Il 18 marzo 1978, a Milano, furono uccisi Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, detto “Iajo”, due diciottenni frequentanti il “Centro sociale Leoncavallo”.
Quella sera, dopo essere stati con amici e la ragazza di Iajo, i due ragazzi si stavano dirigendo verso casa di Fausto, passando per via Mancinelli.
All’altezza del civico 8, si trovarono di fronte tre giovani, probabilmente militanti di estrema destra.
Dopo uno scambio di battute, uno di loro estrasse una pistola calibro 32, nascosta in un sacchetto di plastica, e sparò otto colpi: Iajo morì sul colpo, mentre Fausto spirò durante il trasporto in ospedale.
Nei giorni successivi, una rivendicazione ritenuta credibile attribuì l’omicidio ai NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), un’organizzazione neofascista, più precisamente alla formazione “Franco Anselmi”.
Massimo Carminati, legato anche alla Banda della Magliana, fu tra i militanti dell’ala responsabile e indagato insieme a Mario Corsi e Stefano Bracci; anni dopo, tra il 1990 e il 1991, furono indagati anche Valerio Fioravanti e Guido Zappavigna.
Un’altra pista ipotizzava che Fausto e Iajo stessero indagando su un traffico di droga locale, gestito da esponenti dell’estrema destra e della criminalità organizzata.
Nonostante le numerose inchieste, condotte tra gli altri dal sostituto procuratore Armando Spataro, non furono mai individuati né mandanti né esecutori materiali del delitto, e tutti gli indagati furono assolti.
L’omicidio resta oggi tuttora impunito; un doloroso simbolo della violenza politica e della Milano degli “anni di piombo”.














