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ONU, la sconfitta della Germania

La Germania non è riuscita a ottenere il seggio temporaneo a rotazione (durata 2 anni) al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Ha ottenuto 104 voti nell’Assemblea Generale dell’Onu, fallendo l’obiettivo dei due terzi di voti necessari. Una vera e propria sconfitta: uno tsunami nella politica tedesca, che lede non solo il prestigio della Germania a livello internazionale, ma pone domande (spero!) sul suo ruolo all’interno dell’Unione Europea. Perché Berlino vorrebbe essere alla testa, alla guida dell’Europa. No, grazie. Già visto.

Gaza è, come sempre in questi quasi tre anni, centrale. Il genocidio dei palestinesi è centrale, anche se nei tg forse (sicuramente?) non sentirete parlare di un’intera famiglia bruciata viva stanotte per un bombardamento israeliano su una zona residenziale di Gaza. È centrale, Gaza e il suo genocidio, anche per la postura tedesca, riguardo al ruolo della Germania in Europa e sul piano globale. Il sostegno senza se e senza ma a uno Stato genocida ha un prezzo da pagare. E l’Assemblea generale dell’Onu lo ha detto e sottoscritto. Nessun seggio temporaneo alla Germania nel Consiglio di Sicurezza.

Lo schiaffo è doppio se si pensa che Anne Baerbock è presidente dell’Assemblea generale dell’Onu. È stata ministra degli esteri della Germania. La più integralista di sempre, nei confronti di Israele: ha sostenuto tutto quello che Israele ha compiuto, a Gaza e nell’intera regione. Di fronte ai deputati del parlamento della Repubblica federale tedesca aveva detto che per il suo governo “aree civili” potevano perdere il loro status di “aree protette” se “i terroristi ne abusavano”. Mi faccio varie domande, visto la mancata conoscenza che Baerbock ha del diritto internazionale. Soprattutto una: come ha fatto a essere eletta presidente dell’Assemblea generale dell’Onu?

La sconfitta della Germania è una crepa importante, nel negazionismo del genocidio palestinese a opera di Israele che i governi occidentali continuano pervicacemente a sostenere. E dovrà arrivare il momento in cui l’Onu prenderà di petto la questione, come fece per il Sudafrica dell’apartheid circa mezzo secolo fa: sospendere il seggio di Israele dalla sua Assemblea generale.

dalla pagina facebook di Paola Caridi