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MESSI VS MARADONA: TENTATIVO DI IMPROBABILE CONFRONTO DI DUE IMMENSI CAMPIONI

di Antonello Tacconi

Quando leggerete questi scritti, il Mondiale di Calcio 2026 sarà archiviato da poco e sia che l’Argentina lo abbia vinto o perso, sarà stato comunque il mondiale di Lionel Messi. Dove soprattutto nella semifinale contro gli acerrimi rivali inglesi, lo ha visto illuminare in maniera decisiva gli ultimi minuti della partita, tanto da far dichiarare a molti che il ragazzo di Rosario sia veramente il più forte e il campione dei campioni, supportato da numeri e statistiche alla mano che rafforzano tale tesi.
Resta il fatto che fare confronti tra campioni di epoche differenti è stato uno dei passatempi più in voga tra gli appassionati di ogni disciplina sportiva. Discussioni infinite hanno da sempre animato i bar dello sport, i salotti televisivi e in epoca moderna anche le pagine dei vari social. Con i mondiali di calcio oramai alla fase finale, non potevano sfuggire a questo confronto Lionel Messi e Diego Armando Maradona. Soprattutto dopo che il buon Leo, dall’alto delle sue trentanove primavere, è stato ancora capace di deliziare le platee dei Mondiali a suon di goal, assist e giocate di limpida bellezza. Verrebbe da dire come il buon Francesco Repice: il più forte tra i giocatori mortali.
Sì, perché l’altro del confronto Maradona, forse è stato di un altro “pianeta” e non solo per qualità tecniche, dove Leo in alcuni aspetti eccelle sicuramente più del primo. Fermo restando che, a nostro avviso, mettere a confronto campioni di epoche diverse non è mai esercizio corretto per tanti fattori, soprattutto se confrontato con il calcio moderno molto più veloce e prestazionale rispetto a quello dei tempi di Diego, Leo Messi emerge per la velocità di pensiero e atletica coniugata al gesto tecnico e su questo si può anche osare dire di avere alcune qualità superiori al calcio espresso da Diego. Ovviamente per molti appassionati, anche questo nostro pensiero è comprensibilmente opinabile. Ma questa è solo una nostra personale disamina squisitamente tecnica che facciamo; non con qualche dubbio, se pensiamo a quanto espresso da Maradona anche sul piano del gesto tecnico. Senza contare, come diceva qualche sera fa Tardelli in un programma televisivo, sono cambiati e sicuramente migliorati nel tempo materiali tecnici, metodi di allenamento, alimentazione, supporto di tante figure intorno al calciatore e tante altre cose. Al netto di tutto questo ragionamento, non ce ne voglia nessuno, se non di un altro pianeta, Diego è stato molto altro rispetto a Leo Messi. Rimanendo ancora nel terreno di gioco, Maradona era capace di creare dal nulla architetture calcistiche così improbabili ed imprevedibili da sfidare le stesse leggi della fisica calcistica, qualcosa di una fantasia che andava oltre il gesto tecnico e sconfinava nella “metafisica” della palla da gioco. Un quid in più che nemmeno l’immenso Messi sembra possedere proprio perché più mortale anche in questo. Tante sono le giocate e le reti che Diego in tal senso ha sciorinato. Ne estraiamo due di esempio. Sul goal di Ciro Ferrara nella finale Uefa del Napoli nel 1989, solo Diego poteva intercettare una respinta aerea della difesa tedesca e pensare in un nanosecondo di rimetterla in area avversaria con un incredibile colpo di testa di prima per il tiro al volo vincente del buon Ciro (https://youtu.be/vP60aXLJjK8?si=C_HYpu22eB92nv5l). Rimanendo sempre sulla testa del Pibe, chi poteva pensare di superare l’uscita del portiere Giovanni Galli con un geniale colpo di testa da oltre quaranta metri (https://youtu.be/r14RIHvzMdY?si=Ro6G-KSXWbkof0AK) in Napoli vs Milan del campionato 1988-89? Ne potremmo elencare tanti altri di episodi per supportare l’idea che Diego talvolta andava oltre la comune immaginazione del gesto atletico logico e creando un qualcosa che in quel momento nessuno osava nemmeno immaginare.
Ma, sempre a nostro modesto parere, la differenza sostanziale che nel tempo è emersa tra i due è stata intanto nella dimensione del carattere e del carisma, rimanendo per ora le nostre riflessioni dentro al terreno di gioco. Diego Maradona era leader indiscusso e riconosciuto nella sua squadra e dentro il campo da gioco. Prima ancora di toccare la palla, Diego già nel sottopassaggio trascinava la squadra mentalmente, dove i suoi compagni si sarebbero letteralmente buttati nel fuoco per lui. Diego era leader nel terreno di gioco, incitando i giocatori, mettendoci sempre la faccia con o senza la fascia da capitano. Soprattutto nei momenti in cui la sua squadra andava in difficoltà. Dove spesso Messi si mostrava meno capace di personalità e di aprire bocca verso i compagni di squadra o lo stesso arbitro. E la personalità del leader non si impara: ce l’hai o non ce l’hai. Forse Messi, in tal senso, ha imparato a provare ad essere più leader con l’avanzare dell’età mentre Diego forse lo era già nelle Cebollitas, quando da bambino incantava tutti nei polverosi campetti della periferia di Buenos Aires. Sotto questo punto di vista, Diego stimolava la squadra dove Leo è amato dalla squadra e riconosciuto leader più per doti innate e curriculum che reali atteggiamenti in campo. Sotto questo punto di vista, Diego trascinava la squadra e sapeva tirare fuori il massimo anche da giocatori di per sé modesti. Leo Messi inventa e cambia le sorti della gara se vuole ma allo stesso tempo le sue invenzioni hanno bisogno della squadra. Chiedere al tikitaka del Barcellona di Iniesta e altri fenomeni con Leo che era il terminale finale della ragnatela dei blaugrana. Diego, andava oltre la qualità o meno dell’undici nel quale giocava. Avesse anche giocato in una squadra di amatori, a nostro parere, sarebbe andato ad incidere ben oltre il suo degno erede argentino.
Altre differenze sono ovviamente nelle vicende private e nella gestione della propria immagine al di fuori del rettangolo di gioco. Lionel Messi,campione patinato, ha saputo (per fortuna sua) gestire la sua vita privata senza eccessi ma soprattutto ha sapientemente messo in mostra l’immagine del campione sempre corretto, educato e politically correct verso i palazzi del calcio, senza mai uscire dalla dimensione sportiva. Il discorso per Diego Maradona è stato diametralmente opposto. Tradimenti coniugali, figli illegittimi, amicizie pericolose e soprattutto dipendenza dalle droghe hanno scandalizzato i perbenisti di ogni latitudine, portando ad affermare che Maradona non è stato un campione “completo” perchè cattivo esempio fuori dal campo. Il contrario del politically correct del Diez si è espresso soprattutto nelle sue dichiarazioni mai scontate e banali contro arbitri, Fifa e altri soggetti legati al potere nonché nelle amicizie, per molti scomodi, con Castro e Chavez. Insomma, sotto questo punto di vita, due campioni agli antipodi. Eppure questa differenza, a nostro avviso è stata paradossalmente il punto di forza di Diego Armando Maradona. Ci spieghiamo meglio. Diego ha saputo sempre essere incredibilmente umano nelle sue imperfezioni, reale nelle sue dichiarazioni e anche iconico nel suo essere a volte una sorta di Simon Bolivar del calcio o Masaniello partenopeo contro il potere calcistico degli squadroni italiani del nord. In questo ultimo caso, un esempio, potrebbero essere le dichiarazioni prima della semifinale ‘90 Italia vs Argentina giocata al San Paolo, quando Diego dichiarò senza problemi che ci si ricordava dei napoletani solo quando dovevano tifare Italia, dimenticandosi di loro per il resto dell’anno, per tanti problemi del meridione. Ma questo suo sconfinare oltre il calcio, anzi partendo dal calcio per sparare bordate contro il potere lo ha avvicinato a campioni di altri sport che hanno avuto una loro fenomenologia, lasciando a suo modo un indelebile segno nella cultura del XX° secolo. Il primo che ci viene in mente, in tal senso, è Mohamed Alì, ma potremmo fare altri esempi di sportivi che sono divenuti icone e fenomenologia di un sentire più ampiamente culturale. Questo, a nostro modesto parere, è lo stacco più evidente nelle differenze tra Leo Messi e Diego Maradona. Una differenza su un terreno culturale, sociologico e anche politico che ci fa propendere la nostra predilezione per il Diez, senza per questo disconoscere il grande campione che è e tra un pò sarà stato Lionel Messi, una volta appesi gli scarpini al chiodo. Messi che resta il più forte tra gli umani ma che non entra nell’altro pianeta del campione a tutto tondo e di tutti i tempi che è stato Diego Armando Maradona da Lanus, sobborgo di Buenos Aires.