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“Economia umbra al palo e salari falcidiati dall’inflazione”: per Cgil Cisl Uil i dati Unioncamere e JobPricing certificano l’urgenza di una svolta strutturale

I sindacati hanno inviato alla Regione Umbria una richiesta urgente di incontro per l’apertura immediata di un tavolo permanente di confronto sul Patto Umbria 2030

(AVInews) – Perugia, 4 nov. – “I recenti dati economici pubblicati delineano un quadro d’allarme rosso per l’Umbria, confermando le denunce storiche che portiamo avanti da tempo a difesa delle lavoratrici, dei lavoratori e delle famiglie della nostra regione”. È quanto affermano le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria dopo la diffusione degli studi di Unioncamere e dal Centro studi Tagliacarne, uniti alle rilevazioni del Geography Index dell’Osservatorio JobPricing.

In particolare, i sindacati parlano di “un’economia a due velocità che frena il territorio”: “Le stime sul valore aggiunto – spiegano Cgil, Cisl e Uil – evidenziano una crescita regionale ferma all’1,80%, nettamente inferiore alla media nazionale del 2,30%. Questo dato colloca l’Umbria al diciassettesimo posto in Italia per dinamismo economico. Se da una parte l’industria e i cantieri edili tengono il passo, dall’altro assistiamo al crollo verticale dei servizi. Per quanto riguarda commercio, trasporti e turismo, l’aggregato cala dello 0,45%, rendendo l’Umbria l’unica regione italiana con il segno meno in questo settore. C’è poi un forte divario provinciale: con Perugia che cresce del 2,01%, trainata dal comparto industriale, mentre Terni scivola al 101esimo posto nazionale con una crescita complessiva dell’1,12%, zavorrata dalla stagnazione della sua manifattura tradizionale. Questo squilibrio strutturale si traduce inevitabilmente in un indebolimento del tessuto sociale e dei consumi interni”.

Le organizzazioni sindacali poi affrontano il tema delle retribuzioni e del potere d’acquisto, rilevando come l’Umbria sia “maglia nera in Italia”: “Lo specchio di questa debolezza economica – sostengono – è il dramma salariale evidenziato dal Geography Index. L’Umbria registra il risultato peggiore d’Italia sul fronte della perdita del potere d’acquisto. Nella forbice inflazione-salari si registra un divario drammatico del -15,1% tra l’adeguamento delle retribuzioni reali e l’aumento effettivo del costo della vita. Con una retribuzione media annua che rimane schiacciata attorno ai 29.952 euro, il divario con il resto delle regioni produttive del Paese continua ad ampliarsi, relegando il nostro territorio a un’economia fondata su un lavoro povero e precario”.

Di fronte a questa tenaglia, che vede da una parte un terziario che arranca e dall’altra stipendi non in grado di assorbire l’impatto dei prezzi, Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria ritengono non più rimandabile un intervento straordinario delle istituzioni locali. Proprio alla luce di questi dati “impietosi”, le tre sigle sindacali hanno formalmente inviato alla Regione Umbria una richiesta urgente di incontro volto all’apertura immediata di un tavolo permanente di confronto sul Patto Umbria 2030. “Non è più il tempo di rinvii o cabine di regia formali – sottolineano le tre sigle confederali regionali –: serve un piano programmatico concreto, condiviso con le parti sociali, che affronti le transizioni industriale, energetica e digitale, e che vincoli le risorse pubbliche e i fondi europei alla creazione di occupazione stabile, sicura e di qualità. Non si può fare impresa tagliando sul costo del lavoro o scommettendo su servizi a basso valore aggiunto. Il Patto Umbria 2030 deve diventare l’alveo in cui rimettere al centro il rinnovo dei contratti, un deciso contrasto alla precarietà e politiche attive in grado di sostenere i redditi da lavoro dipendente e da pensione, oggi ridotti ai minimi termini. Dalla giunta regionale ci aspettiamo una convocazione immediata: la risposta a questa crisi deve essere strutturale e non più parcellizzata”.