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Amico nemico

Amico – nemico

É giusta l’indignazione per l’immagine di un uomo per terra su cui un gruppetto di ragazzi si accanisce a margine della manifestazione di Torino. Ingiusta la strumentalizzazione politica conseguente.

La piazza politica non è caccia all’uomo.

Anche lo scontro ha le sue regole altrimenti è altro e chi compie atti fuori dalle regole scritte ha la responsabilità giuridica individuale. Invece, le dichiarazioni di queste ore parlano di un restringimento del diritto di dissentire per tutti.

È giusto guardare oltre la divisa e il passamontagna: uomini, persone, sfumano nelle immagini e l’umanità che sparisce quando la violenza si impone.

Il principio di umanità deve valere sempre, in particolare nella tradizione giuridica nostra in cui il monopolio della forza e della violenza è dello Stato.

Quando ad essere colpito è un agente di pubblica sicurezza o quando a pagarne il prezzo sono manifestanti o cittadini.

É una questione enorme quella di una classe politica che ripristina lo spettro degli anni ‘70 per saldare i conti con la storia. Quella storia è finita. Quel mondo è finito.

Nella mia vita le ho prese parecchie volte in piazza a mani alzate, disobbediente come i metalmeccanici della Fiat di Melfi o i cattolici della rete di lilliput. Un non violento non le prende di meno in piazza.

Sono della cultura partigiana e zapatista: la forza si usa se si è costretti per resistenza dell’umanità.

Di Vittorio difese la camera del lavoro dalla violenza del fascismo. Nella nostra Repubblica la dialettica e il conflitto sono l’acqua nel corpo delle democrazie.

E allora la canea che si è alza per giustificare l’ulteriore uso della forza è esattamente il contrario di quello che una Repubblica democratica dovrebbe fare.

La strumentalizzazione a fini politici del chiodo scaccia chiodo è il tentativo di giustificare il restringimento della democrazia.

Sbatti il manifestante in prima pagina… migliaia di persone cancellate da un fotogramma.

Un clima da amico nemico. Lo stato di diritto è un’altra cosa.

Il clima di paura è in un decreto dietro l’altro: quello “rave”, poi sicurezza che è in realtà un decreto paura e in queste ore la volontà di usare le emozioni per ridurre ancora lo spazio anche alla magistratura a cui la Premier ha già indicato il reato da perseguire.

Ma per ulteriori norme saremo noi a pagarne le conseguenze: a Bologna tre decreti di condanna per un reato mai commesso. Il diritto di scioperare e manifestare per affermare la dignità attraverso il rinnovo del contratto nazionale.

Diritti e dignità sono l’obiettivo della nostra costituzione per affermarla nel nostro Paese ci sono stati conflitti durissimi e per fermarla stragi di Stato.

Essere consapevoli. Avere coscienza del fatto che decine di migliaia di persone in piazza a Torino non sono riducibili a una immagine di violenza gratuita.

Per affermare la costituzione e la legge dell’umanità è possibile, un dovere diceva il prete, disobbedire.

Spero che quel ragazzo in divisa si rimetta e che la giustizia non si traduca in vendetta, che la magistratura mantenga l’indipendenza dalle pressioni di ministri come Salvini che già mettono sul banco degli imputati i magistrati “buonisti”.

Ogni giorno sul lavoro sono molti i lavoratori che perdono la vita ma per loro nessun decreto salute e sicurezza: anche questa è la realtà dei nostri tempi.

Spero che quei ragazzi riconoscano che colpire una persona isolata non centri nulla con la lotta politica e con un mondo migliore. Anzi sarebbe necessaria una rieducazione alla politica.

Per quel che mi riguarda continuerò a lottare nel e per la dignità e l’umanità di chi per vivere deve lavorare.

Michele De Palma