SCAFFALE «Dialoghi col Tasso», a cura di Pier Vincenzo Mengaldo e Donatello Santarone, pubblicato da Bordeaux. Raccolta di saggi che lo scrittore ha dedicato a «La Gerusalemme liberata»
Il 7 ottobre del 1571 si combatté, fra la flotta musulmana dell’Impero ottomano e quella cristiana della Lega Santa, con la vittoria di quest’ultima, la battaglia di Lepanto. L’evento bellico seguiva di sette anni la chiusura del Concilio di Trento che aveva di fatto avviato il processo della Controriforma cattolica che si presentava come risposta della Chiesa alla Riforma luterana che l’aveva profondamente scossa. All’interno di questa cornice storica vanno collocate la genesi e la realizzazione della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, da considerarsi l’opera di un’intera vita, pubblicata integralmente la prima volta a Parma nel 1581, seguita, nel 1593, dalla Gerusalemme conquistata.
GIUNGE A RIPERCORRERE le vicende legate al poema tassiano la nuova edizione di un testo di Franco Fortini di quasi un quarto di secolo fa: Dialoghi col Tasso, a cura di Pier Vincenzo Mengaldo e Donatello Santarone, Bordeaux, pp. 175, euro 16,00).
Sono qui raccolti tutti gli scritti dedicati da Franco Fortini a Torquato Tasso, incluse le sue introduzioni – in forma di dialogo con Donatello Santarone (si veda a questo proposito dello stesso Santarone lo scritto che chiude il volume, La radio di Fortini) – a una lettura radiofonica della Gerusalemme liberata, diffusa in trenta puntate da Radio Tre all’inizio degli anni Novanta.
Introdotti da una Premessa di Mengaldo («l’interpretazione tassiana di Fortini è agita come da due opposti movimenti, l’attualizzazione ma insieme uno sguardo volto continuamente all’indietro»), il volume si compone di tre scritti realizzati per occasioni diverse ai quali si aggiunge, come già segnalato, la lettura radiofonica dei venti canti del poema in dialogo fra Fortini e Santarone.
Nel primo dei tre scritti, La Gerusalemme Liberata, realizzato come voce di Ventiquattro voci per un dizionario di lettere, Fortini si sofferma ad analizzare le due parole tematiche del poema: «orrore e languire» dove il primo «è la paura e il desiderio della paura» (si ritrova qualcosa di simile nel Kurtz del conradiano Cuore di tenebra?) e il secondo «è il desiderio e la paura del desiderio». Nel secondo scritto, «L’arme pietose», prendendo in esame l’incipit della Gerusalemme composto dal Tassino, ossia da Tasso quindicenne nel 1559, Fortini individua un legame dell’ossimoro, che scomparirà nella Gerusalemme Conquistata, sia con la «auctoritas…solenne» di Livio sia con Machiavelli, «il Segretario fiorentino universalmente tenuto per satanico». Il terzo scritto, Tasso epico, è un capitolo del Manuale di letteratura italiana per le scuole medie superiori.
QUI EMERGE non soltanto Fortini acuto lettore di Tasso, fino a cogliere nella «simpatia per la causa degli Infedeli, vissuta come incantevole caos dei sensi» ciò che la coscienza impedisce di dire al poeta sorrentino, ma anche Fortini insegnante che fa dell’esperienza negli Istituti tecnici come docente fra il 1963 e il 1971, testimoniata in Allora comincerò…Franco Fortini nel ricordo dei suoi studenti (edizioni Bordeaux, 2024), il sostrato metodologico su cui costruisce l’intero scritto.
La parte più consistente del volume è occupata dalle Introduzioni alla lettura dei canti del poema di Tasso (Lettura radiofonica della Gerusalemme Liberata). Qui si incontrano le protagoniste e i protagonisti dell’opera spesso alle prese con lunghi ed estenuanti duelli dall’alba al tramonto, sospesi e poi ripresi, magari dopo sei giorni, come avviene fra Argante e Tancredi. A tal proposito viene notato come «buona parte del poema è descrizione di duelli» e come lo stesso Manzoni, per bocca del conte Attilio, faceva presente che Tasso conosceva perfettamente le regole della cavalleria, quindi era un esperto in materia.
FRA QUESTI DUELLI, al canto XII, quello fra Tancredi e Clorinda, «profondamente diverso dagli altri». Proprio a questo proposito Fortini mette in gioco le due parole chiave del poema che aveva già segnalato nel primo scritto del volume: «Con il languire del raggio della stella, così come sarà “languente” il piede di Clorinda ferita – fra l’altro “languire” e “orrore” sono le due parole chiave della Gerusalemme Liberata – si contrappunta l’alba, che è sì tragica ma anche redentrice». Mentre intorno la natura, un contrapporsi di bene e di male, di cielo e di inferno, di vita e di morte, è dominata da fato, fortuna, sorte, «tre nozioni … presenti in tutta l’opera del Tasso», sottolinea Fortini.
tratto da il manifesto











