di Stefano Vinti* – Gli ultimi dati diffusi sulla situazione sociale ed economica dell’Umbria confermano le vive preoccupazioni che la redazione di Micropolis e l’associazione Umbria Left, unitariamente, hanno espresso in due seminari d’inizio anno che si sono svolti a Perugia.
Un declino economico e sociale certificato, ad esempio, dall’Istat con una spesa sociale pro capite dei comuni umbri (117 euro) significativamente sotto la media nazionale (154 euro), e dalla denuncia della UILP Umbria sulla insostenibile condizione di migliaia di anziani non autosufficienti e delle loro famiglie.
L’Umbria si trova oggi sospesa tra due grandi questioni che rischiano di alimentarsi a vicenda: da un lato, la recessione che avvolge il sistema produttivo e sociale regionale; dall’altro, una manovra di bilancio della Giunta che ha nei fatti appesantito il carico fiscale. In questo contesto, la nostra regione rischia di entrare in un circolo vizioso dal quale sarà difficile uscire senza un cambio netto di orientamento.
La crisi economica di scala globale non sta risparmiando né territori, né settori: le imprese umbre, già fragili per dimensione, specializzazione e infrastrutture, stanno subendo contraccolpi che, senza sostegni credibili, possono trasformarsi in un ridimensionamento irreversibile. Del resto lo stesso inserimento dell’Umbria nella zona ZES è il riconoscimento della trasformazione della nostra regione in un’area svantaggiata. È il segno tangibile di un declino profondo.
Lo dicemmo allora, lo ribadiamo oggi: la manovra della Giunta regionale si è caratterizzata per misure recessive L’aumento della pressione fiscale è stato giustificato per colmare un “buco sanitario” che, alla luce dei dati successivi, si è rivelato molto meno grave del previsto. Su queste premesse si può dire che la Giunta abbia compiuto una scelta politica nonostante alcuni sbagli di previsione e di governance.
Intanto, servirebbe maggiore chiarezza su come vengono e verranno utilizzate le maggiori entrate derivanti dall’aumento dell’IRPEF. Dopodiché l’approccio usato non può diventare la norma. Da subito però occorrerebbe accompagnare la scelta della Giunta con una politica di investimenti strategici e di lungo respiro: infrastrutture digitali e logistiche, formazione, ricerca e valorizzazione delle competenze locali, tutto ciò che possa restituire visione e coraggio al sistema produttivo umbro.
Ma soprattutto per il futuro serve un nuovo metodo. I cittadini, le associazioni e i corpi intermedi devono essere coinvolti nella definizione del bilancio regionale.
L’Umbria non può accontentarsi di mitigare la recessione: dobbiamo ambire a superarla. Serve un salto di qualità. Le risorse ci sono: bisogna scegliere dove e come orientarle.
Con questo obiettivo nelle prossime settimane verrà avviata da Micropolis e Umbria Left una articolata campagna regionale, partecipata, aperta a tanti contributi, di confronto sulle proposte e di dibattito per una nuova politica economica e sociale, per cambiare la rotta.
*Associazione UmbriaLeft APS













