Mercoledì 17 settembre, presso l’Istituto Aldo Capitini di Perugia, si è tenuto un convegno sul tema dell’Intelligenza artificiale (IA).
Ad organizzare l’evento i “Lions Club” della zona IX circoscrizione, Deruta, Trasimeno, Corciano “Ascanio Della Corgna”, Centenario, Perugia AILD “Aldo Villani”.
Un momento interessantissimo e di estrema attualità per gli studenti dell’Istituto.
Ad aprire il convegno è stato l’assessore del Comune di Perugia Andrea Stafisso, il quale ha sottolineato come l’IA rappresenti il futuro; ha rimarcato i vantaggi che essa può portare all’umanità intera in termini di progresso, velocità del sapere, di ricerca. Ma, allo stesso tempo, ha sottolineato i pericoli in cui l’uomo può incorrere, sottolineando i rischi ai quali si va incontro usando in modo irrazionale l’IA attraverso i social. Questo non vuol dire non coglierne le opportunità, il progresso non si può fermare, ma dobbiamo essere capaci di governarlo nel migliore dei modi.
Dello stesso tono l’intervento del Dirigente Scolastico Prof. Silvio Improta. Rivolgendosi agli studenti dell’Istituto ha prospettato, oltre a raccomandare un utilizzo intelligente dei sofisticati mezzi che l’IA ha in sé, le potenzialità che essa ha da un punto di vista di opportunità lavorative. Ha sottolineato, inoltre, come anche questa scienza abbia bisogno della presenza dell’uomo, il quale deve verificare costantemente i risultati, per renderli poi funzionali ai bisogni e al progresso del genere umano. L’essere, quindi, continua a restare protagonista di sé stesso; l’IA non toglie lo spirito, l’umanità, deve rafforzarlo. L’uomo resterà per sempre un uomo.
Interessante anche l’intervento di Rolando Pannacci, 2° Vicegovernatore Distretto 108L dei Lions Club: “l’IA: non nasce oggi. Alan Touring, con il suo “codice Enigma” contribuì a decifrare il sistema di cifratura tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale. Decifrando quei messaggi si riuscivano a sapere in anticipo le strategie belliche dei nazisti, ponendo l’Esercito Alleato in una posizione di vantaggio rispetto a quello nemico. Il codice prevenne molti bombardamenti che avrebbero causato morte indiscriminata di civili. In un mondo di guerre, 56 oggi in atto, (la III guerra mondiale a pezzi, secondo Papa Francesco) è un’ennesima conferma di come possa essere usata l’IA in funzione dell’umanità. Quel codice è frutto di studi matematici, di ricerche scientifiche, di appassionato lavoro. Quel codice rappresenta l’alba dell’IA”.
Da remoto è invece intervenuto il prof. Enrico Minelli, docente universitario. Una vera e propria lezione. Ribadendo il concetto del Dirigente Scolastico ha citato Andrea Lisa, chirurgo di medicina estetica: “l’IA non crea nulla se non siamo noi a dare imput”. Partendo da questo concetto si è addentrato sull’argomento sottolineando alcuni aspetti di estremo interesse sociale: solo il 12% dei lavoratori impegnati nell’IA è donna, solo 200 milioni di esse usano questa scienza. Un aspetto, questo, che rileva una questione di genere, una diseguaglianza che mostra tutta la sua criticità. Quindi unicità e non diversità, inclusione, uguaglianza, devono essere i principi che si devono perseguire, anche nell’IA.
L’ultimo intervento del Prof. Gabriele Cruciani, docente all’Unipg nel dipartimento di Chimica. Nell’illustrare tutte le potenzialità di questa moderna scienza ha parlato del C.U.R.I (Centro Umbria di Ricerca e Innovazione). Sono tre centri che hanno sede a Spoleto e che vedono la partecipazione del Comune di Spoleto, la Regione Umbria e l’Università di Perugia. Si tratta di un investimento complessivo di 26 milioni di euro, reso possibile attraverso due canali di finanziamento: 15,5 milioni arrivati con il PNC (piano nazionale complementare) al PNRR ed i restanti 10 milioni finanziati con apposito bando dal dipartimento per le politiche di coesione del Governo centrali. Un’opportunità di lavoro per i giovani universitari, per l’Umbria tutta, che, concretamente s’impegna sulla ricerca.
A conclusione del convegno, dal pubblico, una domanda cruciale, rivolta a Cruciani, che ci riporta alla realtà: “oggi l’eccellenza della gioventù umbra migra all’estero. Perdiamo la meglio gioventù, proprio perché non c’è impegno per trattenerli, per investire in innovazione e ricerca. I nostri giovani, trovando interessanti opportunità all’estero, lasciano il proprio Pese, la propria città”. In Umbria il 60% dei giovani emigra all’estero.
Il C.U.R.I è un esempio di come e quanto le istituzioni possano, mettendosi in sinergia, dare risposte concrete ai nostri giovani. Per ora è solo l’inizio, la speranza e di vedere altri progetti di questo tipo.
Un’altra ragione per non investire in armi.
Attilio Gambacorta








