Questo, in breve, il 22 e 23 marzo ha detto il popolo italiano, bocciando una riforma che stravolgeva la giustizia in Italia.
Tanti giovani sono andati a votare, ed il 61% di loro ha risposto NO, mentre fra gli over 55 a prevalere è il Si, con poco più del 50%.
Ma la vittoria del No è netta: 17 regioni si esprimono contro la riforma Meloni-Nordio. Solo Lombardia, Veneto e Trentino dicono SI. In Toscana, Liguria ed Emilia Romagna, là dove l’affluenza alle urne sfiora il 70%, il no vince con oltre 15 punti di scarto. A dimostrazione di quanto siano discutibili i dati dei sondaggisti, i quali prevedevano difficoltà maggiori per il NO qualora l’affluenza alle urne fosse stata alta.
L’Umbria è un caso a parte. Pur essendo alta la partecipazione al voto (65%), il No vince di misura (51,68% i no, 48,32% i SI). A guidare questa vittoria il Capoluogo Umbro, Terni, Foligno e Gubbio. Un bel risultato per la Sindaca Vittoria Ferdinanda, una netta sconfitta per Bandecchi, un ottimo risultato per due città importanti della regione come Foligno e Gubbio, entrambi governate da compagini di centro destra. Ma a Città di Castello, ad Assisi e a Spoleto, vince nettamente il SI.
Si dovrà analizzare bene il voto, i flussi elettorali, ma certamente non si può sottovalutare questo risultato. Inoltre il SI vince nella maggior parte di comuni umbri, anche questo un aspetto importante. Sono domande che meritano risposte non superficiali.
Un altro importante aspetto di questa consultazione elettorale sono stati i comitati civici. Tanti cittadini della cosiddetta società civile si sono spesi per sostenere le ragioni in difesa dei principi Costituzionali, come quello della divisione di poteri. Era proprio questo in gioco: accentrare nelle mani dell’esecutivo, che di fatto svolge anche la funzione legislativa, il potere giudiziario. Se fosse passata questa riforma era la democrazia, così come l’hanno concepita 80 anni fa i Padri Costituenti, ad essere compromessa.
Questo tentativo autoritario è stato smascherato e gli italiani questa volta non sono rimasti a casa, sono usciti, si sono mobilitati, si sono organizzati, ed hanno detto No a questo Governo, che con arroganza aveva imposto al Parlamento la sua “schiforma”, così come l’ha chiamata Marco Travaglio.
La politica ha intercettato questi movimenti che nascevano spontanei, ed insieme sono riusciti a fare sistema. In tante realtà il mondo dell’associazionismo e dei partiti si sono incontrati dando vita ad una comune battaglia, per sostenere la democrazia, i principi fondanti della nostra Costituzione. È sceso in campo anche il mondo sindacale, CGIL e USB, a completare questo nuovo scenario politico.
Una nuova comunità si è fatta protagonista; un confronto fra associazionismo, comitati, sindacato e politica una ricchezza inestimabile per il centro sinistra che si dovrà affrontare altre importanti e determinati sfide politiche. Non potrà prescindere da queste realtà, dovrà valorizzare questo mondo se davvero vuole cambiare, invertire una rotta dove la destra sembrava marciare spedita. Questa rotta ha subito un arresto bruciante, che creerà enormi difficoltà nel centro destra, può coincidere con un cambio d’epoca per il nostro Paese, con la rinascita di una sinistra politica coerente con i bisogni della sua gente.
Per fare in modo che questo avvenga i comitati devono essere il motore di questa imminente e prossima nuova stagione. Quello di cui abbiamo bisogno è di un “patto avanti”, non di un “campo largo”, fra le forze progressiste, ovvero di un programma avanzato che mette al centro Pace, lavoro, sanità e istruzione.
Con questo patto il centrosinistra, oggi, governa l’Umbria.
Associazione Culturale e politica Umbrialeft – APS














