di Fabrizio Fratini
Sono uno tra le tantissime compagne e i tantissimi compagni che hanno avuto la fortuna (il privilegio) di incontrare, conoscere, frequentare il compagno Massimo Bartoccini, nel percorso politico e sindacale.
Nel mio caso tutto iniziò alla Casa del Popolo a Umbertide (entrambi del Pci, e il compagno Massimo era già dirigente di punta della Cgil Altotevere e dell’Alto Chiascio, poi unita nel comprensorio dell’Alta Umbria).
Il suo sorriso inclusivo, la sua sottile ironia, la voglia di discutere, approfondire, studiare i fenomeni sociali, politici, culturali, sono stati anche per me un punto di riferimento (una stella polare) a partire dal 1988 quando fui eletto segretario generale della Fiom-Alta Umbria e Massimo era già un dirigente della Cgil Regionale dell’Umbria.
Siamo rimasti sempre in contatto, negli ultimi tempi spesso telefonico (entrambi amanti dello slow tech proveniente dalla stagione del ciclostile e del volantinaggio continuo…), e fino agli ultimi tempi ha partecipato alle iniziative della lega Spi Cgil Altotevere che si sono svolte a Umbertide, e alla consultazione referendaria del 22 e 23 marzo u.s.
Scherzando, ci dicevamo che nemmeno il fatto che siamo stati “controparti” ci ha diviso, ricordando il periodo in cui Massimo ha svolto un ruolo importante nelle istituzioni, durante la presidenza di Mauro Tippolotti al Consiglio regionale (un altro compagno proveniente dall’impegno e dalla direzione di categoria e confederale in Cgil), quando ero segretario generale della funzione Cgil dell’Umbria.
Ma aldilà dei nostri “intrecci”, l’insegnamento più grande del compagno Massimo, per me e credo per tante compagne e tanti compagni, è stato quello di non pensare solo ai problemi, le difficoltà, le ingiustizie che colpiscono le persone del territorio dove si svolge il proprio ruolo, ma di uscire da un “provincialismo” politico e pensare a tutti gli altri (perché gli altri esistono ricordava Massimo), in una dimensione planetaria.
Maastricht, la globalizzazione, i forum sociali, e soprattutto il suo straordinario rapporto con il popolo palestinese (avevo intenzione di regalargli il libro di Safaa Odah dal titolo Safaa e la tenda, diario di una fumettista a Gaza).
Nello svolgere un ruolo importante in quello che oggi definiremmo dipartimento sindacale, lanciò una sottoscrizione di un’ora di lavoro per finanziare in Palestina la costruzione di un allevamento per la pollicoltura, che ebbe uno straordinario successo, soprattutto nel suo territorio di provenienza, a guida del compagno Vincenzo Bucci ( che fu il suo successore, mentre nel 1996 fui eletto io al dopo Bucci).
Per tutto quello chi mi ha dato Massimo, per tutto il lavoro fatto insieme, per me è stato un grande onore e una grande emozione ricordarlo a nome e per conto di tutte le strutture Cgil al termine della funzione religiosa.
Sentivo che ancora una volta, mi avrebbe aiutato.
E così e’ stato, ho superato una grande commozione, pensando che mi avrebbe detto “compagno Fabrizio, nella vita politico e sindacale ci sono momenti dolorosi ma bisogna sempre continuare a lottare”, per poi aggiungere alla fine, commentando il mio saluto insieme a un suo storico compagno e amico della Cgil e poi Sindaco (Adamo Sollevanti ) “questa volta il compagno Fratini l’ha “fatta corta”).
Come ci hai insegnato, la lotta non finisce mai.
E non ha età, come diciamo nello Spi-Cgil.
Grazie compagno Massimo















