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Appalti, Cgil sprona la Regione a modificare la norma a “tutela di tutte le parti sane”

Il sindacato è intervenuto in audizione in consiglio regionale – “Garantire il potere di verifica dell’ente su come vengono spese le risorse pubbliche, proteggere imprese sane e la salute e i diritti di 40mila lavoratori”

(AVInews) – Perugia, 9 set. – “È interesse di tutte le parti rendere più stringenti ed esigibili le norme sugli appalti pubblici. È interesse della Regione che avrebbe più potere per verificare come vengono spese le risorse pubbliche e, di conseguenza, proteggere gli interessi di cittadini e contribuenti. È interesse anche delle parti datoriali che potrebbero così tutelare meglio le aziende sane. È poi assolutamente interesse del sindacato che vuole tutelare, sia in materia di salute e sicurezza, ma anche di diritti normativi ed economici, le circa 40mila persone che lavorano negli appalti in Umbria. Il fattore tempo diventa dirimente e non è più tollerabile rimandare ulteriormente”. Aumenta il pressing della Cgil Umbria verso la Giunta regionale affinché vada rapidamente in porto la revisione della legge regionale 3 del 2010 (che, a oggi, disciplina l’esecuzione dei lavori e delle opere pubbliche sul territorio umbro) in particolare nella parte che affronta la materia degli appalti. Nella giornata di martedì 8 settembre, l’organizzazione sindacale è stata convocata in audizione a Palazzo Cesaroni, a Perugia, dalla II Commissione consiliare, proprio per discutere della revisione della legge regionale 3/2010. All’incontro era presente la segretaria regionale Stefania Cardinali: “Apprezziamo i contenuti della proposta di modifiche avanzata dalla Regione – ha detto –, in particolare l’ampliamento della disciplina, oltre che agli appalti di opere edili, anche ad appalti ad alta intensità di manodopera, come ad esempio i servizi di pulizia, e alle aziende in house. Bene anche la proposta che rimarca l’importanza dell’Osservatorio che anche se oggi è costituito, è di fatto un grande assente. È necessario, infatti, arrivare alla stesura di linee guida e protocolli di intesa che permettano nel più breve tempo possibile, non solo di normare, ma anche di rendere operativa la legge stessa”.

Cardinali ha anche avanzato alcune specifiche richieste, a partire, appunto, dal rafforzamento dell’Osservatorio degli appalti pubblici regionale. Un’altra richiesta prevede la contrattazione con le parti sociali prima della stesura dei bandi e dell’affidamento degli appalti pubblici. Cgil chiede inoltre linee guida e protocolli con le parti sociali in merito alla giusta applicazione contrattuale, prevedendo anche una griglia di attività dell’appalto e, di conseguenza, l’individuazione del contratto da indicare nei bandi, firmati dai sindacati e dalle organizzazioni datoriali comparativamente più rappresentative, che promuovano clausole sociali rinforzate e aumentino la responsabilità in solido dei committenti in caso di inadempimenti dell’affidatario. “C’è poi la limitazione dei sub appalti a impedire gli appalti a cascata – prosegue Cardinali – e, non meno importante, prevedere la verifica dell’appalto durante l’esecuzione nel tempo affinché vengano mantenuti standard e vincoli con il quale l’appalto è stato assegnato”. C’è poi la proposta di un innovativo strumento, sulla scia dell’introduzione del Durc dopo il terremoto del 1997, di cui l’Umbria fu capofila a livello nazionale: “Chiediamo di promuovere l’introduzione di un sistema regionale di Badge di cantiere digitale – ha spiegato Cardinali – per il monitoraggio degli accessi e delle presenze nei cantieri. La proposta nasce dalla necessità di rafforzare gli strumenti di controllo nella fase esecutiva degli appalti pubblici con particolare riferimento alla tracciabilità della mano d’opera, al contrasto al lavoro irregolare, alla verifica dei sub appalti e alla prevenzione delle infiltrazioni criminali”.

Nicola Torrini