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La conferenza stampa di Meloni e l’Umbria invisibile

Articolo del Segretario Regionale Rifondazione comunista dell’Umbria Franco Cesario sul Corriere dell’Umbria di domenica 11 gennaio 2026

di Franco Cesario* – La conferenza stampa di venerdì di Giorgia Meloni ha offerto l’ennesima prova di un governo che parla molto di Italia ma guarda poco ai suoi territori, soprattutto a quelli che non fanno rumore, non portano consenso immediato e non rientrano nella narrazione trionfalistica del potere.

L’Umbria è uno di questi: una regione sistematicamente assente dal racconto governativo, ma pesantemente colpita dalle sue scelte. Nel discorso della presidente del Consiglio l’Italia sembra crescere, rafforzarsi, ritrovare centralità. Ma è un’Italia astratta, lontana dalla realtà quotidiana umbra, fatta di salari bassi, lavoro povero, precarietà diffusa e servizi pubblici sempre più fragili. Qui la “ripresa” non arriva, e se arriva lo fa in modo diseguale, lasciando indietro intere fasce di popolazione e ampie aree del territorio regionale.

In Umbria le politiche del governo Meloni producono effetti concreti e misurabili. La sanità pubblica è sotto pressione: carenza di personale, liste d’attesa che si allungano, strutture territoriali depotenziate. La scelta politica è chiara: meno investimento pubblico, più spazio al privato.

Un modello che in una regione con redditi medi bassi e popolazione anziana significa negare, di fatto, il diritto universale alla cura. Di tutto questo, nella conferenza stampa, nessuna parola. Sul fronte del lavoro, la distanza tra retorica e realtà è ancora più evidente.

L’Umbria è una regione segnata da crisi industriali mai risolte, da un tessuto produttivo fragile e da un’occupazione sempre più povera. Giovani costretti a emigrare, contratti a termine, part-time involontari, salari che non tengono il passo con l’inflazione. Meloni parla di merito e crescita, ma in Umbria il merito non paga e la crescita non arriva.

Arriva invece la normalizzazione della precarietà. Quando il governo evoca l’“interesse nazionale”, lo fa dimenticando che senza coesione territoriale non esiste alcun interesse collettivo. In Umbria questo si traduce in aree interne abbandonate, infrastrutture insufficienti, collegamenti carenti, borghi che si spopolano nel silenzio generale.

Le risorse vengono centralizzate, le decisioni calate dall’alto, mentre alle regioni più deboli resta il compito di arrangiarsi. La conferenza stampa ha mostrato anche un problema democratico profondo: le critiche vengono liquidate come ideologiche, le domande scomode evitate, il disagio sociale minimizzato. È lo stesso atteggiamento con cui il governo guarda alle vertenze umbre, alle proteste per la sanità, alle richieste di investimenti veri. Il conflitto sociale non viene ascoltato, viene rimosso. Il giudizio non può che essere netto: questo governo opera contro territori come l’Umbria.

Dietro la retorica dell’orgoglio nazionale si nasconde un modello che accentua le disuguaglianze, penalizza le regioni più fragili e riduce lo Stato sociale proprio dove sarebbe più necessario. L’Umbria diventa così una periferia politica ed economica, sacrificata in nome di equilibri di potere lontani dalla vita reale delle persone.

La conferenza stampa non ha chiarito nulla per chi vive e lavora in Umbria. Ha confermato, piuttosto, una sensazione diffusa: che questo governo non veda, o non voglia vedere, le difficoltà di una regione che chiede sanità pubblica, lavoro stabile, investimenti e dignità. Ed è proprio da qui che deve ripartire un’alternativa politica: dai territori dimenticati, da chi paga il prezzo più alto delle scelte sbagliate del potere centrale.

*Segretario regionale di Rifondazione Comunista dell’Umbria