Home / Economia / Da Perugia i commercialisti mandano un messaggio forte: la professione si rinnova e guarda avanti

Da Perugia i commercialisti mandano un messaggio forte: la professione si rinnova e guarda avanti

Successo, oltre 200 professionisti e i vertici nazionali all’evento dell’Odcec provinciale. Il presidente Guarducci: futuro della professione dipende dalla capacità di ripensare il proprio ruolo

Perugia, 21 ott. – “Da Perugia arriva un messaggio forte e inequivocabile: la professione cambia, si rinnova, guarda avanti. Ma resta ancorata ai suoi valori, alla sua indipendenza e alla forza della sua comunità. Una sala gremita non è soltanto il successo di un evento: è il segno tangibile di una comunità professionale viva, unita e desiderosa di essere protagonista del proprio futuro”. Queste le parole di Elbano de Nuccio, presidente nazionale dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, durante il convegno ‘La professione che cambia’ ospitato martedì 20 ottobre in una gremita e imponente Sala dei Notari di Palazzo dei Priori, nel capoluogo umbro, e organizzato dall’Odcec provinciale di Perugia che ha chiamato a raccolta con successo i colleghi da tutta l’Umbria e da regioni limitrofe e i vertici nazionali della categoria. Oltre al presidente de Nuccio ha partecipato all’evento anche Ferdinando Boccia, presidente della Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti. A fare gli onori di casa è stato Enrico Guarducci, presidente dell’Odcec di Perugia, e all’evento ha partecipato, tra gli oltre 200 commercialisti presenti, anche Stefano Stellati, presidente dell’Odcec di Terni. Tante le autorità civili e religiose intervenute tra cui Alessandra Sartore, assessore alle Politiche finanziarie del Comune di Perugia. “Il modello organizzativo tradizionale della nostra professione – ha spiegato il presidente Guarducci –, caratterizzato da studi piccoli con accentramento delle funzioni sulla figura del titolare con competenze generaliste, sta progressivamente entrando in crisi, non più allineato con uno scenario in rapida e continua evoluzione per effetto della combinazione di trasformazioni tecnologiche, normative, economiche, organizzative e culturali. Il futuro del commercialista non dipenderà soltanto dalla capacità di adattarsi alle nuove tecnologie e alle nuove norme, alle nuove opportunità ma soprattutto dalla capacità di ripensare il proprio ruolo, passando da gestore degli adempimenti a interprete dei dati, consulente delle decisioni e partner strategico delle imprese. Diventano strategiche aggregazioni, reti professionali, delega e specializzazione”.

Una professione che si trasforma, dunque, chiamata a coniugare innovazione e indipendenza, mentre il Parlamento ne riscrive le regole. Il convegno, coordinato dalla giornalista Lara Partenzi, ha ospitato due sessioni di lavoro e di confronto, la prima dedicata alla riforma del Decreto legislativo numero 139 del 2005, l’ordinamento della professione. Il disegno di legge di delega, approvato dalla Camera dei deputati il 23 settembre scorso, è ora all’esame della Commissione Giustizia del Senato. Ne hanno illustrato sfide e prospettive i presidenti De Nuccio e Boccia. È stata, poi, approfondita la disciplina delle incompatibilità prevista dall’articolo 4 del D.Lgs. n.139/2005 che vieta al commercialista l’esercizio di attività d’impresa a tutela della sua indipendenza e dell’affidamento dei clienti. Roberto Vittori, consigliere nazionale con delega a compensi e deontologia, Giovanni Pierotti, segretario dell’Ordine di Perugia, e Marco Bartolocci, segretario dell’Ordine di Terni, hanno esaminato le nuove Note interpretative approvate dal Consiglio nazionale nel dicembre 2025. Al centro del confronto il nuovo criterio per le società di servizi e i centri di elaborazione dati, la cui quota di fatturato riferibile al professionista non potrà superare, a regime, il 20% del fatturato complessivo, con un periodo transitorio che decorre dai fatturati del 2026. Un tema di forte impatto per l’organizzazione degli studi, che la riforma in discussione al Senato potrebbe ulteriormente rivedere, superando le incompatibilità automatiche a favore di controlli successivi. La seconda tavola rotonda ha fatto il punto sull’applicazione dei parametri del Decreto ministeriale numero 140 del 2012 e sulla legge numero 49 del 2023 sull’equo compenso che impone un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità della prestazione. Ne hanno discusso Michaela Marcarini, consigliere segretario nazionale con delega a compensi e Deontologia, Roberto Coscia, presidente della Commissione liquidazione parcelle dell’Ordine di Perugia, ed Elisa Pettirossi, tesoriere dell’Ordine di Terni.

Dal confronto è emersa anche l’esigenza di rendere la professione nuovamente attraente per i giovani laureati, attraverso strutture organizzate, percorsi di crescita e un compenso dignitoso. Tra le misure previste dalla riforma figurano la possibilità di svolgere il tirocinio durante il corso di laurea, la disciplina organica delle specializzazioni e l’aggiornamento dei parametri per i compensi.