È una delle foto più celebri della storia dello sport. Uno scatto che definire iconico è poco. A realizzarlo fu Carlo Martini, che immortalò due tra i più grandi ciclisti di sempre. I loro nomi? Gino Bartali e Fausto Coppi. Due leggende, due miti, due sportivi senza tempo.
Questo è il racconto non di una semplice fotografia, ma di uno scatto epico. Un’istantanea che rese eterno un gesto, il passaggio di una borraccia, consacrandolo di diritto nella storia dello sport.
6 luglio 1952. Sulle strade di Francia si corre la 39ª edizione della Grande Boucle, il soprannome più noto del Tour de France, la più importante competizione ciclistica al mondo insieme al Giro d’Italia.
Dopo un meritato giorno di riposo, il primo da quando il Tour ha preso il via il 25 giugno dalla cittadina portuale di Brest, in Bretagna, gli oltre cento ciclisti sono pronti ad affrontare l’11ª tappa, una delle più proibitive di tutto l’itinerario.
La carovana, infatti, dovrà affrontare le impervie salite alpine in un percorso di 182 km, da Le Bourg-d’Oisans (comune francese situato nel dipartimento dell’Isère, nella regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi) fino a Sestriere, in Italia.
A indossare la Maglia gialla è il nostro Fausto Coppi, che un Tour lo ha già vinto tre anni prima, nel 1949.
Quel simbolo del primato Coppi lo ha conquistato nella tappa precedente, quando ha tagliato per primo il traguardo all’Alpe d’Huez al termine di una gara stremante, lunga ben 266 km.
Il giorno di riposo ha regalato a Coppi non solo l’agognata freschezza atletica, ma pure quella mentale. Per questo, fin dalla partenza delle 10:30 a Le Bourg-d’Oisans, il Campionissimo fa capire a tutti che sfilargli la Maglia gialla sarà quasi impossibile.
E sarà proprio così.
Coppi macina chilometri con una potenza sorprendente. Le salite — lo hanno imparato loro malgrado i colleghi di pedalata — lo esaltano da sempre.
Coppi e gli altri corridori stanno scalando il Colle del Galibier, a 2.642 metri d’altezza. La fatica è molta, il caldo intenso, ma c’è un arrivo da conquistare, oltretutto in Italia. Per questo niente e nessuno potrà fermarlo.
E proprio mentre lo sforzo di tutti i partecipanti sta toccando l’acme — tra il sudore che bagna i volti e i muscoli che si tendono per l’immane fatica — ecco che Carlo Martini, fotoreporter per conto dell’Omega Fotocrona, coglie quel dettaglio che passerà alla storia.
Coppi o Bartali — chi lo abbia fatto per primo non sarà mai del tutto appurato, nonostante fiumi di inchiostro e mille parole spese — si passano una borraccia (o forse una bottiglia, dato che anche su questo la discussione impazzerà per anni senza mai arrivare a una verità condivisa).
Per i tifosi di Bartali è il campione toscano ad aver passato la borraccia. Per i sostenitori di Coppi, ovviamente, a compiere il generoso gesto è stato il Fausto nazionale.
Quale sia l’esattezza dei fatti, ciò che rimane è quella foto… anche se non fu esattamente quella scattata da Carlo Martini.
L’immagine che entrò negli annali sportivi fu infatti modificata in post-produzione, come si saprà solo alcuni anni dopo. Il direttore della rivista Lo Sport Illustrato, che pubblicò lo scatto quattro giorni dopo la gara, decise di dare alle stampe una versione riveduta e corretta.
Dalla foto, infatti, scomparve il “terzo incomodo”: il belga Stan Ockers. Non certo un gregario qualunque, visto che nella classifica finale di quel Tour si posizionò secondo, proprio dietro a Fausto Coppi, che inflisse al ciclista di Anversa un distacco imponente: oltre 28 minuti.
A proposito di quella storica tappa, stravinta da Coppi con quasi 8 minuti sul secondo classificato (lo spagnolo Ruiz), il grande Orio Vergani scrisse per il Corriere della Sera:
«Fausto Coppi ha messo K.O. tutta la coalizione dei suoi avversari nel match sui quattro rounds dei quattro colli: la Croce di Ferro, il Galibier, il Monginevro e il Sestriere. E tanto più va elogiato in quanto egli ha dato tutto se stesso nella battaglia, per puro spirito sportivo, senza un minuto di risparmio, senza mai soffermarsi a pensare che almeno una parte della fatica poteva essere differita nelle giornate che verranno. Vittoria non solo di un forte, ma di un generoso che sta vivendo una meravigliosa stagione intrepida.»
Testo di Maurizio Carvigno
Foto di Carlo Martini











