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Autotrasporto in Umbria, la crisi ignorata

di Stefano Vinti*

In Umbria l’autotrasporto attraversa una crisi pesante. I bilanci non tornano, le imprese chiudono e i lavoratori si trovano ogni giorno a fare i conti con costi fuori controllo. Il principale responsabile ha un nome preciso: il caro diesel. Con il prezzo del gasolio stabilmente oltre i due euro al litro, ogni mezzo pesante arriva a sostenere circa 9.000 euro l’anno di costi extracontrattuali. Una cifra che, per molte aziende, segna la differenza tra sopravvivere e cessare l’attività.

Il settore era già fragile prima di questa nuova impennata dei costi energetici. I numeri parlano chiaro: secondo i dati della Cgia di Mestre, tra il 2015 e il 2025 in Umbria sono scomparse 384 imprese di autotrasporto, pari a un crollo del 26,2%. Si è passati da 1.462 aziende a 1.078. È il segnale di una crisi strutturale che si trascina da anni e che oggi viene aggravata da un contesto economico e politico di guerra.

Le conseguenze non tarderanno a riflettersi anche sui cittadini. L’aumento dei costi di trasporto si tradurrà inevitabilmente in rincari sui beni di consumo, dai prodotti alimentari ai beni di prima necessità. Le filiere più lunghe e complesse rischiano interruzioni o ritardi, con effetti sugli scaffali e sui prezzi finali. In un contesto già segnato dall’inflazione, il caro diesel rischia, quindi, di innescare una nuova e micidiale pressione sul potere d’acquisto delle famiglie umbre.

Di fronte a questo scenario, la risposta del governo Meloni è, per usare un eufemismo, incerta. Al momento nessuna misura concreta, solo interventi tampone o dichiarazioni di principio. Il settore aspetta proposte concrete. “Aspetta e spera”. Ma qui non si tratta di sperare: si tratta di agire.

L’autotrasporto non può essere lasciato solo. Non ora, non in queste condizioni. Ignorare la crisi significa accettarne le conseguenze. E l’Umbria, semplicemente, non può permetterselo.

*UmbriaLeft Aps