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Liste d’attesa in Umbria e sanità pubblica: UmbriaLeft intervista Roberto Ciccone

La questione delle liste d’attesa continua a rappresentare uno dei nodi più delicati della sanità umbra. Nelle scorse settimane la Regione Umbria, per voce della presidente Stefania Proietti, ha annunciato la proroga del sistema di collaborazione con il privato accreditato per accelerare lo smaltimento delle prestazioni arretrate. Una scelta che ha riaperto il confronto politico e sociale: durante la campagna elettorale, infatti, ampio spazio era stato dedicato al rilancio della sanità pubblica, al nuovo Piano sanitario regionale e al rafforzamento strutturale del servizio pubblico. Il punto del contendere oggi è chiaro: il ricorso ai privati è una misura temporanea necessaria oppure rischia di diventare una scorciatoia permanente, rinviando gli investimenti sul sistema pubblico?

Su questo scenario UmbriaLeft ha rivolto cinque domande a Roberto Ciccone, medico-chirurgo in pensione, già amministratore pubblico del Comune di Perugia, dove ha ricoperto incarichi di assessore e presidente del Consiglio comunale. Nel dicembre 2025 è stato eletto presidente della Consulta comunale per la Promozione della Salute del Comune di Perugia, organismo partecipativo nato per favorire il dialogo tra cittadini, associazioni e istituzioni sui temi sanitari e sociosanitari.

L’intervista

La Regione Umbria ha scelto di prorogare il ricorso al privato accreditato per ridurre le liste d’attesa. È una decisione pragmatica e inevitabile o il segnale di una difficoltà nel rilancio della sanità pubblica?

Su questo tema i cittadini e le cittadine di Perugia, e più in generale di tutta l’Umbria, si aspettano parole chiare e definitive. Credo che molte risposte potranno arrivare dal nuovo Piano sanitario regionale, di cui attendiamo a breve l’uscita definitiva.

In questi giorni sono apparsi articoli che collocano l’Umbria tra le regioni virtuose, con una riduzione dei tempi di attesa superiore al 20 per cento. È certamente un dato positivo, ma occorre capire bene come questo risultato sia stato raggiunto. Da quanto sappiamo, la Regione ha istituito una task force per lo smaltimento delle liste. La domanda è se questo intervento coinvolga soprattutto strutture e professionisti pubblici oppure il privato convenzionato, e in quale misura.

Non è un aspetto secondario, anche perché per la Regione significherebbe sostenere ulteriori costi. Ritengo corretto che la presidente Proietti abbia rivendicato con trasparenza le scelte compiute per ridurre le attese, ma proprio per questo è utile continuare a spiegare con chiarezza modalità, numeri e obiettivi.

In campagna elettorale si era parlato di centralità del nuovo Piano sanitario regionale e di rafforzamento del pubblico. Secondo lei le scelte di oggi sono coerenti con quell’impostazione?

La coerenza di fondo si misurerà proprio nei contenuti del nuovo Piano sanitario regionale. Il ricorso al privato accreditato può essere uno strumento temporaneo, ma il cuore della programmazione deve restare il rafforzamento del servizio pubblico.

Esiste inoltre un tema nazionale che merita attenzione: autorevoli esponenti del mondo medico si interrogano sul rapporto tra pubblico e privato convenzionato alla luce delle innovazioni sanitarie e dei nuovi bisogni di salute. È quindi giusto domandarsi se i criteri di accreditamento e convenzionamento siano oggi pienamente adeguati.

Si sente spesso dire che, in molte aree del Paese, il privato convenzionato si concentri sulle prestazioni a minore complessità e maggiore remunerazione. Non spetta a me giudicare se ciò corrisponda al vero in Umbria, ma affrontare apertamente questi temi potrebbe portare chiarezza e rafforzare l’intero sistema sanitario regionale.

Il vero problema, secondo molti operatori, non è solo il numero delle prestazioni ma la carenza di personale, organizzazione e medicina territoriale. Da dove bisognerebbe partire concretamente?

Come Consulta abbiamo individuato nella sanità territoriale la priorità assoluta. Una rete territoriale efficiente, vicina ai cittadini, è il primo vero antidoto alle liste d’attesa e al sovraccarico degli ospedali.

Parliamo di medicina generale e pediatria di libera scelta, consultori, centri di salute mentale, Case di comunità, Ospedali di comunità, reti infermieristiche domiciliari e servizi integrati. È questo l’elemento trainante di una sanità moderna e a misura delle persone.

Anche gli ospedali ne trarrebbero vantaggi notevoli: meno sovraffollamento, minore congestione dei pronto soccorso e la possibilità di concentrare energie e professionalità sulle prestazioni di maggiore complessità.

La Consulta comunale per la Salute di Perugia può avere un ruolo attivo nel raccogliere le criticità dei cittadini e trasformarle in proposte operative verso Regione e Aziende sanitarie?

Assolutamente sì. La Consulta nasce proprio con questo obiettivo: ascoltare i cittadini, raccogliere bisogni reali e trasformarli in proposte utili per le istituzioni.

Il tema del futuro della medicina di base, ad esempio, è decisivo e non penso che possano essere prese decisioni senza ascoltare i cittadini, i medici e tutti gli operatori sanitari del territorio.

Una cosa è evidente a tutti: la medicina territoriale oggi vive una fase di forte sofferenza. Per questo il confronto partecipato non è un elemento accessorio, ma uno strumento necessario per costruire risposte credibili.

Se dovesse indicare tre misure urgenti per ridurre davvero le liste d’attesa senza indebolire il servizio pubblico, quali sceglierebbe oggi?

La prima misura è investire sul personale: medici, infermieri, tecnici e operatori amministrativi sono la condizione essenziale per aumentare capacità e qualità del servizio pubblico.

La seconda è rafforzare rapidamente la sanità territoriale, perché molti accessi impropri e molte richieste possono essere intercettati prima, vicino ai cittadini, senza intasare ospedali e specialistica.

La terza è la trasparenza organizzativa: servono dati chiari sulle liste, criteri uniformi di priorità, monitoraggio costante e spiegazioni pubbliche sui risultati raggiunti.

Sono convinto che la presidente Proietti e la sua Giunta saranno all’altezza di questo compito complesso. L’Umbria ha alle spalle una tradizione importante di scelte innovative e coraggiose in sanità. Oggi abbiamo il dovere di riconnetterci a quella storia, innovandola e rafforzandola per il futuro.