È necessario e positivo avere una politica contraria ai dazi ma è bene che sia anche contro il ‘libero scambio’ del WTO.
Al mondo serve una economia del tutto diversa, che obblighi, ad esempio, tutti i paesi che intendono commerciare a dimostrare di avere delle clausole di rispetto del lavoro (orario, paga, diritti,ecc.), sociali e dell’ambiente.
In una economia globale finanziarizzata, l’utilizzo dell’arma finanziaria e assai più potente e letale dei dazi e del libero mercato.
L’Europa ha già piegato la testa all’assurdo e insensato aumento della spesa militare al 5% del PIL per acquistare armamenti ovviamente dagli USA; ha accettato di comprare a Washington il gas ad un prezzo 3-4 volte superiore di quanto prima pagato a Gazprom; ha approvato l’esclusione delle multinazionali statunitensi dalla tassazione minima condivisa in sede OCSE, che cosa dovremmo mai ancora sacrificare? Forse gli standard minimi sanitari o quelli dell’European Digital Act? Quindi, fino a che punto dobbiamo finanziare il mostruoso debito pubblico americano? Come reagire al ceffone che Trump ci ha rifilato con i dazi sull’export europeo al 30% (confermando quelli già imposti al 50%)?
Se s’intende ragionare di ‘contro-dazi’, l’arma veramente efficace da utilizzare è quella finanziaria: tassare adeguatamente le esportazioni dei servizi americani verso l’Europa; imporre alle piattaforme digitali di pagare sugli immensi profitti in Europa; chiudere i paradisi fiscali in Irlanda, Lussemburgo e Olanda per le imprese USA; limitare l’enorme movimento di capitali europei verso gli Stati Uniti; introdurre vincoli all’attività delle società finanziarie USA.
Ovviamente si potrebbe anche pensare una politica economica alternativa, ad esempio sostituire le esportazioni verso gli USA sostenendo la ‘domanda interna’, migliorando salari e redditi ed elevando il loro potere d’acquisto, oltre che ragionare con la Cina e i Brics per costruire nuove partnership commerciali equilibrate, ecc.
Il mondo unipolare della globalizzazione liberista finanziarizzata è in fase di superamento, e si sta andando verso un assetto multipolare, ed è bene che la UE prenda atto velocemente che il primato assoluto dei movimenti di capitali, merci e servizi è terminato.
L’Europa deve essere protagonista della costruzione di un paradigma alternativo, equo e giusto, oppure è destinata definitivamente al vassallaggio e alla marginalità se non alla sua disgregazione economica e politica.
Stefano Vinti
Associazione Umbrialeft














