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Niscemi, il Colle di Todi e la Rupe di Orvieto

Mentre guardo le agghiaccianti e sconvolgenti immagini della frana che sta trascinando a valle interi quartieri della città siciliana di Niscemi, un Comune di 24.00 abitanti ricco di palazzi storici, Chiese e monumenti, trionfo del migliore barocco siciliano, in piena emergenza di protezione civile con centinaia di sfollati che non avranno più la propria abitazione, mi vengono in mente similitudini e differenze con Todi ed Orvieto.
Il Colle di Todi e la Rupe di Orvieto sorgono entrambi su colline instabili, con movimenti franosi attivi nei secoli come sono testimonianza i documenti di archivio e decisioni risalenti anche all’epoca dello Stato Pontificio.
Tuttavia Todi ed Orvieto hanno vissuto una storia, apparentemente poco italiana, ma in realtà figlia di alta qualità tecnica e di una politica autorevole, pragmatica e concreta. Non sono stati necessari morti e sfollati per affrontare un piano straordinario di interventi, opere pubbliche, interventi di programmazione e vincoli di tutela ed inedificabilità per salvaguardare questi due straordinari e millenari comuni italiani ricchi di storia e di testimonianze architettoniche ed artistiche.
I Piani regolatori di Todi ed Orvieto già negli anni ’60 e ’70 fissarono dei vincoli di rispetto idrogeologico, con relativi vincoli di inedificabilità su tutte le pendici proteggendo interamente la città storica ma evitando di aggravare la già precaria stabilità di Colle e Rupe.
Tuttavia le frane attive stavano producendo danni e rischi agli abitati e cosi già a partire dal 1978 lo Stato stanziò in legge di bilancio, con il consenso delle forze politiche di governo e di opposizione , delle prime somme per avviare alcuni interventi di un primo consolidamento. Tuttavia grazie ad un lavoro importante guidato dalla Regione Umbria, d’intesa con i Comuni di Todi e di Orvieto, con uno straordinario lavoro preparatorio di tipo tecnico e di intesa di natura politica tra i principali partiti politici di governo e di opposizione (DC, PSI, PCI) si arrivò in Parlamento all’approvazione della Legge 545 del 1987 “Disposizioni per il definitivo consolidamento della Rupe di Orvieto e del Colle di Todi” stanziando ben 340 miliardi di lire per un intervento complessivo di opere pubbliche per risanare, proteggere, tutelare e restaurare con un intervento integrato tra opere di consolidamento idraulico ed idrogeologico, rifacimento infrastrutture, consolidamento e restauro del patrimonio storico artistico. Era la prima volta che si faceva una operazione così estesa come azione di PREVENZIONE e non come riparazione di danni già prodotti o in conseguenze di vittime. Fu una operazione straordinaria di grande valore tecnico scientifico (con un Osservatorio nazionale, studi e pubblicazioni), una operazione di bellezza unica con la restituzione di un ricchissimo patrimonio architettonico . Seguì una seconda legge di rifinanziamento come completamento degli interventi, legge 242 del 1997, per ulteriori 130 miliardi di lire.
Todi ed Orvieto sono state salvaguardate, protette, restaurate, messe in sicurezza proteggendo popolazione e monumenti, riqualificando infrastrutture, pavimentazioni, beni culturali …. un esempio importante di buona amministrazione, di ottima qualità tecnica e professionale, di valenza scientifica, di serietà e responsabilità delle imprese e delle maestranze, di una politica coraggiosa e lungimirante ….
Quelle opere oggi vanno mantenute e protette: sono più di dieci anni che nessuno (almeno a Todi) si occupa più della Manutenzione di queste opere. Serve una iniziativa forte dei due Comuni insieme alla Regione Umbria affinché queste opere non vadano in malora. Si metta da parte l’ideologia, le forze politiche di maggioranza e di opposizione si uniscano come in passato e lavorino per la salvaguardia dei cittadini: chiedano al Governo di stanziare una somma adeguata per la manutenzione straordinaria e per non perdere opere fondamentali per la protezione civile.

Tratto dalla pagina facebook di Catiuscia Marini