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La Corte Suprema USA boccia i dazi di Trump: una pesante sconfitta per il “sovranismo autoritario”

Sentenza storica a Washington: il massimo organo giuridico stabilisce che il Presidente non può imporre tasse sulle importazioni senza il voto del Congresso. Una vittoria della Costituzione che mette a nudo i costi pagati dai lavoratori americani

di Collettivo Redazionale UmbriaLeft – Con una sentenza destinata a segnare la storia politica ed economica degli Stati Uniti, la Corte Suprema ha bocciato oggi, 20 febbraio 2026, il massiccio sistema di dazi imposto dall’amministrazione Trump. La decisione, arrivata con una maggioranza di 6 voti contro 3, stabilisce un precedente cruciale: il Presidente ha ecceduto i propri poteri, invadendo una prerogativa che la Costituzione assegna esclusivamente al Congresso: quella di imporre tasse e dazi doganali.

​Il dettaglio del voto: una spaccatura significativa

​L’aspetto più clamoroso della sentenza risiede nella composizione della maggioranza. A votare contro la Casa Bianca non sono stati solo i giudici dell’ala progressista, ma anche figure chiave nominate dai repubblicani, segnando una clamorosa rottura interna al fronte conservatore.

  • Hanno votato contro i dazi (Maggioranza – 6): Il Presidente della Corte John Roberts, i giudici liberali Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson, a cui si sono uniti a sorpresa i conservatori Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett (entrambi nominati proprio da Trump durante il suo primo mandato).
  • Hanno votato a favore di Trump (Minoranza – 3): I giudici ultra-conservatori Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh, che hanno sostenuto la tesi della difesa secondo cui il Presidente agiva per ragioni di “sicurezza nazionale”.

​La fine dell’azzardo protezionista

​La decisione colpisce al cuore la strategia economica del “reciprocal trade” voluta dalla Casa Bianca, che aveva utilizzato una legge sulle emergenze del 1977 (IEEPA) per bypassare il parlamento. Nella motivazione della sentenza, scritta dal Chief Justice Roberts, si legge chiaramente che “il potere della borsa” e la regolamentazione del commercio estero non possono essere delegati in bianco all’esecutivo.

​Secondo le analisi di testate della sinistra americana come People’s World e Jacobin, questa sentenza smonta la narrazione populista secondo cui i dazi sarebbero stati pagati dalle nazioni straniere. Al contrario, i dati confermano che a pagare sono stati i consumatori e le famiglie della classe operaia americana, attraverso l’aumento dei prezzi.

​Le reazioni della sinistra e dei sindacati

​Mentre i mercati azionari reagiscono con volatilità, il fronte progressista e socialista americano legge la sentenza con cautela. Se da un lato cade uno strumento di pressione autoritaria, dall’altro si apre una fase di incertezza: le grandi multinazionali si preparano ora a chiedere rimborsi miliardari per i dazi già versati, una pioggia di denaro pubblico che difficilmente tornerà nelle tasche dei cittadini.

“La Corte ha confermato quello che dicevamo da tempo: i dazi di Trump sono stati una tassa occulta sui lavoratori,” commentano gli analisti d’area. “Resta ora da capire se questa sentenza verrà usata in futuro anche per bloccare politiche sociali o ambientali d’emergenza, limitando eccessivamente il potere di intervento dello Stato nell’economia.”

​Cosa cambia ora?

​L’amministrazione Trump subisce il colpo più duro dall’inizio del mandato. Per l’Umbria e per l’export italiano, la notizia potrebbe significare un allentamento delle tensioni sui prodotti agroalimentari e manifatturieri, pesantemente colpiti dalle ritorsioni degli scorsi mesi. Resta aperta la ferita sociale: un’economia globale sempre più instabile dove, tra sentenze e decreti, a pagare il conto finale sono sempre i soliti noti.