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La guerra di Israele contro il Libano

Israele attacca infrastrutture civili in Libano, provocando lo sfollamento di un milione di persone. Violenza contro i palestinesi in Cisgiordania.

Di Wiebke Diehl – Junge Welt

I recenti eventi segnano una significativa escalation nella guerra di Tel Aviv contro il Libano: come nella guerra del giugno 2006, l’esercito israeliano sta prendendo di mira sempre più spesso le infrastrutture libanesi. Case civili ed edifici pubblici vengono bombardati e domenica i militari hanno distrutto uno dei principali ponti sul fiume Litani, che collega il Libano meridionale al resto del paese. Questo attacco potrebbe innescare un’altra catastrofe umanitaria, poiché la popolazione nella parte più meridionale del paese è tagliata fuori dall’accesso a beni di prima necessità come cibo e medicine.

Il diritto internazionale generalmente vieta alle forze armate di attaccare le infrastrutture civili, ed è per questo che Tel Aviv sta commettendo crimini di guerra. Israele, che utilizza anche il fosforo bianco, vietato a livello internazionale, come arma, sta apparentemente applicando ancora una volta la dottrina “Dahiya”. L’essenza di questa strategia è quella di spezzare il sostegno pubblico a Hezbollah attraverso la distruzione diffusa di case e infrastrutture civili. Alti funzionari del governo israeliano hanno già dichiarato che il Libano sarà trasformato in una “nuova Gaza”.

Oltre un milione di persone sono sfollate internamente nel Paese. Giovedì scorso, il Ministero della Salute libanese ha riferito che oltre 1.000 persone sono state uccise dall’esercito israeliano dall’inizio della guerra Iran-Iraq. Fonti del governo israeliano hanno dichiarato l’intenzione di eliminare non solo Hezbollah, ma anche i suoi sostenitori. A tal fine, l’esercito ha lanciato un’offensiva di terra, oltre agli intensificati raid aerei delle ultime settimane. Tuttavia, Hezbollah sta opponendo una strenua resistenza e, nonostante l’indebolimento degli ultimi anni, sembra possedere una forza combattiva maggiore di quanto si pensasse in precedenza.

L’affermazione, diffusa da Israele, secondo cui Hezbollah avrebbe violato il cessate il fuoco non regge a un esame più approfondito . Al contrario, la missione ONU UNIFIL ha registrato oltre 7.300 violazioni israeliane dello spazio aereo libanese e oltre 2.400 azioni di soldati israeliani in Libano solo tra il 27 novembre 2024, data di entrata in vigore del cessate il fuoco, e il gennaio 2026. Il movimento radicale dei coloni israeliani ha già annunciato l’intenzione di ricoprire il Libano meridionale con insediamenti che violano il diritto internazionale, estendendosi almeno fino al fiume Litani. L’anno scorso si sono verificati diversi tentativi da parte di coloni radicali di attraversare il confine con il paese vicino, alcuni dei quali andati a buon fine.

Per ora, la loro attenzione rimane concentrata sulla Cisgiordania occupata da Israele: per la seconda notte consecutiva, i pogrom hanno preso di mira la popolazione civile palestinese. Diversi villaggi sono stati attaccati da circa 200 coloni israeliani; case e veicoli sono stati incendiati nei pressi delle città di Nablus e Jenin; le cosiddette molotov sono state lanciate contro le finestre delle case delle famiglie palestinesi; e sono state utilizzate anche armi da fuoco. Almeno nove persone sono rimaste ferite, alcune gravemente. A Hebron, lunedì mattina i soldati hanno arrestato sei palestinesi, tra cui un giornalista.

Dallo scorso dicembre, il governo israeliano sta portando avanti a pieno ritmo i suoi piani di insediamento, annessione e sterminio in Cisgiordania. Allo stesso tempo, un disegno di legge che prevede la pena di morte per i palestinesi condannati da tribunali militari per aver ucciso israeliani o per aver nuociuto alla “rinascita nazionale del popolo ebraico nella sua patria” sta procedendo a ritmo serrato attraverso la Knesset.