di Elena Basile – decrescente, non ha bisogno di territori ma di sicurezza e di veder riconosciuto il proprio ruolo sulla scena internazionale. Inoltre se avesse voluto attaccare gli Stati europei, membri della NATO, perché dal 2007 al 2021 avrebbe chiesto la neutralità dell’Ucraina? Queste sono argomentazioni razionali a cui i promotori della guerra non sanno rispondere. La volontà europea è di ottenere il consenso alla propria strategia di riarmo fabbricando il nemico da cui bisogna difendersi. Abbiamo provocato la Russia incessantemente dal 1999, primo allargamento NATO, al dicembre 2021, data delle ultime proposte di mediazione russe, al fine di trascinarla nella guerra con l’Ucraina. Il piano era, come i nostri politici recitavano e purtroppo anche alcuni analisti di grido, sconfiggere Mosca in pochi mesi, far cadere il regime di Putin per sostituirlo con un governo fantoccio che avrebbe consegnato materie prime e terre rare all’Occidente. Nulla si è avverato. La strategia ha fatto cilecca. La guerra è persa come le tante prima: Afghanistan, Iraq, Libia, per le quali non è stato raggiunto alcun obiettivo strategico. Gli Stati Uniti di Trump prendono atto della sconfitta in Ucraina, mentre gli europei che non hanno i mezzi e che senza gli Stati Uniti non potrebbero sostenere il conflitto contro la Russia si lasciano andare in esternazioni sempre più bellicose.
L’assurdo al potere? Certo da un lato non si può che essere d’accordo con Emmanuel Todd, c’è qualcosa di inquietante e di profondamente irrazionale nella politica europea tanto da richiedere, sempre secondo Todd, una geopsichiatria. Le classi dirigenti sono ormai prigioniere di un istinto autodistruttivo e nichilista. Dall’altro se le più alte cariche istituzionali europee affermano che la Russia e la Cina sono potenze revisioniste e vogliono cambiare l’ordine liberale a guida americana, dicono il vero. Essi tuttavia fanno intendere che l’ordine internazionale sarebbe basato sul rispetto del diritto internazionale e l’invasione dell’Ucraina rappresenterebbe una violazione inaccettabile delle norme, l’avvento della prepotenza autocratica contro le regole democratiche. In realtà la fine del multilateralismo e le violazioni del diritto internazionale sono da addebitare almeno a partire dal 1991 all’Occidente, ai bombardamenti di Belgrado ad opera della NATO senza autorizzazione dell’ONU, alle guerre di esportazione della democrazia statunitensi e a cui la NATO ha dato man forte.
Il cambiamento dell’ordine liberale a cui anche il Presidente Mattarella fa spesso riferimento è quindi ben altro. Esso è il dominio del dollaro, il riconoscimento delle norme a geometria variabile stabilite dalla potenza egemone. L’Europa asservita ai democratici USA che rappresentano lo Stato profondo negli Stati Uniti vuole prolungare la guerra in Ucraina, al fine di proteggere una classe transnazionale legata al dollaro e i rapporti feudali che ne derivano. La grande paura è che col mondo multipolare venga meno il finanziamento del debito statunitense intorno al quale gira l’architettura del mondo occidentale. Il riciclaggio del surplus dell’Europa e dell’Asia che permette ai flussi di dollari pagati per importare le merci di ritornare in patria e finanziare assicurazioni, servizi e bond del tesoro USA deve continuare anche se diviene giorno dopo giorno più insostenibile. La guerra, l’aumento dei tassi di interesse sono funzionali a questa strategia. La riconversione dell’economia in recessione europea in economia di guerra offre una scappatoia all’oligarchia al potere per sopravvivere. La difesa europea al netto della propaganda è riarmo tedesco, acquisto di armi americane per obbedire essenzialmente a Trump mentre si finge di osteggiarlo. La contraddizione principale del tycoon statunitense è data dal credere che la deindustrializzazione e il declino di competitività dell’economia statunitense possa essere risolto con nuovi dazi, cioè con tasse che faranno aumentare i prezzi e proteggeranno settori produttivi internazionalmente deboli. Di fatto il nemico dell’economia statunitense è il sistema sul quale si regge: la produzione di denaro e non di merci. La bilancia commerciale in deficit è dovuta all’esorbitante privilegio del dollaro, stampato per comprare merci europee e asiatiche. L’Europa ha compresso la domanda interna, ha adottato l’austerità accettando il ruolo di ancella di un sistema in cui l’egemone viveva di produzioni altrui. L’ingranaggio si è tuttavia inceppato a partire dalla crisi del 2008. L’economia statunitense produce miseria e disoccupati. La Cina, rivale strategico, ha un capitale tale da poter minacciare l’acquisizione di assetti di economia statunitense e si defila dall’acquisto dei titoli di Stato USA. Il Sud globale coopera per creare un mondo multipolare a tutela dall’arbitrio di Washington, dà vita a un sistema ancora embrionale di scambi in moneta locale.
Trump ha compreso che il debito è insostenibile. La spesa per la presenza in Europa viene giudicata superflua. Il lavoro può essere delegato al Regno Unito e alla Germania. La costruzione di un braccio armato della NATO in Europa per interessi statunitensi e dell’oligarchia europea legata al dollaro. Non proprio una difesa europea visto gli interessi europei non sono indentificati con quelli dei popoli europei o di un bene comune europeo.
La fine della guerra in Ucraina rientrerebbe nella strategia trumpiana di riduzione del debito e investimenti in patria. Purtroppo essa non riesce a imporsi all’oligarchia transnazionale. Settori della finanza internazionale, premono per gli interessi immediati che il conflitto procura. Classi dirigenti incompetenti credono nella loro stessa propaganda, nella possibilità che la guerra eroda il potere di Putin e la sconfitta della Russia faccia sparire l’incubo prodotto dalle minacce esistenti al dominio del dollaro.
Il dato più deprimente è dato dall’assenza dei giovani, dei perdenti che da anni non votano. Si stanno indebitando le future generazioni che ereditano un mondo insicuro di viso in blocchi armati e devastati da guerre commerciali. Il rischio nucleare e quello ambientale sono sottovalutati dalla gerontocrazia al potere. Le élites occidentali sembrano indifferenti alla carneficina ucraina e allo sterminio dei palestinesi. I russi combattono e muoiono per i loro interessi, per la loro sovranità. Gli Ucraini si fanno decimare per realizzare le strategie neoconservatrici statunitensi. I giovani europei sembrano indifferenti, occupati dal loro privato, dalla loro precarizzazione. Alcuni vivono la politica come mestiere e appartenenza a combriccole, a lobby di interessi. Marceranno al fronte per salvare questa élites transnazionale senza scrupoli?
tratto da La Fionda














