di Stefano Vinti (Umbrialeft) – Le informazioni che ci fornisce il rapporto Istat ‘Best 2024’ ci raccontano che l’Umbria è la regione che nel quinquennio 2019-2023 ha perso più potere d’acquisto tra le regioni e che i redditi pro-capite sono crollati tre volte di più della media nazionale, con la perdita di 865 euro a testa, e che gli stipendi delle lavoratrici e dei lavoratori umbri sono i più bassi d’Italia, precipitati di ben il 10,7%.
Un regione, l’Umbria, che sprofonda in un declino inarrestabile.
Ma, il rapporto ‘Best 2024’ ci racconta anche un’altra storia, diversa e molto contraddittoria con l’andamento del reddito regionale.
In Umbria la qualità della vita è superiore alla media nazionale, nonostante il declino economico e sociale. Secondo questo rapporto dell’ Istat si continua a vivere meglio che in tante parti della penisola grazie ai servizi pubblici diffusi, agli insediamenti scolastici, alla offerta culturale e alla coesione sociale delle comunità locali.
Quindi una offerta dei servizi pubblici importante che ancora regge se paragonata alle altre regioni, nonostante il definanziamento trentennale, i tagli, le privatizzazioni, le esternalizzazioni, una programmazione claudicante, la carenza di personale, gestioni non sempre centrate sui bisogni degli utenti.
In Umbria sono attive 156 strutture culturali tra musei e giacimenti culturali vari, il 3,5% del patrimonio totale italiano. Le biblioteche pubbliche e private sono 119, presenti nel 67,4% dei comuni. I servizi online comunali sono considerati molto avanzati secondo i criteri Istat, e il 61% dei comuni gestisce dignitosamente almeno un servizio, contro il 53,6% nazionale.
Certo, occorrerebbe avere dati sullo stato dei servizi sociosanitari, perché si può temere, ragionevolmente, che potrebbero abbassare, e non di poco la media, dopo il ciclo del governo regionale della destra neoliberista e estranea al ‘buon governo ‘. Resta comunque il dato:” una qualità della vita che resiste mentre l’economia arretra”.
Un qualità della vita regionale che è stata, letteralmente, progettata e portata ai massimi livelli nazionali dalle politiche sviluppate nei decenni precedenti da classi dirigenti senz’altro attrezzate, lungimiranti e preparate. Al netto degli errori, dei compromessi al ribasso, dei cedimenti su alcuni valori, di un clientelismo urticante, è indubbio che le sinistre umbre nel tempo hanno dato una struttura solida allo stato sociale regionale, imperniato sui diritti e sulla eguaglianza dei territori, che ancora fa sentire i suoi effetti positivi.
Si,tutto cambia, anche la società umbra, ma non sarà di certo una narrazione ingiusta, fuorviante e sbagliata contro “quelli della sinistra di prima” a giustificare una non improbabile carenza di cultura politica riformatrice dei ‘nuovi’, come i dati Istat dimostrano.
La qualità della vita è la storia dell’Umbria









