La nostra Rivista di inchiesta sociale e sul lavoro contemporaneo in uscita, con primi numeri on line, a fine aprile.
I licenziamenti di Marghera parlano della necessita’ ormai inderogabile di una nuova ricerca e di nuovi obiettivi e modalita’ dei conflitti.
Quello di Marghera e’ un caso da manuale che spiega meglio di ogni analisi come rischiano di andare le cose.
Il gruppo americano chiude l’unica sua sede italiana.
Fin qui siamo alle scorrerie cui siamo gia’ abituati (abituati e troppo silenti) di gruppi multinazionali che, senza alcun freno, lasciano territori e spostano attivita’ in altri luoghi, inseguendo spesso la forza lavoro al suo costo piu’ basso.
La novita’ sta pero’ nel fatto che la motivazione chiama in causa l’intelligenza artificiale.
Le pratiche di licenziamento collettivo, comunicate ai 37 dipendenti per cessazione di attivita’, fanno esplicito riferimento alla necessita’ di un nuovo modello organizzativo integrato con le possibilita’ consentite dalla intelligenza artificiale.
Va da sé che su questa frontiera la tradizionale battaglia sulle tutele classiche appaia ormai un’ arma spuntata.
Lo comprende la Fiom di Venezia quando dice che questi processi non si possono fermare e si deve provare a governarli.
Così come ha ragione – sempre la Fiom – quando dice che il lavoratore deve ora essere sempre dotato di capacita’ elevate.
Ha torto invece quando conclude che cio’ e’ necessario affinché i lavoratori siano sempre richiesti sul mercato.
E no!
E’ qui il punto cruciale.
E’ il mercato – dunque il profitto – come unica finalita’ delle grandi innovazioni della tecnica cui siamo giunti che va messo a questo punto in questione.
Diversamente non ce la fai, ne’ a contenere il risparmio di lavoro vivo che tale tecnica consente, ne’ a garantire la sopravvivenza di una soglia di tutele e di diritti.
Se procedi così sarai travolto. Come gia’ e’ in parte oggi.
E’ l’ora di alzare il tiro.
La posta in gioco e’ l’indirizzo delle nuove tecnologie, non solo il loro governo.
Il conflitto per indirizzarle alla liberazione del lavoro e dal lavoro come pena.
E per restituire alla attivita’ delle persone la possibilita’ di realizzare il proprio progetto creativo.
Una vera e moderna lotta di classe.
Che abbia la forza di negoziare il plusvalore e su scala globale.
Che viva incarnata dai soggetti del lavoro contemporaneo, quelli con mansioni piu’ umili e quelli con compiti di maggiore eccellenza.
Che sposti al fianco di questa nuova composizione di classe l’intelligenza scientifica e i suoi protagonisti.
Che liberi prodotto e lavoro vivo dalla loro condizione di merce.
Da qui, solo come esempio, alcuni obiettivi nuovi:
- Alternanza tra lavoro e pause formative, un tempo c’erano le 150 ore di studio
- Orari di lavoro ridotti a parità di retribuzione
- Forme di salario sociale garantito
- Utilizzo delle innovazioni per riorganizzare il rapporto tra tempi di vita e tempi di lavoro
- Utilizzo delle innovazioni per riorganizzare territorio e città, la loro sicurezza ambientale e sociale.
- Coordinare piattaforme su scala transnazionale per impattare con efficacia sul capitale globale.
Per imboccare una strada così hai bisogno appunto di ricercare il lavoro vivo dove oggi alberga, sottomesso e sfruttato.
Hai bisogno che ritrovi una sua soggettivita’ e una sua altissima capacita’ di conflitto.
Hai bisogno che la scienza torni – come in altri momenti accaduto – al fianco di questo nuovo soggetto, attraverso il punto di vista del quale riprendere a leggere e interpretare criticamente la realta’.
Sento gia’ rimbombare le orecchie dalle obiezioni: ma questa e’ una cosa difficile, impossibile.
Una rivoluzione.
Esatto, la Rivoluzione.
Ma se meno di questo, come ormai si capisce, saremmo travolti.
Gia’ – largamente – lo siamo.
Noi di “Scienza e Classe”, pronti da fine aprile a dare il nostro piccolissimo contributo.
Si faccia avanti chi e’ disponibile a dare una mano.
Vito Nocera














