Dall’incarico di guida delle operazioni federali in Minnesota alla rimozione dal comando dopo le uccisioni di Alex Pretti e Renee Good: la parabola di uno dei volti più controversi del duro approccio anti-immigrazione negli Stati Uniti
di Gracco Babeuf – Gregory “Greg” Bovino è stato per settimane il volto pubblico dell’intensificazione delle operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e della Border Patrol in città come Minneapolis, nel Minnesota, dove da dicembre 2025 era alla guida di Operation Metro Surge, una vasta azione federale contro l’immigrazione irregolare su mandato dell’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump.
La missione, annunciata con grande enfasi mediatica, aveva l’obiettivo dichiarato di arrestare e deportare migliaia di persone ritenute irregolari. Tuttavia, sul campo è stata accompagnata da forti tensioni con le autorità locali, proteste di piazza e soprattutto due gravi episodi di violenza con esito letale.
Gli incidenti più gravi sono avvenuti all’inizio di quest’anno: il 7 gennaio è stata uccisa Renée Good, e il 24 gennaio Alex Pretti, un infermiere di terapia intensiva di 37 anni, è stato mortalmente colpito da agenti federali mentre si trovava a Minneapolis. Secondo una revisione preliminare del governo, due agenti federali hanno sparato più volte a Pretti, che era disarmato e non appariva una minaccia imminente al momento dei colpi.
Le circostanze delle uccisioni sono state oggetto di forte critica pubblica e politica, con video e testimonianze che contraddicono le versioni ufficiali fornite inizialmente dalle autorità federali, inclusa la narrazione di Bovino secondo cui Pretti avrebbe avuto intenzioni violente contro le forze dell’ordine.
Crescita e centralità mediatica di Bovino
Bovino, di origini calabresi e veterano della polizia di frontiera, aveva acquisito nei mesi precedenti una notorietà crescente non solo per le sue responsabilità operative ma anche per il tono duro delle sue dichiarazioni pubbliche. La sua figura era emersa come simbolo dell’approccio più aggressivo dell’amministrazione Trump alle politiche migratorie, con frequenti apparizioni sui media e messaggi forti contro le critiche provenienti da esponenti politici e gruppi per i diritti civili.
Questo ruolo di primo piano ha però anche reso Bovino un bersaglio delle proteste e della crescente opposizione, con manifestanti che, soprattutto a Minneapolis, hanno espresso più volte il loro dissenso verso lui e gli agenti federali.
La rimozione e la sostituzione con Tom Homan
Di fronte alla crescente pressione politica e alla forte reazione dell’opinione pubblica, l’amministrazione Usa ha deciso di ridurre la presenza federale a Minneapolis e di cambiare la leadership sul terreno. Secondo diverse fonti internazionali, Bovino lascerà Minneapolis e non guida più le operazioni anti-immigrazione nella città, mentre il presidente Trump ha deputato Tom Homan, veterano delle forze di controllo delle frontiere noto come “border czar”, a guidare le attività rimanenti dell’ICE sul posto.
Homan, con una lunga carriera nella gestione delle politiche migratorie a livello federale, è stato scelto per “ricalibrare le tattiche e ridurre la tensione” dopo le proteste e le critiche diffuse in tutto il paese.
Fonti di stampa americane riferiscono inoltre che Bovino, pur non essendo stato formalmente licenziato dall’incarico secondo le dichiarazioni ufficiali del Dipartimento per la Sicurezza Interna, tornerà al suo precedente ruolo in California e potrebbe andare presto in pensione.












