{"id":9409,"date":"2026-04-22T06:18:32","date_gmt":"2026-04-22T04:18:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/?p=9409"},"modified":"2026-04-22T06:18:35","modified_gmt":"2026-04-22T04:18:35","slug":"e-lora-dellaltra-europa-assemblea-2026-transform-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.umbrialeft.org\/index.php\/2026\/04\/22\/e-lora-dellaltra-europa-assemblea-2026-transform-italia\/","title":{"rendered":"E\u2019 l\u2019ora dell\u2019Altra Europa \u2013 Assemblea 2026 transform! italia"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">il 30 maggio prossimo terremo l\u2019annuale assemblea di transform! italia presso la Citt\u00e0 dell\u2019Altraeconomia a Roma. Sar\u00e0 un momento di incontro per chi condivide uno spazio di discussione come il nostro e per chi voglia partecipare a farlo crescere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">qui una prima stesura del testo con cui chiediamo di confrontarci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Assemblea annuale 2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Transform! Italia<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00c8 ora dell\u2019Altra Europa.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Welfare e non warfare.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Comunit\u00e0 costituzionale di pace e diritti e non unione di governanti, imprese e mercati.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Scenario globale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il quadro globale \u00e8 sotto la spada di Damocle degli effetti derivati dall\u2019intrecciarsi e sovrapporsi di conflitti militari dalle conseguenze sempre pi\u00f9 drammatiche. Dopo la guerra in Ucraina, che prosegue ormai da quattro anni, abbiamo assistito al genocidio dei palestinesi a Gaza. Ora l\u2019iniziativa di Trump e Netanyahu, con il bombardamento congiunto dell\u2019Iran e, da parte della sola Israele ma con il via libera statunitense, del Libano, non solo ha prodotto vittime e danni pesantissimi alle strutture civili, ma sta avendo un pesante impatto economico a livello globale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Segnalavamo l\u2019anno scorso che la guerra rischia di diventare la \u201cnuova normalit\u00e0\u201d senza che necessariamente si trasformi in conflitto globale come furono la Seconda e, in misura minore, la Prima. Alle porte non \u00e8 tanto la \u201cTerza guerra mondiale\u201d, quanto un sovrapporsi di conflitti locali che instaurano una sorta di \u201cguerra in permanenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Senza introdurre rigidi determinismi che renderebbero lo stesso ricorso alle armi (che \u00e8 sempre frutto di una \u201cdecisione\u201d politica), un inevitabile automatismo di una serie di condizioni strutturali, non c\u2019\u00e8 dubbio che occorre cogliere le tendenze di fondo entro le quali le guerre si scatenano. Certamente sarebbe necessario ricostruire la crisi del capitalismo globalizzato a partire dalle crescenti contraddizioni che lo hanno attraversato nella fase 2008-2010 e come questa si sia tradotta in una crisi di egemonia delle classi dominanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La globalizzazione ha prodotto un cambiamento dei rapporti di forza tra le grandi potenze economiche, commerciali e tecnologiche, con la reazione degli Stati Uniti al rischio percepito di un declassamento del proprio primato. Accanto a ci\u00f2, classi sociali sempre pi\u00f9 estese, soprattutto nei paesi con un capitalismo di pi\u00f9 lunga durata, vivono un peggioramento delle proprie condizioni di vita o quantomeno una condizione di permanente insicurezza sulle proprie aspettative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le classi dominanti si sono per una parte spostate a destra, cavalcando le spinte etno-nazionaliste e xenofobe presenti in molti paesi e per altra parte si sono frammentate sulla base di un complesso gioco di interessi nazionali. Questo ci ha condotto da una fase di unilateralismo a guida statunitense basate su guerre ai margini dell\u2019impero nei confronti dei pochi Stati rimasti recalcitranti, ad una serie di conflitti nei quali, oltre alla volont\u00e0 degli Stati Uniti di usare la guerra come strumento di riaffermazione del proprio predominio, anche ad un moltiplicarsi di nuovi Stati che aspirano ad una propria area di influenza gestita con la forza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo anche assistito al dipanarsi del caso Epstein che ha coinvolto un\u2019\u00e9lite bianca, maschile e ricca. Un\u2019\u00e9lite espressione di una cinica cultura patriarcale e una spudorata esibizione di un potere &nbsp;maschile&nbsp; sul corpo delle donne ad opera di uomini potenti in grado di governare e condizionare, sul piano politico, economico, culturale, le vite di moltissime persone. Un\u2019\u00e9lite che non \u00e8 una deviazione mostruosa del capitalismo, ma il suo volto pi\u00f9 coerente. Un sistema di potere economico e politico dove il corpo di chi \u00e8 pi\u00f9 vulnerabile pu\u00f2 diventare terreno di appropriazione: non solo come forza lavoro, ma come vita a disposizione del pi\u00f9 forte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due questioni di fondo andrebbero fatte oggetto di riflessione: i cambiamenti avvenuti o in corso nelle forme delle guerre e il reale contenuto di un multipolarismo invocato retoricamente ma poco analizzato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sulla prima questione abbiamo avuto l\u2019uso sempre pi\u00f9 estensivo e sofisticato dei droni e connesso a questo e ad altri aspetti militari, l\u2019uso sempre pi\u00f9 esteso dell\u2019Intelligenza Artificiale. Dopo la seconda guerra mondiale avevamo avuto la bomba atomica prima e la bomba nucleare poi a modificare il senso della guerra dato che questa avrebbe messo in questione la sopravvivenza dell\u2019umanit\u00e0. Ora, mentre resta il pericolo atomico e lo si \u00e8 visto con la minaccia di Trump all\u2019Iran di cancellare un\u2019intera civilt\u00e0, si introducono nuove forme di guerra che consentono di colpire in modo sempre pi\u00f9 esteso le infrastrutture civili e quindi le condizioni stesse della vita. Le guerre non vengono pi\u00f9 dichiarate formalmente e tendono a cronicizzarsi. Quasi mai finiscono con la vittoria di una delle parti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il secondo elemento sul quale sarebbe utile sviluppare la riflessione \u00e8 il reale contenuto del \u201cmultipolarismo\u201d. Questo sarebbe certamente positivo se basato sulla presenza di organismi di regolazione internazionale (l\u2019ONU e tutto il suo sistema di organizzazioni), strumenti di sicurezza condivisa (come gli accordi di Helsinki per l\u2019Europa) e processi diffusi di democratizzazione sociale. Ma il \u201cmultipolarismo\u201d che si sta affermando \u00e8 costituito soprattutto dall\u2019emergere di potenze militari che creano aree di controllo sul proprio ambito geografico, attraverso l\u2019esaltazione degli armamenti e la prepotenza rivendicata come diritto. Si pensi al ruolo di Israele che rivendica di potere garantire la propria \u201csicurezza\u201d attraverso la distruzione di tutti gli Stati confinanti e anche oltre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La stessa Russia di Putin ha deciso di risolvere alcune questioni di sicurezza che avevano una qualche legittimit\u00e0 (l\u2019opposizione all\u2019inserimento dell\u2019Ucraina nella NATO e la tutela della minoranza russofona) avviando una scalata militare che ha reso decisamente pi\u00f9 complicato il quadro delle relazioni statali e innestato un conflitto da cui non sa pi\u00f9 esattamente come uscirne.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un \u201cmultipolarismo\u201d che sia solo il prodotto della tutela armata dei singoli progetti statali non \u00e8 affatto garanzia di pace, ma al contrario ci riporta alla situazione dell\u2019Europa che precedeva la Prima guerra mondiale e che poi si ripropose, a partire dalla mancata soluzione delle contraddizioni che questa aveva prodotto, nello scatenarsi della Seconda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La normalizzazione della guerra non pu\u00f2 essere separata dall\u2019affermarsi di tendenze autoritarie diffuse sia nell\u2019Occidente che nel cosiddetto \u201csud globale\u201d perch\u00e9 con la globalizzazione capitalista le differenze strutturali attraversano questi che non sono veri e propri campi contrapposti. L\u2019ascesa economica di una serie di paesi fa s\u00ec che questi rivendichino un maggior peso nella costruzione di nuovi equilibri globali. Come abbiamo verificato con gli accordi tra l\u2019India e l\u2019Unione Europea, e la sollecitazione del Brasile all\u2019approvazione del MercoSur, gli interessi dei diversi capitalismi nazionali portano a relazioni differenziate e intrecciate e non alla formazione di nuovi blocchi globali. Per i quali per altro manca la base ideologica comune che aveva alimentato la contrapposizione tra blocco socialista e blocco capitalista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ruolo dell\u2019Unione Europea<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La leadership dell\u2019Unione Europea (della quale fanno parte la Commissione e i principali Stati nazionali) ha dovuto affrontare una serie di crisi sia interne che derivate dal mutamento dello scenario globale. Fino ad un certo momento si \u00e8 potuto pensare, che lo si auspicasse o meno, che si fosse avviato un inevitabile processo di disgregazione che rimettesse in campo gli Stati nazionali. Al momento si pu\u00f2 ritenere come scenario pi\u00f9 probabile che, nonostante le contraddizioni interne, l\u2019Unione Europea regger\u00e0 e per diversi aspetti diventer\u00e0 il terreno principale del conflitto politico e sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019UE ha dovuto fare i conti con la crisi del modello economico a guida tedesca, fortemente improntato alle esportazioni. Quali sono le linee di iniziativa con cui l\u2019UE ha cercato di rispondere: 1) sviluppo di accordi mercantilisti con paesi del sud del mondo per mantenere un modello basato sul libero commercio; 2) politiche di riarmo da utilizzare sia per accrescere il proprio peso in uno scenario globale di guerra latente e permanente che come strumento per la reindustrializzazione e l\u2019adeguamento tecnologico; 3) realizzazione del cosiddetto 28\u00b0 regime che supera le limitazioni persistenti negli Stati nazionali, creando un nuovo \u201cStato virtuale\u201d nel quale le imprese possano muoversi libere da vincoli, compresi quelli riguardanti i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questi indirizzi si accompagnano la derubricazione del \u201cgreen deal\u201d e l\u2019introduzione di politiche anti-immigrati. Queste sono frutto in parte degli interessi del capitale, in parte del tentativo della destra tradizionale di creare una nuova coalizione politica che assorba una parte almeno dell\u2019estrema destra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avremo ancora a che fare con l\u2019Unione Europea come luogo di potere reale. La stessa sconfitta di Orban in Ungheria e i molti \u201cpentimenti\u201d britannici dopo la Brexit, rendono abbastanza chiaro che alla fine le spinte a restare nell\u2019Unione tenderanno a prevalere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo fatto impone la necessit\u00e0 di delineare un progetto europeo, da parte di sinistre radicali e movimenti sociali alternativi, che finora risulta largamente inadeguata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono emersi una serie di movimenti critici su questioni importanti. L\u2019opposizione alla visione mercantilista del libero commercio mondiale e alla politica di riarmo hanno suscitato delle mobilitazioni ma in modo ancora molto sparso e inadeguato a pesare sulla direzione politica effettiva. Pensare ed agire nella dimensione europea \u00e8 tornata ad essere una condizione fondamentale per rimettere in campo una capacit\u00e0 di influire sui centri di potere e delle opinioni pubbliche sul \u201csenso comune\u201d delle opinioni pubbliche. Al momento solo un governo europeo, quello spagnolo, presenta alcune posizioni politiche difformi dalle tendenze prevalenti in Europa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Su molti temi la sinistra alternativa \u00e8 divisa e in molti casi tende a guardare prevalentemente alla dimensione nazionale, considerando quella europea come secondaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La necessit\u00e0 di rilanciare movimenti a dimensione europea e a costruire, a partire anche dal lavoro del Partito della Sinistra Europea una piattaforma politica continentale che definisca obbiettivi comuni sembra un obbiettivo irrinunciabile. Un\u2019iniziativa importante \u00e8 prevista a Bruxelles per il 14 giugno e pu\u00f2 essere un momento importante di sviluppo di un movimento europeo. In tale direzione si sono gi\u00e0 mosse le mobilitazioni di StopRearm e NoKings.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si pu\u00f2 pensare di risolvere la crisi dell\u2019Unione Europea se non si definiscono i caratteri di fondo di una possibile e necessaria costruzione alternativa che richiede una serie di momenti di rottura con l\u2019esistente: 1) il rifiuto di un\u2019Europa armata come previsto da chi vuole aumentare il bilancio europeo a dimensioni astronomiche, smantellando per questo il welfare rimasto e contrapporvi invece un\u2019Europa che lavori ad un nuovo assetto globale basato sulla coesistenza pacifica; 2) il superamento della natura oligarchica della costruzione europea mettendo al centro la necessit\u00e0 di una reale democratizzazione a partire dall\u2019idea di una Costituzione europea che ripudi la guerra e si fondi sul riconoscimento dei diritti sociali fondamentali di ogni cittadino e cittadina europei; 3) il rifiuto di politiche che guardino all\u2019interesse delle imprese fondato sul loro dominio incontrastato, sottratto ad ogni forma di direzione pubblica e contestuale allo smantellamento dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>L\u2019appuntamento italiano del 2027<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le elezioni italiane del 2027 andranno analizzate anche considerando il contesto nel quale avvengono. Si voter\u00e0 in diversi paesi europei tra cui la Francia, la Spagna e la Grecia. Non si pu\u00f2 escludere che da questo ciclo politico-elettorale l\u2019estrema destra, parte della quale rivendica i legami storici con il fascismo tra le due guerre, esca fortemente rafforzata e si ponga alla guida di paesi fondatori dell\u2019Unione Europea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Italia ha anticipato questa tendenza con l\u2019arrivo alla testa del governo di destra di un partito di ispirazione neofascista che si \u00e8 consolidato dopo il risultato elettorale anche per effetto di una direzione prudente della Presidente del Consiglio su tutte le questioni che riteneva scivolose in termini di consenso. La netta sconfitta subita nel referendum sulla revisione costituzionale che metteva in pericolo l\u2019autonomia della Magistratura ha aperto una crepa nella solidit\u00e0 di questo consenso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Faticando a mettere in discussione le politiche trumpiane, sempre pi\u00f9 impopolari, dai dazi alle guerre (e si aggiunga a questo l\u2019attacco al Papa) paga anche la ricaduta negativa di questo rapporto di simpatia dell\u2019amministrazione USA che doveva essere uno dei suoi punti di forza. Ora si assiste a qualche segnale di smarcamento che non \u00e8 detto sia sufficiente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019esito del referendum ha manifestato una domanda politica che chiede di arginare e interrompere il progetto autoritario della destra. Per questo occorre una convergenza unitaria delle opposizioni ma anche la capacit\u00e0, tutt\u2019altro che scontata, di formulare un progetto politico chiaro e che esprima posizioni radicali su questioni decisive, sia sulle questioni globali (a partire dal giudizio sulle guerre) a quelle sociali (diritti e condizioni di vita delle classi popolari).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 centrale in termini programmatici una proposta economica che si configuri come l\u2019effettivo cambiamento di un modello di sviluppo neoliberista che aggrava tutte le contraddizioni esistenti, da quelle sociali a quelle ambientali senza, per altro, essere nemmeno pi\u00f9 in grado di garantire una estensione della produzione di ricchezza. Quando questa avviene \u00e8 accaparrata da settori sociali sempre pi\u00f9 ristretti. Nell\u2019affrontare il tema dell\u2019economia politica diviene ineludibile confrontarsi con le riflessioni e le pratiche dell\u2019economia femminista, che non \u00e8 semplicemente un\u2019altra branca dell\u2019economia politica, ma un altro modo di intendere il mondo. L\u2019economia capitalista riduce il concetto di valore a quello di prezzo e quindi trasforma tutto in merce, acquistabile o vendibile nel mercato globale. L\u2019economia femminista propone, al contrario, di considerare i sistemi economici non come spazi di libero scambio di merci ma come \u201creti di interdipendenza\u201d capaci di superare le diseguaglianze, specie quelle di genere, la divisione sessuale del lavoro e la svalutazione del concetto di cura\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sulla dimensione europea esistono differenze significative. Chi pensa ad ampliare il ruolo dell\u2019Europa senza una profonda democratizzazione e senza la messa in discussione del paradigma neoliberista che ha pesantemente condizionato Maastricht e tutte le politiche successive, si trova necessariamente a lasciare la direzione politica reale dell\u2019UE in mano alla destra. Sia essa la destra tradizionale radicalizzata che l\u2019estrema destra che era fuori dall\u2019arco \u201ceuropeista\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il finto \u201csovranismo\u201d \u00e8 in difficolt\u00e0 anche se questo non implica affatto che la visione xenofoba, ultraliberista, antidemocratica dell\u2019estrema destra sia in arretramento. L\u2019elezione del nuovo leader ungherese non si presenta (salvo sorprese future) come una reale rottura. C\u2019\u00e8 un\u2019estrema destra antieuropeista come c\u2019\u00e8 un\u2019estrema destra filoeuropeista e il passaggio dall\u2019una all\u2019altra non \u00e8 sufficiente ad aprire una nuova fase progressista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per sconfiggere la destra \u00e8 certamente necessaria un\u2019ampia convergenza che possa anche andare al di l\u00e0 della potenziale coalizione di governo. Occorre dare rappresentanza a quella parte di elettori ed elettrici che al referendum hanno detto \u201cNo\u201d al progetto autoritario ma non sono convinti che la coalizione di opposizione sia sufficiente non solo per prevalere alle elezioni ma soprattutto per mutare su questioni importanti la direzione politica del Paese come si \u00e8 andata definendo anche prima dell\u2019entrata in funzione dell\u2019attuale governo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo il dibattito deve essere ampio sia sulle forme del fronte unitario, sia sul suo profilo programmatico. Sapendo che, al di l\u00e0 di tutto, la Costituzione repubblicana e antifascista fornisce una cornice importante entro la quale poter indicare una visione e una prospettiva. A questo confronto, transform! Italia prova a fornire il proprio contributo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>il 30 maggio prossimo terremo l\u2019annuale assemblea di transform! italia presso la Citt\u00e0 dell\u2019Altraeconomia a Roma. Sar\u00e0 un momento di incontro per chi condivide uno spazio di discussione come il nostro e per chi voglia partecipare a farlo crescere. qui una prima stesura del testo con cui chiediamo di confrontarci. Assemblea annuale 2026 Transform! 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