di Paolo Brutti
Parto dall’articolo di Elena Basile pubblicato nei giorni scorsi sulla “Fionda” e intitolato “La UE non è l’Europa”: scritto interessante, come sempre, e in questo caso anche perché spinge a misurarsi sul terreno filosofico dell’ “essere” e del “non essere”, e a chiedersi se sia meglio il “non essere” che l’ “essere”…
Dunque, l’autrice sostiene che la UE esistente è peggiore degli Stati che la compongono per le politiche di fondo che ha adottato, ma un’altra UE – (ancora) non esistente – non solo è possibile ma necessaria.
Perché? Perché la UE esistente incarnerebbe gli interessi delle Patrie e degli Stati Nazionali, mentre dovrebbe essere lo Stato federale democratico e sociale del popolo europeo.
E il popolo europeo sarebbe quello che si riconosce nei valori del cristianesimo, della rivoluzione francese, del liberalismo, del socialismo, dei diritti universali dell’uomo e nel ripudio del genocidio.
Ora chiedo:
Quante divisioni ha questo popolo? Nemmeno una?
E il popolo europeo (vagheggiato) è la maggioranza almeno come opinioni?
Certo che no.
Infatti non esiste una Costituzione europea. Vorremmo criticarla perché incompiuta, ma proprio non esiste e se la si rintraccia nei trattati allora viene fuori la costituzione materiale di Maastricht.
È vero, non si mette in discussione lo Stato italiano – o, per meglio dire, la Repubblica italiana-, per il fatto che non tutta la sua Costituzione è stata realizzata.
Ma nel caso della Repubblica italiana la Costituzione c’è e una legge che ne viola i principi può essere respinta dal giudizio della Consulta.
Invece in Europa non ci si è misurati sui principi perché le élites europee proprio non li vogliono definire.
Dunque battersi per una UE diversa non è né giusto né sbagliato.
È inutile.
E anche Elena Basile finisce per ammetterlo quando dice, dopo aver molto criticato la costruzione puramente economica della UE, che qualora se ne uscisse sarebbe un dramma economico.
(Non la pensava così Varufakis quando per non accettare la Troika voleva tornare alla dracma e fu defenestrato da Tsipras che accettò di piegare la testa e che poi fu defenestrato dal popolo.)
O quando Basile afferma che, neppure nella UE che ha in mente, l’Italia potrebbe uscire dalla NATO, perché verrebbe sopraffatta dallo zio Sam via colpo di stato.
Il che la dice lunghissima su cosa sia la cosiddetta democrazia liberale: una foglia di fico finché si fanno gli interessi finanziari dell’Occidente; Pinochet e la strage di un popolo se provi a non farli.
Si parla di UE democratica, mentre è evidente la condizione di democrazia vigilata e dimezzata delle democrazie europee.
Basile ci fa pensare alla celebre frase di Berlinguer sull’ombrello della NATO, quando afferma che uscirne comporterebbe un colpo di stato della Cia.
Ora, delle due l’una.
O Berlinguer pensava con il compromesso storico di fare un passo verso il socialismo in barba alla CIA, oppure la sua costruzione avrebbe generato delle controspinte reazionarie.
E fu così. Come ci dicono il rapimento e l’uccisione di Moro, e il CAF che ne seguì, con la tomba della Fiat dove giace il movimento operaio italiano.













