Ieri a La Spezia abbiamo assistito a un episodio drammatico che scuote la nostra città e le nostre coscienze: una giovane vita, un coltello, un gesto che nessuna comunità dovrebbe mai vedere. Questo fatto ci interpella come amministratori, adulti, genitori e cittadini.
La violenza tra i giovani non è un fenomeno isolato né solo un problema di ordine pubblico: spesso esprime un disagio emotivo e psichico che non trova parole né ascolto. Quando un ragazzo compie un gesto così violento, parla del suo dolore attraverso la ferita inflitta agli altri.
Da psicologa, concordo con gli studiosi che episodi di questo tipo non nascono nel vuoto: sono il frutto di una crisi nei modi in cui la società, la scuola e le famiglie accompagnano la crescita, dove emozioni come rabbia, paura e tristezza faticano a essere comprese e i modelli di riferimento offrono troppe volte alternative solo alla sopraffazione.
Oggi la violenza è legata non solo a ideali collettivi, ma anche al bisogno disperato di essere visti e riconosciuti. Il mondo digitale, dove la morte non ha conseguenze reali, può amplificare questa fragilità, assottigliando il confine tra reale e virtuale.
Per questo, comprensione e ascolto sono indispensabili, ma da soli non bastano. Prevenzione educativa e lavoro psicologico devono andare di pari passo con regole chiare, controlli efficaci e una risposta repressiva credibile: ridurre la facile disponibilità di armi e affermare che certi comportamenti hanno conseguenze non è “cattivismo”, ma tutela dei giovani e della comunità.
La soluzione si costruisce tenendo insieme fermezza e responsabilità, ascolto e limiti, cura e legge. Scuola, famiglie e istituzioni devono ritrovare il coraggio di parlare, di spiegare, di stare accanto, ma anche di dire dei no chiari.
La violenza non è mai normale. La violenza non è un linguaggio accettabile.
Il nostro impegno è fare in modo che parola, ascolto e relazione tornino centrali, insieme alla responsabilità, alle regole e alla sicurezza, come unica risposta possibile alla fragilità dei nostri giovani.
tratto dalla pagina facebook della sindaca di Perugia















