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La moderna Odissea di Nolan

di Antonello Tacconi

In questi giorni di calura estiva, dove solitamente il caldo non concilia il racchiudersi dentro una sala cinematografica, assistiamo invece file al botteghino per vedere l’ultima opera cinematografica di Cristopher Nolan, quell’Odissea che di fatto sembra essere il film del momento e se non uno dei titoli dell’intera stagione cinematografica. Pellicola milionaria, l’Odissea di Nolan ha avuto già un merito, a nostro modesto parere. Molti, tra cui tanti giovani, hanno invaso le sale di ogni città, avvicinandosi a loro modo a questa materia epica, oltre quello più canonico del canale scolastico. A riprova che il pubblico non risulta mai insensibile anche a proposte culturali di un certo tipo ma che basta toccare le corde giuste per poter accendere l’interesse delle persone. Un ruolo, ad esempio, che la televisione di Stato ha abbandonato da tempo, andando sempre più dietro alle sole logiche commerciali e non culturali, per tenere il passo con le televisioni concorrenti. In tal senso, risultano lontani, ad esempio, sono i tempi dei grandi sceneggiati RAI, tra cui la stessa indimenticabile Odissea con Bekim Fehmiu e Irene Papas. Ma questo è un altro discorso che varrebbe la pena aprire in altre e future riflessioni. Tornando all’opera cinematografica di Nolan, qui siamo di fronte ad un “suo” Odisseo aka Ulisse, come del resto deve essere una interpretazione di un qualsiasi classico, Chi si aspetta una fedele trasposizione del poema omerico rimarrà deluso. Non perché Nolan lo stravolga del tutto ma diciamo che lo fa suo e ce lo presenta con una interessante lettura del poema aderente ai tempi che viviamo. Ma andiamo con calma alla spiegazione di tale nostra idea. Per questo film non sono stati risparmiati gli investimenti. Lo sforzo finanziario si vede sia nelle scene, nei costumi, nelle location scelte per le riprese e sparse in tutto il mondo e per gli effetti speciali che, per scelta dello stesso Nolan, non hanno più di tanto utilizzato la CGI lasciando spazio a stunt-man e altre strategie filmiche. Qualche attento osservatore poi storcerà il naso di fronte a dettagli scenografici e di costume non proprio rispettosi della storia, ma anche qui siamo di fronte a peculiarità che lasciano il tempo che trovano, di fronte alla globalità di un’opera filmica imponente e sicuramente apprezzabile nel suo senso generale. La trama del film non ha bisogno di tanti racconti proprio perché arcinota dalla notte dei tempi. Finita la guerra di Troia, Ulisse e il suo manipolo di guerrieri intraprende il viaggio di ritorno verso la sua Itaca, mentre in quest’ultima la sua amata Penelope lo attende “assediata” dai principi proci locali, con in testa Antinoo, desiderosi della sua mano e di conseguenza sedere sul trono di Itaca con Ulisse ormai lontano da anni. Ma proprio sul tema del viaggio e dell’eroe che Nolan si discosta dal poema omerico, portando in scena un Ulisse tormentato dai sensi di colpa per aver partecipato ad una guerra così crudele ed assurda da ergerla a simbolo della fine di una civiltà. La scena della battaglia dentro le mura di Troia con la decapitazione della statua di Atena, a tal proposito, risulta emblematica poiché simboleggia la fine di ogni logica e di ogni saggezza in una guerra che diventa crudeltà e irrazionalità pura. Ed ecco il primo segnale di aggancio con la modernità che il regista lancia agli spettatori. L’assurdità delle guerre che non hanno nulla di logico ma che sono sempre motivo di lutti e sofferenze e che nella loro escalation possono portare alla cancellazione di intere civiltà, ovvero alla distruzione totale. E partendo da questa guerra troiana inizia il viaggio “simbolico” di Ulisse che è soprattutto psicologico di un viaggio dentro sé stesso. Un viaggio che diviene espiazione dei sensi di colpa che attanagliano il protagonista omoerico per aver partecipato al conflitto troiano. Un viaggio che diviene in primis viaggio interiore dell’uomo che deve redimersi passando per innumerevoli e terribili prove fino all’Ade per poi ritrovare se stesso e finalmente “risorgere” e tornare nella terra natia ritrovando l’equilibrio perduto. In questo siamo dalle parti di Un simbolico viaggio interiore, psicologico dove Nolan sapientemente miscela eventi e scene con maestria e con un ritmo che tiene sempre lo spettatore attento e rapito, con circa tre ore di film che scorrono velocemente. Un viaggio interiore che ci rimanda dalle parti di Cuore di Tenebra di Conrad da cui il percorso fluviale del capitano Willard fino al Marlon Brando del colonnello Kurtz in Apocalypse Now di Coppola. Per poi passare dalle parti della cinematografia di Kubrick ed in particolare di 2001 Odissea nello Spazio. Altro elemento ribaltato nella pellicola di Nolan è la “mètis” dell’eroe. Quell’intelligenza ed astuzia che qui non è vista come nell’epica classica come qualità positive, ma che l’eroe percepisce come elemento negativo, messo a disposizione per una causa distruttiva. L’Ulisse di Nolan diviene un eroe antieroe che ritroviamo nella sua filmografia simile al Batman poco eroe Marvel ma denso di pensieri e sensi di colpa soprattutto nella terza opera finale della saga. Rimanda, anche se in parte, ad una sua altra pellicola di successo. Quell’Interstellar dove il viaggio spaziale del pilota Joseph Cooper lo porta oltre i confini dell’universo per ridare una speranza vita ad un pianeta Terra morente. Insomma un tema ed un approccio psicologico al personaggio che il regista inglese aveva già toccato in altri suoi film. Dove qui l’Ulisse di Nolan risulta, a nostro avviso, attuale perché rimanda ad ognuno di noi, alle nostre paure ed incertezze di fronte a tempi che viviamo, così carichi di incertezza e forieri di guerre e violenza. Un viaggio interiore, in fondo, che è sempre esistito, che travalica i secoli e che ha da sempre accompagnato l’umanità nel suo ben più grande viaggio nei secoli e nella storia.