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Il Picchio: storia di una passione

Mercoledì 4 marzo verrà inaugurato a Torgiano, alle ore 16.30, il campetto di calcio.
Gli impianti sportivi si arricchiscono così di un’altra struttura. Oltre allo stadio “Fausto Braca”, ai campi di tennis e di padel, al palazzetto dello sport si aggiunge un bel campo verde di erba sintetica dove si potrà giocare a calcio.
Alla festa inaugurale, promossa dal Sindaco Eridano Liberti e dalla sua Giunta, sarà presente il ministro dello sport Andrea Abodi. Una presenza importante per un evento importante.
Si restituisce ai cittadini di Torgiano uno spazio sportivo che ha visto crescere più di una generazione.
Dagli anni ottanta in poi, tanti giovani che amavano giocare a calcio hanno calpestato la terra di quel campo; un punto di riferimento, non solo per la locale squadra calcistica, ma per tanti ragazzi che si ritrovavano lì per dare un calcio al pallone. Era di terra, la pioggia lo infangava, ma si giocava ugualmente, non si temeva il fango che rimaneva incollato ai pantaloncini ed alle gambe. La voglia di giocare era più forte, vinceva su tutte le avversità climatiche, anche il caldo ed il sole dei pomeriggi d’estate. Il campetto non aveva tregua, a tutte le ore, in tutti i giorni, in tutte le stagioni era vissuto da chi amava questo sport.
Ma questa volta c’è una cosa in più che affascina il paese intero: il campetto sarà intestato a Mario Bartolini detto “Il Picchio”. Non poteva che essere così.
Ci sono persone che caratterizzano positivamente il paese, che donano qualcosa di loro in modo spontaneo e genuino, che il suo pensiero è raccolto ed apprezzato da molti dei suoi concittadini. E il Picchio è proprio uno di questi personaggi.
La passione per il calcio nasce spontaneamente, senza un motivo specifico. Ci si trova attratti da questo gioco fatto con i piedi, affascinati dalle traiettorie che, sempre con i piedi, si riescono ad imprimere al pallone, dalle azioni veloci, dalla corsa, dal fermare il pallone in corsa per poi farlo proseguire in avanti: il goal sintetizza queste magie, i colori della maglia della squadra amata ampliano questo sogno, alimentano speranze e passioni.
Questi erano i motivi per i quali Il Picchio ha dato tutto sé stesso.
Bandiera del Torgiano negli anni ’50, a quei tempi un elegante mezzala, un numero 10 che sapeva “lanciare”, facendo correre la palla che arrivava comoda nei piedi dell’attaccante, pronto a tirare e fare goal. Alto di statura, un fisico asciutto, capelli biondi tirati indietro, laccati di brillantina, occhi azzurri. Era l’idolo delle giovani ragazze di Torgiano, le quali non perdevano una domenica per vedere il loro beniamino giocare. Una di queste fans testimonia che la canzone che allegramente intonavano per incitare la squadra recitava: “Torgiano alé ne abbiamo fatti due e ne vogliamo tre, ma c’è Picchio il lumacone che di goal ne fa un vagone”. In quella squadra c’erano gli amici di sempre: il centromediano Michele Cecchetti, detto “Michelino”, Daniele Cianetti detto “Nennetto”, il centroattacco Carlo Fodra. Anch’essi personaggi conosciuti.
Da giocatore diventa un mister di successo. Nel 1961 il Torgiano in un’epica sfida a Marsciano, giocata il 20 giugno 1961, diventa campione Umbro battendo l’Orvietana per due a zero. A segnare i goal della vittoria Arturo Paci detto Sosò e Giorgio Pieri. Curiosa la testimonianza di Antonio Barcaccia detto Tonino, centrattacco di quella mitica formazione: “stringi al centro, stringi, vai dritto in porta”. Il centravanti aveva l’abitudine di allargarsi verso la fascia, ma così facendo perdeva di vista l’obiettivo, ovvero la porta avversaria, il goal. Per Tonino allora giovanissimo, aveva 21 anni, è stato un maestro, così come per tanti altri giovani calciatori. La casacca del Torgiano era di colore rosso, al centro della maglia la scritta “LAMBRETTA”. Era lo sponsor, in un’epoca dove ancora le sponsorizzazioni non si conoscevano. A portare questa vera e propria innovazione fu Mario Fasi, coetaneo ed amico del Picchio.
Gianfranco Barcaccia, fratello di Tonino debuttò a soli 15 anni in prima squadra, ad iniziarlo al calcio Mario Bartolini che credeva nelle qualità di questo giovane. Aveva ragione. Anche Gianfranco è stato protagonista di vittorie ed imprese, di pagine importanti del calcio torgianese, tra le quali la vittoria del campionato 67/68 che vide promosso il Torgiano nella categoria superiore.
Le dinamiche della società calcistica portano a ridisegnare l’assetto tecnico della squadra, ma la passione per il calcio bussa sempre nel cuore del Picchio e non smette di insegnare calcio. Per tutti gli anni settanta insegna calcio: i suoi discepoli sempre giovani, quelli di quel decennio. Anche qui avrà importanti soddisfazioni sportive. Il Torgiano vince con la categoria allievi il campionato del 1974.
La sua professione era quella del fornaio. Il suo forno, oltre a produrre una pizza al formaggio profumata e saporita, ad accogliere le massaie di Torgiano con battute scherzose e gentilezza, specialmente nel periodo delle cosiddette “torte di Pasqua”, era tappezzato da ritagli di giornali che ricordavano il suo passato calcistico. Una foto lo ritraeva con il braccio avanti e con la mano aperta mentre rispondeva alla domanda di un giornalista. L’espressione del volto sembrava che dicesse: “questo è il Torgiano, determinazione, voglia di giocare, voglia di vincere”.
Ma oltre alle sue foto, c’erano anche quelle della sua squadra del cuore: il Milan. Gianni Rivera e Nereo Rocco completavano la “mostra calcistica” in quel luogo mitico, dove il profumo del pane si confondeva con il sapore della fantasia calcistica.
Mercoledì a rendere omaggio a questo importante figlio di Torgiano, oltre ai familiari, ci sarà anche la dirigenza dell’attuale squadra del Torgiano, guidata dal suo Presidente Mario Mincigrucci. La squadra sta vivendo un periodo felice, guida la classifica del girone B del campionato di Promozione. Anche il presidente è stato un allievo del Picchio, così come il vicepresidente Enzo Rossi.
La storia continua, la passione è la stessa. Importante è conoscerla per tramandare valori, ideali, per far capire alle giovani generazioni che sempre ci sarà un passato, sempre ci sarà un presente, sempre ci sarà un futuro.
Il Picchio, oggi questo, da qualsiasi posto si trovi, ci viene a dire.

Attilio Gambacorta