record col 63,6%. N\u00e9 sono mancati i pensionati col loro 57%. Unici punti di caduta: gli operai, con una prevalenza di SI (di appena 4 decimi di punto: 50,04%). E le casalinghe, tra le quali il SI raggiunge il 57,4% (i maligni insinuano che qui si vede il peso della televisione).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Referendum<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo il quadro di un voto che ci aiuta a respirare. Che quantomeno rallenta una deriva che si prospettava catastrofica, anche se ancora non la rovescia. Su questi dati dovremo ragionare a lungo, per evitare di sbagliare i prossimi passi (sulle prospettive si vedano in questo stesso sito gli articoli di Alessandra Algostino e di Sergio Labate). Quello per\u00f2 che mi sento fin d\u2019ora di dire \u00e8 che nessuno \u2013 davvero nessuno \u2013 pu\u00f2 pensare di intestarsi questo voto. Di quotarlo in qualche modo alla sua borsa. Men che meno le forze politiche d\u2019opposizione. Senza nulla togliere all\u2019impegno profuso dai loro leaders e dai loro militanti su questo risultato non sono leciti atteggiamenti proprietari. Intanto perch\u00e9, come si \u00e8 tentato di dire fin qui, le variabili che spiegano il successo sono molteplici e complesse, intreccio di stati d\u2019animo accumulatisi nel tempo (la sensazione di asfissia difronte a un potere incapace di accettare limiti) e di stimoli intervenuti nella pi\u00f9 diretta attualit\u00e0 (il genocidio a Gaza, la guerra sempre pi\u00f9 vicina e dentro di noi). E poi perch\u00e9 i protagonisti, direi principali, di questa campagna elettorale tutta in salita, \u00e8 stato un attivismo diffuso fatto di una miriade di realt\u00e0 \u2013 associazioni, gruppi spontanei e micro-strutture consolidate, singole persone in forma di volontariato, giuristi, normali cittadini, scolaresche, bocciofile, artisti, un\u2019intera galassia di soggettivit\u00e0, e poi quei 15 che hanno avuto la felice intuizione della raccolta delle firme-\u2026 Tutto questo ha contribuito a produrre il miracolo, il cui percorso di formazione \u00e8 scritto nella successione cronologica dei sondaggi: dalla partenza, quasi 15 punti sotto, a novembre, fino al punto di pareggio e poi di sorpasso nella prima met\u00e0 di febbraio (quando appunto \u00e8 partita la raccolta delle firme) fino alla vittoria del 22 e 23 marzo. Tutto questo mondo non \u00e8 di per s\u00e9 \u201cdisponibile\u201d per il giorno delle elezioni politiche. Questi voti dovranno essere conquistati e, direi meglio, \u201cmeritati\u201d. A cominciare da una questione che considero centrale nell\u2019aver determinato l\u2019impennata della partecipazione a livelli imprevisti da tutti (insieme all\u2019intollerabilit\u00e0 degli abusi di potere e della faccia tosta di questa maggioranza, sintetizzati dall\u2019orrendo caso Delmastro): il tema esistenziale della Pace e della Guerra, quello che ha mosso le ragazze e i ragazzi dell\u2019ultima generazione. Quello che non tollera ambiguit\u00e0. Quello che ci riporta direttamente alla vitalit\u00e0 della nostra Costituzione, col suo articolo 11. Un tradimento su questo terreno sarebbe, per tutti noi, intollerabile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Revelli Il Referendum costituzionale ci ha regalato un miracolo. Perch\u00e9 \u00e8 un vero e proprio miracolo questa vittoria del NO tanto netta quanto imprevedibile (fino a due mesi fa). 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