di Franco Ferrari – Angelo Bonelli, leader della componente verde di AVS, rivendica un ruolo maggiore nella possibile alleanza di centro-sinistra. Questo è l’obbiettivo dell’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera.
Il riferimento immediato è alla mancata candidatura di un loro esponente nelle prossime elezioni regionali calabresi, dove si è imposto Pasquale Tridico (sostenuto anche dal PRC). Ma più che alle scadenze elettorali imminenti lo sguardo va alle prossime elezioni comunali in alcune grandi città.
Bonelli rivendica i buoni risultati elettorali delle europee, confermati anche dai sondaggi. AVS si colloca tra il 6 e il 7%, con punte nelle grandi città che raggiungono il 10%.
Lo spazio elettorale è simile a quello che occupava Rifondazione Comunista ma con un profilo diverso. Sul piano dell’insediamento territoriale AVS ha una presenza militante scarsa, dove la componente Verde, che mantiene una certa osmosi con settori organizzati dell’ambientalismo, mi sembra prevalere sulla parte di Sinistra Italiana.
Sul piano strategico sia Sinistra Italiana che Verdi hanno scelto l’adesione al centro-sinistra qualunque esso sia, con un rapporto che si vorrebbe privilegiato col PD più che con il partito di Conte.
È interessante rilevare come, dal punto vista elettorale, la consistenza di AVS, se sarà confermato il dato delle europee, non viene intaccata dal relativo spostamento a sinistra del PD e dal profilo progressista assunto dai 5 Stelle. E finora i tentativi di costruire un soggetto elettorale di sinistra, in opposizione a destra e centro-sinistra, che è la prospettiva dichiarata di Potere al Popolo, non abbia ottenuto risultati significativi.
L’accenno più interessante di Bonelli è quando a fine intervista dichiara: “non può essere che il ceto medio paghi sempre per tutti”. È una rivendicazione esplicita del riferimento sociale principale di AVS: il ceto medio prevalentemente urbano. E mi sembra che effettivamente questa sia l’area nella quale si muove AVS, ancora molto caratterizzata dalla natura di soggetto politico post-materialista.
Se si esce dalla dimensione puramente elettorale, sembra mancare a sinistra un riferimento politico che cerchi di radicarsi tra la classe lavoratrice e le classi popolari. Queste sono oggi disperse e frammentate un po’ in tutto l’arco politico e in buona misura relegate anche nell’astensionismo.
Come ricomporle e dare ad esse una soggettività politica, senza illusioni passatiste ma recuperando il meglio delle esperienze politiche di massa del passato, mi sembra il grande problema della sinistra. Non solo di quella italiana. Non credo che ci possa riuscire chi pensa di rinfrescare i vecchi schemi dell’estrema sinistra che, quantomeno, in altri tempi aveva alle spalle un’area militante di diverse decine di migliaia di persone scaturita da reali esperienze di movimento.














