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“L’estate di Totò Schillaci”, presentato a Perugia il romanzo di Pippo Russo

Giovedì 30 ottobre, presso il centro Socio-Culturale di Ferro di Cavallo, è stato presentato il romanzo di Pippo Russo “L’estate di Totò Schillaci”. Ad organizzare l’evento l’associazione Umbrialeft aps di Perugia. Salvatore Vitale, presidente del centro, ha ringraziato gli ospiti e l’associazione organizzatrice e portato il saluto di tutti gli associati del centro. Stefano Vinti, fondatore di Umbrialeft aps, ha introdotto il dibattito, sottolineando che il libro è un mix tra romanzo e saggio che ci racconta una stagione di ideali e di speranze che si erano venute a creare, fra il 1989 ed il 1990, in quella martoriata città di Palermo, con il movimento studentesco “la Pantera” e l’affermazione del Sindaco Leoluca Orlando, mentre Totò Schillaci faceva sognare il calcio italiano.

Fra i relatori, oltre all’autore, c’erano anche Silvia Angelici, giornalista, e l’assessore al comune di Perugia Pierluigi Vossi.

Angelici si chiede se Schillaci fosse nato in un’altra città cosa sarebbe stato. Lapidaria la risposta di Pippo: “un profeta in patria”, a testimoniare che Palermo era, ed ancora è, una città complessa, piena di particolari e contraddizioni. Una città popolare con i suoi famosi quartieri proletari come il CEP (centro espansione popolare), quartiere di Totò, e lo ZEN (zona espansione nord); con un conflitto sociale dall’alto verso il basso, cioè una borghesia che guarda con distacco le masse di poveri; con il mito dei dipendenti regionali che rappresentano uno status quo, ma denigrati da un’imprenditoria che li considera dei privilegiati, salvo poi fare affari con loro attraverso l’istituzione regionale.

Ma a Palermo il biennio 1989-1990 è ricco di avvenimenti che sembrano portare positivi e radicali cambiamenti sociali: il nuovo sindaco Leoluca Orlando diventa sindaco della città, diventando il simbolo della rinascita democratica palermitana: in comune si forma una nuova maggioranza politica, il partito comunista entra per la prima volta nel governo della città, tagliato fuori è il pentapartito che in quegli anni governa l’Italia. Nello stesso periodo esplode il movimento studentesco “la pantera”, che si oppone, con tutta la passione giovanile, al tentativo di privatizzare pezzi importanti dell’Università. Il movimento, sull’esempio di Palermo, si estende nelle principali città universitarie italiane. Nel bel mezzo di questi cambiamenti le “notti magiche” di Italia ’90 mettono sotto i riflettori gli occhi di Totò Schillaci, palermitano del CEP, un figlio di quel popolo che non pensava fosse possibile quello che accadeva realmente. Palermo, in quei giorni, rappresenta l’avanguardia dell’Italia progressista.

In questo contesto una storia d’amore fra Enzo e Serena. Due giovani studenti che appartengono a mondi sociali opposti: popolare Enzo, borghese Serena. La loro storia d’amore nasce con il movimento, cresce con il movimento e muore con il movimento. Una storia, questa, frutto della fantasia dell’autore.

È un romanzo, quindi, che racconta un periodo storico di grandi illusioni e, come le più belle illusioni finisce con un fallimento. Il sindaco più votato di sempre non riesce a portare avanti nessun progetto riformatore, il potere lo imbriglia in una matassa dalla quale non ne uscirà; il movimento cesserà di avere quella spinta propulsiva che le permetteva di contaminare giovani studenti e, senza ottenere risultati tangibili, si sgonfia piano piano; Totò non riuscirà più a ripetere le performance delle “notti magiche” di Italia ’90 e approderà in Giappone per chiudere la sua carriera calcistica; anche l’amore fra Enzo e Serena finirà, non riuscendo a reggere al divario sociale dei due giovani.

L’assessore Vossi paragona quella stagione calcistica che vedeva il calcio palermitano fuori da ogni competizione e rinascere anno dopo anno, con quella del Perugia, che dopo scandali e fallimenti riesce a riemergere arrivando fino alla serie A.

Conclude il dibattito Pippo Russo riflettendo sulle conseguenze della sconfitta dell’Italia a quel mondiale. Essa rappresenta la fine della prima repubblica, la vittoria della nazionale avrebbe dato continuità a quel sistema politico, tangentopoli forse non sarebbe esplosa.

Quel colpo di testa di Caniggia, che anticipa una brutta ed avventata uscita di Zenga, potrebbe aver cambiato la storia del nostro Paese.

Un romanzo bellissimo, che da una situazione reale apre alla fantasia. Ma è dalla fantasia che nascono le idee rivoluzionarie, anche se poi si rivelano solo meteore, ma raccontare una speranza può generare altre speranze e di speranze oggi ne abbiamo urgente bisogno.

Attilio Gambacorta

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