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Israele, impasse dopo le elezioni: Netanyahu resta al potere tra divisioni e alleanze difficili

L’opposizione dispone dei numeri per formare una maggioranza, ma il rifiuto di collaborare con i partiti arabi blocca le trattative. Il premier rimane in carica mentre cresce l’incertezza politica.

Le elezioni israeliane del 2026 non hanno risolto la crisi politica. Nonostante i risultati sfavorevoli al blocco di Benjamin Netanyahu, le opposizioni faticano a trovare un accordo per formare un nuovo governo.

Lo schieramento guidato da Gadi Eisenkot dispone di 48 seggi, ai quali potrebbero aggiungersi i 19 conquistati dalle formazioni arabe, superando così la soglia dei 61 parlamentari necessari. Tuttavia, diversi leader dell’opposizione escludono questa collaborazione.

Tra le alternative emergono possibili intese con i partiti ultraortodossi oppure un governo di unità nazionale. Entrambe le soluzioni incontrano ostacoli legati al servizio militare obbligatorio e alle profonde divergenze politiche.

Nel frattempo, Netanyahu mantiene la guida dell’esecutivo. Il protrarsi dello stallo potrebbe portare a nuove elezioni nella primavera del 2027.

Sul quadro interno pesano anche le tensioni regionali e il rischio di un’ulteriore escalation militare contro l’Iran, che potrebbe complicare ulteriormente la ricerca di una soluzione politica.