Damiano Bernardini, sindaco di Baschi, è il nuovo segretario regionale del Partito Democratico dell’Umbria. Eletto nel luglio 2025, succede a Tommaso Bori, attuale vicepresidente della giunta regionale dell’Umbria. UmbriaLeft lo ha intervistato.
Segretario, qual è il tuo giudizio sul governo Meloni?
Il giudizio non può che essere molto critico. Il governo Meloni sta producendo una stagnazione economica evidente ed è privo di una reale idea di sviluppo per il Paese. Manca un’ambizione di lungo periodo e, soprattutto, manca la volontà di affrontare i nodi più delicati che colpiscono direttamente la vita delle persone. Penso alla perdita continua del potere d’acquisto di salari e pensioni, al definanziamento della sanità pubblica, all’assenza di una strategia seria sulla riconversione ecologica ed energetica. A tutto questo si aggiunge una politica fiscale incoerente. Non si riduce la pressione fiscale, ma si introducono nuovi balzelli, dalle accise sui carburanti ai costi sulle assicurazioni, fino a tasse che colpiscono anche gli acquisti online. È un governo che scarica il peso delle proprie scelte sulle famiglie e sui lavoratori, senza offrire prospettive di crescita e giustizia sociale.
E sulla giunta regionale dell’Umbria? In particolare, quali politiche ritieni positive e quali, invece, le criticità principali che il PD dell’Umbria intende mettere al centro?
Il giudizio sulla giunta regionale è invece positivo. L’approvazione del bilancio di previsione 2026–2028 rappresenta un passaggio importante e tutt’altro che scontato, soprattutto in un contesto nazionale segnato dai tagli del Governo centrale, dalla fine delle risorse straordinarie del PNRR e dall’aumento dei costi energetici e dell’inflazione. Nonostante questo, la Regione Umbria ha scelto di difendere i servizi pubblici e di continuare a investire su diritti, coesione sociale e sviluppo sostenibile. La sanità pubblica è tornata al centro delle politiche regionali, con nuove assunzioni, un lavoro strutturato per ridurre le liste di attesa e una regia pubblica più forte nel rapporto con il privato convenzionato. Il nuovo Piano sociosanitario regionale, insieme al rafforzamento delle risorse per le disabilità gravi e gravissime, segna una svolta attesa da anni. Molto importante anche il ruolo attribuito alla cultura, grazie al nuovo Testo Unico sulla Cultura e sull’Impresa Creativa, che raddoppia le risorse e riconosce alla cultura un valore strategico per lo sviluppo e il lavoro. Sul fronte economico e occupazionale, la Regione continua a sostenere imprese e lavoro stabile, investendo su innovazione e transizione energetica, così come sono rilevanti le politiche per l’agricoltura, lo sviluppo rurale e la sicurezza del territorio. Le criticità, inevitabilmente, riguardano soprattutto il quadro generale: la scarsità di risorse nazionali e le difficoltà strutturali del sistema economico umbro. Proprio per questo il PD intende tenere al centro il tema dello sviluppo, delle infrastrutture e della qualità dei servizi, a partire dalle aree più fragili.
L’Umbria sta attraversando una fase di forte crisi sociale ed economica, certificata anche dall’entrata nella ZES. Quali sono le valutazioni e le proposte del PD?
Lo stato dell’economia umbra presenta segnali estremamente preoccupanti. L’ingresso nella ZES è certamente un’opportunità, ma è anche la certificazione di come l’Umbria sia scivolata verso il basso negli ultimi anni. Non possiamo ignorarlo. Come Partito Democratico vogliamo partire da qui, con un lavoro serio di analisi e proposta. Il 17 gennaio avvieremo una prima iniziativa di approfondimento sull’economia regionale, da cui ripartire per costruire un’agenda di crescita per l’Umbria. La ZES va colta come leva per attrarre investimenti, ma deve essere accompagnata da riforme strutturali, da un piano serio sulle infrastrutture, sull’innovazione, sull’energia e sulle politiche industriali. Serve una visione coraggiosa e di ampio respiro, capace di mettere insieme sviluppo economico, qualità del lavoro e sostenibilità ambientale. Solo così possiamo invertire la rotta e restituire all’Umbria un ruolo competitivo.
Segretario, come vanno le cose nel Patto Avanti?
Il Patto Avanti sta funzionando bene ed è una delle esperienze politiche più importanti di questa fase. C’è un clima di fiducia e di collaborazione reale tra tutte le forze che compongono la coalizione, ed è un patrimonio che vogliamo consolidare. All’inizio del nuovo anno programmeremo iniziative congiunte e stiamo lavorando alla definizione di un coordinamento permanente della coalizione. L’obiettivo è rafforzare il lavoro comune, rendendolo sempre più strutturato e riconoscibile, anche in vista delle elezioni politiche del 2027. L’auspicio è che l’esperienza dell’Umbria possa diventare un modello anche a livello nazionale.
Il tuo partito come intende rafforzare il proprio progetto politico in Umbria?
Tutte queste sfide rappresentano il cuore del nostro progetto politico. Vogliamo rafforzare il Partito Democratico in Umbria continuando a lavorare per conquistare il governo delle città e dei comuni dove oggi siamo ancora in minoranza e per sostenere, insieme alle altre forze progressiste, un’alternativa credibile al governo nazionale. Il PD deve essere sempre più un partito radicato nei territori, capace di ascoltare, di elaborare proposte e di tenere insieme sviluppo, diritti e giustizia sociale. È su questa base che intendiamo costruire il futuro dell’Umbria.














