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Una manovra recessiva che non aiuta il reale cambiamento

di Stefano Vinti (Associazione Umbrialeft) – Il Consiglio regionale ha approvato la manovra fiscale avviata a seguito del ‘buco di bilancio in sanità’ lasciato all’Umbria dalla coppia Tesei-Coletto dopo appena cinque anni di governo della destra.
In queste settimane, abbiamo assistito ad un ‘teatrino’ tra maggioranza e opposizione, in cui l’opinione pubblica ha cercato d’intendere, con fatica, cosa stesse realmente accadendo, in una orgia di numeri che sono ondeggiati da un -243 milioni di euro per la giunta, ad un +14 milioni di euro per l’opposizione.
È indiscutibile che il malgoverno della giunta Tesei abbia prodotto un rilevante deficit economico in sanità, così come lo ha certificato il Mef, cioè il governo Meloni, non il partito Bolscevico.
Un ‘buco’ certificato di 73 milioni di euro.
La giunta Tesei ha prodotto non solo deficit economico, ma anche e soprattutto diminuzione e svilimento dei servizi territoriali, aumento vertiginoso della mobilità negativa, sviluppo della sanità privata con carta di credito, liste d’attesa infinite, mortificazione della sanità pubblica territoriale e delle politiche di prevenzione e della salute mentale.
La destra in cinque anni di governo ha realizzato un vero e proprio ‘sfascio’ della sanità pubblica umbra.
A questa preoccupante realtà la giunta Proietti ha reagito in modo eccessivamente ansioso,impolitico, forse mal consigliata, annunciando un deficit di addirittura 243 milioni, per poi passare a 90 e infine arrivare a 73, giudicando inevitabile e imminente un commissariamento della sanità, evitabile esclusivamente attraverso una stangata fiscale da 300 milioni, circa.
Una ‘botta’ per i contribuenti assunta senza nessun tipo di partecipazione, di coinvolgimento dei territori, delle città, dell’associazionismo, delle forze produttive, delle lavoratrici e dei lavoratori. Insomma una decisione presa nella stanze del potere, distanti dai cittadini reali, dai cittadini di una regione povera, in pieno declino sociale ed economico, con redditi nettamente inferiori alla media nazionale, con salari e stipendi inferiori del 7% rispetto a quelli dell’Italia, con una inflazione sui beni alimentari del 15%, con le bollette di energia e gas alle stelle, che oltre le famiglie vanno ad impattare duramente anche sull’esile comparto delle imprese.
Quindi una manovra sostanzialmente insensibile al dolore sociale che colpisce l’Umbria.
Una manovra dai caratteri indiscutibilmente recessivi.
Il provvedimento è così vissuto da tanta parte della società regionale, aldilà delle ristrette tifoserie dei due principali schieramenti politici, e aldilà delle consultazioni giunta-parti sociali, che hanno ripetuto uno stanco e scontato rituale.
Pressate dalla palpabile insoddisfazione popolare anche le organizzazioni sindacali di Cgil-Cisl-Uil si sono viste costrette a chiedere il ritiro del provvedimento.
Quindi, la Giunta è stata costretta a ritirare la stangata ‘lacrime e sangue’ con gli aumenti pesanti di Irpef-Irap-bollo auto, per rimodularla più ‘soft’.
Una manovra fiscale che lascia la situazione esattamente immutata, infatti non abbiamo un piano contro l’evasione fiscale, che in Umbria è stimato a 2, 876 miliardi annui secondo la Cgia di Mestre, e nulla è stato detto delle linee di un nuovo piano sanitario, niente che alluda a un reale processo di rinnovamento e di trasformazione strutturale.
Questo passaggio ha messo a nudo le carenze di una cultura politica, ha evidenziato gravi errori di metodo e poche idee nel merito, cioè di come far uscire l’Umbria dal declino, in una fase in cui si avvia un ‘sistema di guerra’, con le risorse sotratte allo stato sociale e impiegate per il riarmo.
Proprio per questo è necessario e urgente rafforzare la capacità dei movimenti e della società civile regionale di suscitare una nuova iniziativa politica e culturale, che entri in un confronto dialettico con le istituzioni e indichi nuove strade riformatrici economiche e sociali per l’Umbria del futuro.