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UmbriaLeft intervista Federico Santi, Presidente di Ater Umbria

Federico Santi, ingegnere ed insegnante di scuola secondaria di secondo grado, è attualmente Presidente di Ater Umbria. Da sempre impegnato in ruoli politici, amministrativi e sociali, è oggi anche uno degli esponenti di punta di Sinistra Italiana in Umbria. UmbriaLeft lo ha intervistato.

Presidente Santi, quali sono le priorità che Ater Umbria si è posta per i prossimi anni?

Le priorità che abbiamo individuato, dopo una lunga fase di analisi accurata e metodica, sono sostanzialmente tre. 

In primis abbiamo il dovere di fare di tutto per recuperare i 1288 alloggi che necessitano di lavori interni per poter essere riassegnati; dato che, mediamente, l’importo necessario per restituire ogni alloggio alla sua funzione sociale si aggira sui 30.000€, parliamo di un investimento di quasi 39 milioni di euro. A complicare la situazione si sottolinea che il 68% di questi alloggi sono di proprietà regionale mentre il restante 32% è di proprietà dei comuni che, per varie ragioni, hanno ancora più difficoltà di noi a dare risposte in questo senso. L’eccezione a questa situazione è rappresentata dal comune di Perugia che, negli ultimi mesi, ha investito una cifra considerevole per rimettere a norma circa 15 alloggi. La situazione degli alloggi sfitti porta con sé numerosi problemi, i due principali sono il mancato introito dell’affitto e le spese condominiali delle sfittanze in continuo aumento.

In seconda battuta dobbiamo risolvere il problema dei condomini misti, sono quei condomini nei quali, a seguito di piani di vendita, coesistono locatati ERS (edilizia residenziale pubblica) in affitto sociale e proprietari che sono riusciti ad acquisire l’abitazione che li ha visti assegnatari da graduatoria per molti anni. Le problematiche gestionali sono enormi: la suddivisione delle spese di condominio, la pianificazione delle spese e degli interventi tra soggetti con esigenze diverse, la grande difficoltà degli amministratori di condominio nel produrre rendicontazioni certe delle spese, condizione imprescindibile per avere ristori economici da parte di Ater, infine, ma in realtà è la tematica principale, queste tipologie di condominio non possono rientrare in nessuna linea di finanziamento del patrimonio pubblico essendo, almeno in parte, privati.  

Infine, abbiamo riscontrato dei tassi di morosità che vanno assolutamente contenuti se si vuole continuare ad erogare questo tipo di servizio. Non parlo delle morosità incolpevoli certificate, per le quali la regione ha spesso previsto, in passato, dei bandi compensatori. Al netto di queste situazioni, che Ater gestirà con assoluto tatto e attenzione, senza lasciare per strada nessuno che non si possa permettere di onorare l’affitto, risulta evidente che esistono altre cause, meno nobili, che vanno ad alimentare questo problema. La distribuzione delle morosità non è casuale e omogenea, come ci si potrebbe aspettare; esistono intere aree di impunità nelle quali si è sedimentata la percezione che, anche se ogni indicatore economico del tenore di vita certifica la possibilità di onorare i propri impegni con l’Ente, non pagare sia una prassi accettabile che non produce alcuna conseguenza. Dobbiamo invertire questa tendenza se vogliamo continuare a garantire questo servizio indispensabile a chiunque ne abbia necessità.

Quali interventi concreti state portando avanti per rendere disponibile l’intero patrimonio di Ater Umbria nelle assegnazioni?

Nel Piano Industriale che abbiamo presentato il 15 dicembre abbiamo illustrato numerose azioni, in particolare, per la problematica in questione, abbiamo individuato dei residui nascosti nel bilancio con i quali abbiamo fatto subito una prima iniezione di 40 alloggi extra (oltre a quelli, non molti in realtà, già stanziati dalla governance precedente), abbiamo concordato con il comune di Perugia l’investimento sui 15 alloggi che ho già menzionato, abbiamo amplificato e proseguito lo scouting di qualunque forma di finanziamento pubblico (abbiamo appena varato un bando da quasi 90 milioni complessivi per la ristrutturazione esterna di edifici molto datati – misura M7-I17 del PNRR). Il complesso di tutte queste operazioni ha portato ad avere ben 153 alloggi in via di consegna quando, all’insediamento del nuovo CDA, erano 81. Come si vede il cambio di passo è evidente anche se, ne siamo consapevoli, ancora insufficiente. Tutto questo non sarebbe mai stato possibile senza la collaborazione senza riserve della struttura, dei dirigenti e del Direttore Generale Andrea Napoletano che voglio ringraziare per la grande ventata di competenza e programmazione che ha portato in Azienda.

Qual è il rapporto tra Ater, Regione Umbria e comuni?

ll rapporto di Ater con le Regione è, oggettivamente, ottimo. Abbiamo la massima attenzione, non solo dell’assessore Barcaioli, sempre a disposizione per ogni necessità dell’azienda, ma anche dell’assessore al bilancio Bori e della Presidente Proietti,  che ha presenziato anche alla presentazione del Piano Industriale sostenendo che Ater sarà messa in condizione di rimettere a norma la quasi totalità del suo Patrimonio, questo per noi è molto importante perchè significa che si sta lavorando per trovare risorse importanti per un settore che, negli ultimi anni, ne ha viste ben poche.

Anche con i Comuni abbiamo inaugurato una nuova stagione di ascolto e condivisione; ho incontrato personalmente, spesso con i dirigenti e il DG, moltissimi sindaci e assessori, spesso andando direttamente nelle loro sedi istituzionali, ho raccolto le loro necessità (a volte anche le critiche) e ho espresso le nostre necessità per una collaborazione più organica ed efficiente. Devo dire che ho trovato una grande disponibilità ed un grande apprezzamento per il metodo da parte dei comuni di ogni orientamento politico.

Rispetto alle politiche per la casa, qual è il suo giudizio sul governo Meloni?

Non è certo il mio ruolo quello di commentare politicamente il Governo in carica, quello che vorrei sottolineare è che, al netto dei finanziamenti del PNRR, che per noi sono una risorsa importantissima, se si vuole veramente fare, come dichiarato più volte da autorevoli membri del Governo, un grande Piano Casa per rispondere alle crescenti criticità che riscontrano i cittadini nel poter usufruire di questo diritto (senza il quale tutti gli altri rischiano di essere vani), c’è bisogno di un grande investimento pubblico con risorse che vadano a finanziare anche le spese correnti che affrontano gli enti come il nostro. La nostra funzione non può esaurirsi solo nel muoversi con efficienza nel mercato o nell’intercettazione di bandi; noi dobbiamo rimettere a norma alloggi con una spesa media di 30.000€ per percepire affitti che si aggirano sui 60€/mese, è evidente che non si può dare un servizio come questo, o come quello sanitario, senza contare su finanziamenti pubblici.