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Una nuova generazione politica, giovane e coraggiosa

di Alessandro Pacini* – In questi giorni l’Umbria sta vivendo due episodi politici che danno plasticamente l’idea della scelta di società e di politica che siamo chiamati a costruire nella nostra regione.

Da una parte, a Terni, una forzatura istituzionale che lega in modo pretestuoso il rifacimento dello stadio a una clinica privata, mescolando interessi personali con istinti identitari e passionali.

Dall’altra, a Perugia, l’istituzione del salario minimo orario di 9 euro per gli appalti pubblici: una misura concreta di giustizia sociale che fa del capoluogo umbro uno dei primi Comuni d’Italia ad adottarla.

Il tutto condito da una selva di commenti social, che sfociano sovente nella minaccia e danno lo specchio di una società arrabbiata e delusa, quando non letteralmente abbrutita. Da questo punto di vista la nostra Umbria non è diversa dal resto del Paese.

Credo che su questi due poli opposti si giochi il futuro della nostra regione e l’opportunità di approfondire una visione della politica che si riconnette alla società, fatta di servizio e di ragionamento collettivo per le cittadine e per i cittadini.

Perché in fondo siamo di fronte ad una differenza esemplare della politica: da una parte c’è una politica che serve le persone, che ragiona collettivamente e si mette a disposizione (o almeno ci prova, dimostra questa intenzione); dall’altra, una politica che sputa in faccia ai propri cittadini (sic!), che sfrutta il potere per intimidire, dividere e perpetuare ingiustizie.

È questa la distanza che separa oggi l’amministrazione di Perugia da quella di Terni: una che accoglie e tutela, l’altra che respinge e aggredisce, arrivando perfino a provare a mettere paura ai propri oppositori.

In questo quadro polarizzato c’è però un tratto comune che a me indica la giusta direzione: vedo infatti una nuova generazione politica, giovane e coraggiosa (non sempre questi termini sono concordanti), che non si piega davanti ai ricatti e che, a Perugia, traduce le promesse in atti concreti come l’istituzione del salario minimo comunale di 9 euro l’ora; e a Terni affronta un sindaco che confonde il ruolo istituzionale con quello del bulletto di quartiere con una grande manifestazione, rispondendo con calma e una certa dose di fierezza che “𝗤𝘂𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲 𝗽𝗮𝘂𝗿𝗮 𝗻𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻𝗼”.

Queste due facce della stessa medaglia sono oggi la migliore offerta politica che possa capitare ai due nostri capoluoghi di provincia e rispecchiano un modo di vedere ed interpretare la cosa pubblica che sento essere il più adeguato al futuro della nostra regione.

Per quanto mi riguarda, la scelta è chiara — e spero lo sia per tutto il partito che ho l’onore di rappresentare: stare dalla parte di chi si impegna per contrastare la povertà lavorativa, di chi si fa argine contro le derive autoritarie ed usa le istituzioni come leva per interessi personali, di chi sa che parità di genere, scuola pubblica, sanità pubblica, salario minimo, tutela del lavoro, dell’ambiente, delle differenze, sono le basi su cui costruire il futuro per noi e per i nostri figli.

*Segretario Provinciale di Rifondazione comunista di Perugia