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Tasse, lavoro e sviluppo: i numeri smentiscono il governo delle destre

La propaganda del governo delle destre sulla riduzione delle tasse e sul miglioramento delle condizioni economiche del Paese è smentita dai dati ufficiali. Dietro gli slogan non c’è alcun cambiamento reale.

Secondo l’ISTAT, nel 2023 la pressione fiscale ha raggiunto il 42,5% del PIL, tra le più alte d’Europa, gravando soprattutto su lavoratori dipendenti e pensionati, mentre restano intatte le agevolazioni per grandi patrimoni e rendite finanziarie.

L’OCSE ci dice che i salari reali continuano a diminuire, un dato legato all’inflazione e all’assenza di misure di tutela del reddito, a partire dal salario minimo, che il governo continua a rifiutare.

Anche la crescita dell’occupazione è fragile e precaria. I dati ISTAT mostrano un aumento trainato soprattutto da contratti a termine e lavoro povero: oltre il 16% degli occupati è in condizioni di precarietà, mentre l’Italia resta tra i Paesi europei con la più bassa partecipazione femminile e giovanile al lavoro.

Il quadro industriale peggiora: tra il 2023 e il 2024 la produzione industriale registra un calo superiore al 2% su base annua (ISTAT), segno dell’assenza di una vera politica industriale e di investimenti pubblici adeguati.

A pagare il prezzo più alto sono pensionate e pensionati: secondo l’INPS, oltre 5 milioni di pensioni sono inferiori ai 600 euro mensili. A questo si aggiungono rincari di accise e pedaggi che colpiscono direttamente famiglie e lavoratori.

Contro queste politiche serve un’opposizione più incisiva nel Paese, capace di smontare una narrazione falsa e di costruire un’alternativa credibile fondata su giustizia fiscale, lavoro stabile e sviluppo.

Gracchus