di Attilio Gambarcorta, Associazione Umbrialeft – Lunedì 1settembre alle ore 19.00 il “Todi Festival”, presso il suo “point”, un nuovo luogo di incontri, dibattiti e confronti, ospiterà l’ex Presidente della Camera dei deputati Fausto Bertinotti. Sarà presentato il suo ultimo libro “la sinistra che non c’è”. A introdurre il dibattito sarà Antonio Ruggiano sindaco di Todi.
Fausto Bertinotti è una delle figure più influenti della politica italiana degli ultimi decenni. Interessante questo confronto con Ruggiano rappresentante in Umbria di un’idea politica completamente opposta.
Il libro parla di una sconfitta storica, sia sul piano sociale che culturale, ma soprattutto politico, della sinistra in Italia, in Europa e nel mondo.
Si ripercorre la storia del Novecento: le grandi conquiste degli anni 70 dopo decenni di lotte politiche e sindacali e di duro conflitto sociale, per arrivare agli anni ’90 e alla crisi irreversibile della “Politica”. Si sottolinea il significato storico del 1989 con “il crollo del muro di Berlino”, la dissoluzione dei socialismi reali, l’esplosione dell’URSS. Da qui la fine del PCI, l’abbandono di ogni idea di superamento del capitalismo, l’assenza del conflitto sociale, inteso come motore per nuove conquiste potatrici di diritti e di emancipazione delle classi subalterne. Fino ad arrivare al concetto di “fine della storia” espresso da Francis Fukuyama nel suo famoso libro. Concetto che catturò l’immaginario dei partiti eredi del movimento operaio sia in Italia che in Europa. Le “magnifiche sorti e progressive”, il famoso verso di Leopardi ne “la Ginestra”, erano le parole che venivano usate per descrivere una realtà che non c’era, nella convinzione che la globalizzazione, ovvero il superamento dei due “blocchi contrapposti”, avrebbe portato l’umanità ad un mondo pacificato dove il mercato, controllato dalla politica, governava i rapporti sociali, l’economia, la giustizia.
Così come abbiamo visto e vediamo non è.
La lotta di classe, per Bertinotti, si è rovesciata: è il grande capitale che determina le agende della politica contro i nuovi lavoratori. Il centro sinistra perseguendo politicamente la governabilità e dando priorità alle alleanze anziché al progetto, si dimentica del tutto del conflitto sociale, abbandona ogni critica al capitalismo ed al suo superamento. È la politica che viene mortificata: quella dei progetti, delle speranze, delle passioni. Si dà spazio alla tattica, privandosi di strategie e diventando subalterna agli interessi delle oligarchie e del grande capitale. Capitalismo che è diventato finanziario e che non si è in grado di interpretarlo nel modo giusto. Per fare ciò è necessario riprendere il metodo dell’analisi, di utilizzare le stesse chiavi di lettura che Marx aveva individuato per capire questo moderno sistema economico.
Bertinotti conclude il suo libro con la necessità di riannodare il filo del pensiero critico al capitalismo e di iniziare di nuovo a cercare di riaggregare i soggetti antagonisti per ricostruire “un nuovo principe”, citando Antonio Gramsci. Questo “principe”, d’ispirazione machiavellica, deve essere un moderno partito, o sindacato o qualsiasi forma collettiva che possa sostenere un’idea alternativa di società.
Guerre, povertà, ingiustizie, stanno lì a dimostrare che “la storia non è finita” e che la sinistra alternativa ha di fronte praterie estese da percorrere.
Ma la sinistra non c’è, la speranza è che possa cominciare ad esserci prima possibile.
Attilio Gambacorta













