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Residui di farmaci, PFAS, pesticidi, microplastiche: sono tra le minacce per la qualità dell’acqua

Residui di farmaci, PFAS, pesticidi, microplastiche: sono tra le minacce per la qualità dell’acqua.

Perché quando parliamo di crisi idrica non dobbiamo fare i conti solo con una scarsità crescente, ma anche con un inquinamento spesso invisibile: quello dei contaminanti emergenti.

Li troviamo ormai in fiumi, laghi e falde. Arrivano da scarichi industriali, civili e ospedalieri, dall’agricoltura e dagli allevamenti. E molto spesso i sistemi di depurazione convenzionali non riescono a rimuoverli completamente.

Una pressione sugli ecosistemi e sulla sicurezza idrica che si aggiunge a un quadro già complesso. E che la crisi climatica rischia di aggravare ancora di più: le piogge intense possono trascinare i contaminanti verso i corpi idrici, mentre siccità e basse portate riducono la capacità di diluizione degli scarichi.

In Italia, poi, monitoraggi e controlli sono ancora troppo disomogenei. Il caso delle microplastiche è emblematico: sono state rilevate nelle acque superficiali, sotterranee e in quelle destinate al consumo umano, ma manca ancora una rete nazionale omogenea per monitorarne la presenza.

Oggi, con l’ottava edizione del nostro Forum Acqua, organizzato in collaborazione con Utilitalia, abbiamo messo insieme dati, storie ed evidenze scientifiche e presentato sette proposte rivolte al Governo per salvaguardare gli ecosistemi e la salute pubblica.

A partire da un monitoraggio nazionale uniforme, con dati pubblici e accessibili a tutti, e da una parola chiave: prevenzione.

Perché inseguire l’inquinamento a valle costa molto di più che fermarlo alla fonte. E questo vale per tutte le filiere: dall’industria all’agricoltura, fino ai prodotti che utilizziamo ogni giorno, come farmaci e cosmetici.

Così si legge in una nota diffusa da Legambiente